“Le due chiese”, il nuovo romanzo di Sebastiano Vassalli

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In occasione della 34 Alpàa, che si è connotata attraverso un’impronta anche di carattere culturale, lo scrittore Sebastiano Vassalli ha reso omaggio a Varallo e alla Valsesia presentando il suo ultimo romanzo: “Le due chiese”, giovedì 15 luglio, nel cortile di Palazzo dei Musei. Un pubblico numeroso, attento e preparato ha favorito l’incontro-dibattito tra le “professioni” legate al libro: lo scrittore, Sebastiano Vassalli, l’editore, Roberto Cicala, il critico letterario, Giovanni Tesio e il bibliotecario, inteso come stimolatore e promotore della lettura, Piera Mazzone. Giovanni Tesio, docente universitario e critico letterario, dopo aver esordito con un lapidario: “Non racconterò nulla della storia, perché credo nel buon diritto che un lettore “ingenuo” (se ancora ce ne sono) abbia di incontrare il libro (i fatti del libro) con piena libertà di sorprendersi e di lasciarsi catturare”, ha proposto alcune sintetiche considerazioni che possono essere utilizzate come preziose tracce di lettura di un romanzo che si ricollega alla narrazione di ampio respiro de La Chimera, Marco e Mattio, Cuore di pietra, ma che soprattutto ci offre “la fittissima trama di un universo narrativo che si vorrebbe non finisse mai”. Per Vassalli: “A contare, al di là di ogni corrispondenza locale, sono le storie (e i destini) dei personaggi…la parlata locale fa da vero e proprio motivo conduttore: sia nella frequenza di proverbi e modi di dire, sia soprattutto nella fittissima trama dei soprannomi in cui resta inciso il segno di un carattere, di un vizio, di una fisionomia…” In questo romanzo caratterizzato dalla ricchezza di registri narrativi, che spaziano dal drammatico al comico, Roberto Cicala ha messo in rilievo la capacità dello scrittore di saper raccontare attraverso la semplicità delle parole, essenziali, che raccontano emozioni e sentimenti: “Una scrittura talmente semplice che è addirittura sperimentale, che ci permette di capire qualcosa di noi e della nostra vita”. Molto atteso l’intervento dello scrittore, che ha parlato a lungo, rispondendo anche alle numerose domande del pubblico: “Di solito non amo fare la presentazione dei miei libri, perché il mio mestiere è quello di raccontare le storie, ed è un mestiere vecchio di migliaia di anni: Omero aveva la fortuna di non dover neppure scriverle. Con questa presentazione pago il mio debito d’affetto e riconoscenza al Monte Rosa e alla Valsesia. Questo libro rappresenta per me due anni di vita: il Monte Rosa è il perno attorno al quale ruotano tutte le nostre storie, una presenza centrale ed ineludibile. L’inno alle Alpi del maestro bergamasco Vincenzo Petrali, diventato l’Internazionale, un inno che fece sognare e sperare per un secolo, mi ha indotto a scrivere di quella “religione del lavoro” che ha tenuto insieme l’Europa, mi ha incentivato nel raccontare questo secolo, ritornando a un tempo narrativo lungo”. Questo scrittore che ha avuto casa nel cuore della vecchia Varallo, discreto e attento, ha colto molti aspetti della storia valsesiana e, depurandoli dal localismo, li ha fatti diventare grandi Storie, che affascinano il lettore e delle quali noi Valsesiani ci sentiamo orgogliosi. La Storia, secondo una felice definizione di Georges Duby, è un racconto, che si può narrare in molte maniere e lo scrittore si è ironicamente definito come “parassita degli storici”, perché lavora sul materiale che gli storici hanno già acquisito, pigliandosi delle libertà e delle licenze.