«Mi Respingeva L’ho Strangolata e poi L’ho Violentata»

Condividi sulla tua pagina social
Sarah Scazzi

Sarah Scazzi

«L’ho strangolata con una cordicella mentre era di spalle e ho abusato di lei dopo che era già morta»: è la rivelazione agghiacciante che ha fatto agli investigatori Michele Misseri, l’uomo che ad Avetrana, in provincia di Taranto, ha ucciso sua nipote, la 15enne Sarah Scazzi, data per scomparsa dal 26 agosto. Misseri, accusato di sequestro di persona, omicidio volontario e occultamento di cadavere, ha raccontato di aver ucciso la nipote nel garage della propria casa e poi di aver abusato di lei. Prima di occultare il cadavere gettandolo in una specie di pozzo-cisterna in un terreno di sua proprietà, a circa 2 km dal paese, Misseri l’ha denudato e ha successivamente bruciato i vestiti.  Misseri temeva che Sarah raccontasse tutto. Michele Misseri ha detto di aver agito da solo dopo che Sarah aveva respinto le sue avances. Sembra che la quindicenne avesse raccontato il comportamento dell’uomo alla cugina Sabrina, figlia di Michele Misseri, con la quale il 25 agosto, proprio per questo motivo, avrebbe avuto un violento litigio. Una circostanza confermata da Claudio Scazzi, fratello di Sarah. Misseri il giorno dopo avrebbe avvicinato ancora Sarah nel garage della sua abitazione, in via Grazia Deledda, forse per costringerla a non rivelare le sue richieste. Durante l’incontro l’ha strangolata. Il fratello di Sarah: mia sorella e Sabrina avevano litigato il 25 agosto. «Sarah si era lamentata con nostra cugina Sabrina, il giorno prima di scomparire, dell’atteggiamento dello zio Michele nei suoi confronti – dice il fratello di Sarah – Avevano litigato proprio su questo. Se l’avesse detto a noi e non alla cugina, non saremmo certo stati con le mani in mano». Invece agli occhi degli altri parenti, secondo Claudio, Sarah non aveva comportamenti particolari nei confronti dello zio: «Quando eravamo insieme non prendeva le distanze da zio Michele, non ha mai dato da pensare. E da parte dello zio mai un abbraccio strano, una frase strana. La vicenda è stata un fulmine a ciel sereno, perché lo zio ha sempre fatto una vita ineccepibile. A questo punto spero proprio che non abbia fatto nulla a Valentina, l’altra mia sorella». «L’unica cosa che dovrebbe fare è suicidarsi. In qualunque modo, basta che la faccia finita – ha proseguito Claudio Scazzi – Se si suicida fa l’unica cosa giusta della sua vita, si mette a pari col disastro che ha combinato. Non deve più esistere». «Mio padre deve pagare per quello che ha fatto – ha detto Sabrina Misseri, la cugina di Sarah, rispondendo al citofono di casa ai giornalisti che volevano parlare con lei – Non abbiamo nulla da dire, mio padre deve pagare per quello che ha fatto. Mio padre ha preso in giro tutta l’Italia. Non ho mai avuto sospetti su mio padre non ho mai avuto dubbi. Per 42 giorni ci ha preso in giro. Sentiva le cose che stavano succedendo che agitavano i miei amici, che agitavano me ma non ha mai detto niente – aggiunge in un’intervista al Tg5, raccontando di aver sentito il padre al telefono questa notte – Gli ho detto “non hai mai fatto niente di male in tanti anni, non hai mai avuto vizi, voglio capire perchè hai fatto una cosa del genere”. Mi ha detto: “Non lo so nemmeno io”». E a Concetta cosa volete dire? «A Concetta – replica Sabrina – non si può dire niente. Sarah non c’è più. Io voglio parlare con mio padre, voglio vedere guardandomi in faccia se ha il coraggio di dirmi tutto quello che ha fatto». Misseri in cella d’isolamento. Misseri è stato portato nel carcere di Taranto ed è tenuto in cella d’isolamento, in una sezione distante dalla zona in cui si trovano gli altri detenuti, dove resterà senza avere alcun tipo di contatto almeno sino all’interrogatorio di garanzia. Ieri Misseri aveva negato per tre ore ogni addebito fornendo alibi che non hanno retto, poi, incalzato dai carabinieri, ha confessato l’omicidio, ripetendo la confessione anche davanti al magistrato. L’interrogatorio è stato secretato. Sarah è stata strangolata da Misseri il giorno della scomparsa, il 26 agosto scorso, perché aveva rifiutato le sue avances. Poi lo zio l’ha trasportata in un suo podere, alla periferia di Avetrana, e gettata in un pozzo, dove all’1.45 di stanotte è stato ritrovato il corpo. Misseri ha ucciso in una specie di cantina-garage della sua villetta, in una zona periferica del paese. L’uomo aveva raccontato ai giornalisti che il 26 agosto si trovava in fondo alla cantina e proprio attorno alle 14.30 aveva sentito il rumore di un’auto di grossa cilindrata diesel passare a tutta velocità, rallentare prima della curva per poi uscire dal paese. Aveva anche parlato del suo rapporto con Sarah, del fatto che la ragazzina quando andava a trovare Sabrina passava sempre a salutarlo nel garage dove lui faceva i suoi lavori. Sarah, in quel fatidico pomeriggio di fine agosto aveva appuntamento con la figlia di Michele Misseri – Sabrina, sua cugina – per andare al mare. Lo zio, crollato dopo un lungo interrogatorio nel comando provinciale carabinieri di Taranto, ha confessato l’omicidio e ha rivelato dove aveva nascosto il cadavere. In nottata ha accompagnato gli investigatori in quel pezzetto di campagna dove da 42 giorni, in un pozzo artesiano colmo d’acqua, giaceva il cadavere della nipotina. «Misseri ci ha portati nel luogo in cui aveva nascosto il cadavere – ha detto il procuratore di Taranto, Franco Sebastio – Una sorta di covo interrato all’interno del suolo con un foro d’ingresso di poche decine di centimetri coperti da rami, foglie e pietre, quindi era praticamente impossibile accertarne l’esistenza, probabilmente neanche passandoci sopra. abbiamo dovuto scoperchiare il buco per accertare la presenza del cadavere».  Il cadavere di Sarah è stato trovato nudo e in posizione fetale. Le operazioni di recupero da parte dei vigili del fuoco e del Nucleo Sommozzatori dei carabinieri, durate tutta la notte, sono state particolarmente complesse, ed è stato recuperato solo nella tarda mattinata. il pozzo, infatti, non è profondo, ma presenta strettoie; inoltre il cadavere era stato coperto con pietre. La cavità nella quale è stato gettato il corpo di Sarah è un inghiottitoio che porta ad un pozzetto di raccolta di acqua piovana. L’apertura sul piano di calpestio era un buco di un diametro di poche decine di centimetri: per consentire l’accesso per il recupero del cadavere è stato necessario lo sbancamento di terreno tutt’attorno, terreno in gran parte roccioso. Più facile era stato per lo zio, invece, introdurre il cadavere data l’esilità del corpo di Sarah. Si farà esame del Dna: il cadavere irriconoscibile, si stava disfacendo. Il corpo di Sarah è stato portato nell’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. L’autopsia è stata effettuata dal professor Luigi Strada e verrà effettuato anche l’esame del Dna. «Il corpo della ragazza – ha detto il procuratore di Taranto, Franco Sebastio – è stato trovato in pessime condizioni, in uno stato che non lo rende riconoscibile». Dopo oltre 40 giorni in acqua, il corpo si stava disfacendo: è in stato colliquativo, con la pelle sfaldata. L’autopsia ha confermato la morte per strangolamento; quanto alla violenza sessuale che avrebbe subito, stando alla confessione dello zio-assassino, bisognerà attendere l’esito degli esami di laboratorio. Il medico legale ha a disposizione 60 giorni di tempo per depositare la relazione conclusiva della perizia autoptica. «Il volto è sfigurato, sul corpo ci sono segni di putrefazione avanzata. La permanenza nell’acqua ha danneggiato i tessuti, Sarah è irriconoscibile. Per questo ho consigliato, anzi quasi obbligato, la madre a non vederla. Le ho spiegato che la cosa migliore è mantenere il ricordo, l’immagine di sua figlia com’era in vita – spiega Luigi Strada – Non è stato assolutamente possibile accertare se c’è stata violenza. Occorrerà fare degli esami di laboratorio, basati sul Dna, per cercarne tracce, sperando che arrivino conferme almeno da quegli esami. Pensiamo, infatti, che sulla povera ragazza si sia consumata una violenza completa, dunque dovremmo trovare residui di sperma dell’assassino». L’accelerazione alle indagini, culminate nell
a deposizione-fiume resa ieri dall’uomo, è scattata a partire dal 29 settembre, quando Misseri annunciò di aver ritrovato il telefonino di Sarah dopo aver bruciato delle erbacce in campagna. Una versione che suscitò sorpresa per la coincidenza che fosse stato proprio un parente stretto a ritrovare il telefonino di Sarah, e che spinse gli investigatori a privilegiare la pista dei familiari per poter venire a capo della vicenda. «La notizia che non volevamo arrivasse, è arrivata – ha detto uno dei legali della famiglia Scazzi, Walter Biscotti – Il ritrovamento del telefonino ha dato velocità all’attività investigativa. E’ stato un chiaro tentativo confessorio da parte di Michele Misseri». Forse in famiglia si sospettava qualcosa. Misseri è l’unico indagato per l’uccisione di Sarah, ma la procura vuole comunque verificare se abbia avuto complici. In particolare il procuratore Sebastio vuole capire se Sabrina e sua madre sospettassero qualcosa. Il tutto parte da un’intercettazione ambientale in cui Sabrina, mentre ha un litigio con la mamma, dice: «Se l’è portata lui». Una frase – si rileva – che potrebbe non indicare che Sabrina conoscesse come erano andate le cose, ma solo che potesse aver intuito qualcosa. Sospetto che ha anche la mamma di Sarah, Concetta Serrano Spagnolo, che si è lasciata andare ad uno sfogo: «Secondo me – avrebbe detto – mia sorella sapeva qualcosa».  I compagni dell’istituto alberghiero frequentato da Sarah stamani hanno disertato le lezioni e sono andati sotto casa della famiglia Scazzi dove, con scritte su cartelloni, hanno voluto esprimere la loro vicinanza alla mamma della ragazza. Poi si sono spostati sotto casa del presunto assassino e hanno urlato: «Ci fai schifo. Vogliamo l’ergastolo».  La scomparsa di Sara ha fatto il pieno di audience in tv anche nella serata più triste, quella conclusasi con il ritrovamento del suo cadavere, ha vissuto momenti di intensa drammaticità per la partecipazione di sua madre, Concetta Serrano Spagnolo, alla diretta del programma di Rai3 “Chi l’ha visto?”, in onda proprio da casa di zio Michele, assente con la moglie perché trattenuto dai carabinieri. Quando le voci che i carabinieri avevano cominciato le ricerche del corpo si sono fatte insistenti, la conduttrice, Federica Sciarelli, ha chiesto alla donna se preferisse allontanarsi. Concetta ha risposto: «E’ meglio», e accompagnata da uno dei suoi avvocati ha lasciato l’abitazione per raggiungere casa sua, dove qualche ora dopo le è stata comunicata la tragica notizia.