3 novembre 2020: Donald Trump contro Joe Biden. Chi siederà nello Studio ovale per i prossimi quattro anni?

Condividi sulla tua pagina social

di Simone Balocco

Ci stiamo avvicinando a piccoli passi all’Election day americano: martedì 3 novembre, circa 146 milioni di elettori americani saranno chiamati alle urne per esprimere il loro voto sulle elezioni presidenziali, le LIX della storia del loro Paese. A contendersi la carica di POTUS (President Of The United States), il Presidente in carica, il repubblicano Donald Trump e lo sfidante democratico Joseph “Joe” Biden.

L’elezione presidenziale americana si tiene sempre, dal 1848, ogni quattro anni il primo martedì successivo al 1 novembre. Per la settima volta si voterà il 3 novembre: le altre furono nel 1868, nel 1896, nel 1908, nel 1936, nel 1964 e nel 1992.

Per legge, è candidabile alla carica di Presidente degli Stati Uniti d’America, qualsiasi cittadino americano che abbia compiuto almeno 35 anni, che sia nato negli Stati Uniti d’America e ne sia ivi residente da almeno quattordici anni consecutivi. Non conta quindi avere la residenza, conta essere nato sul suolo americano.

Per quanto riguarda l’elettorato attivo, gli USA presentano una particolarità rispetto, ad esempio, l’Italia: il Paese ha 325 milioni di abitanti, di cui 240 milioni di età compresa e superiore ai 18 anni, in età di elettorato attivo. Questi 240 milioni di abitanti, se fossero italiani, voterebbero per le elezioni amministrative, regionali, referendarie e per il rinnovo della Camera dei deputati (per il Senato occorre avere almeno 25 anni). A questi 240 milioni di americani però sono da togliere gli stranieri e la popolazione carceraria (circa 32 milioni di persone), facendo scendere l’elettorato attivo a solo 146 milioni di persone. Il motivo? Lo scarto (208 milioni – 142 milioni) è dovuto al fatto che per votare gli americani devono registrarsi presso gli uffici elettorali del loro Stato e la loro iscrizione, quindi, non è immediata come (ad esempio) qua in Italia dove al compimento dei 18 anni si è inseriti di diritto negli elenchi elettorali (a 25 anni per il Senato).

Il primo Presidente americano è stato George Washington, in carica dal 1789 al 1897. La residenza del Presidente americano è la Casa Bianca, con sede al 1600 Pennsylvania Avenue a Washington, la capitale del Paese. Nella Casa bianca c’è lo Studio ovale, l’ufficio del Presidente, uno dei luoghi del potere mondiale.

Chi vincerà le elezioni rimarrà in carica quattro anni e potrà candidarsi per un secondo mandato: è vietata la candidatura per un terzo mandato consecutivo. Solo Franklin Delano Roosevelt ha ricevuto un terzo mandato, ma è stato un’eccezione in quanto la fine del suo secondo mandato (1941) era durante la Seconda guerra mondiale e si è optato eccezionalmente per fargli concludere il mandato extra. Fu Washington a dire, al termine del suo secondo mandato, che non si sarebbe ricandidato perché secondo lui una persona non può avere gli importanti compiti del Presidente per tanto tempo: da allora, si è sempre optato per un massimo di due mandati consecutivi (vale a dire otto anni consecutivi).

Molti americani però hanno già votato, visto che le procedure di voto iniziano tra i quarantacinque e i quattro giorni precedenti il giorno delle elezioni. Tutte le schede verranno scrutinate in contemporanea e non ci saranno prima di allora exit poll. Una particolarità del voto è, appunto, il voto per corrispondenza, dove un elettore potrà votare anche da casa e spedire la sua scheda elettorale via posta (aprire la corrispondenza altrui, negli States, è un reato federale).

Il sistema politico americano è bipartitico, dove a sfidarsi sono il Partito democratico (liberal, vicino a posizioni italiane di centrosinistra) ed il Partito repubblicano (conservatore, vicino a posizioni italiane di centrodestra). Il colore del primo è il blu, del secondo il rosso ed i simboli sono l’asinello e l’elefantino. I democratici hanno espresso a oggi quindici Presidenti contro i diciannove repubblicani. Gli altri Presidenti sono stati indipendentisti, federalisti, democratici-repubblicani, whig ed unionisti.

La modalità di elezione del Presidente americano è molto particolare rispetto alle altre elezioni presidenziali che si tengono nel Mondo, perché a votarlo saranno 538 Grandi elettori eletti dai cittadini e non i cittadini stessi: l’elezione del Presidente americano è indiretta, quindi.

Secondo questa particolare legge elettorale, gli elettori non votano i candidati alla Casa bianca, ma le persone (i Grandi elettori) che dovranno poi votare uno dei due candidati. La somma di 538 si ottiene dalla somma del numero dei deputati (435), dei senatori (100) e dei tre Grandi elettori di Washington DC. Più uno Stato ha abitanti, più avrà Grandi elettori: la California è lo Stato più grande per popolazione ed esprime ben cinquantacinque Grandi elettori, mentre il Wyoming, che è il meno abitato di tutti, ne ha tre (come Montana, Delaware, North Dakota, South Dakota, Alaska e Vermont che sono più abitati dello Stato con capitale Cheyenne.

Sarà proclamato Presidente degli Stati Uniti d’America il candidato che otterrà almeno la maggioranza assoluta dei Grandi elettori (270). In pratica: gli abitanti della California e del Wyoming alle urne voteranno per un candidato, il candidato che prenderà più voti prenderà tutti i Grandi elettorali spettanti al loro Stato. La somma di Grandi elettori ottenuta per ogni singolo candidato deve essere uguale o superiore a 270 per farlo eleggere Presidente.

Solo una volta non si è raggiunto il numero minimo di Grandi elettori per essere eletti e il Presidente venne votato dalla Camera dei Rappresentanti ed il vice- dal Senato: era il 1824.

Il 14 dicembre 2020, i 538 Grandi elettori, che non hanno vincolo di mandato (hanno responsabilità politica e non giuridica verso i loro elettori) saranno chiamati a votare nel loro collegio elettorale e dovrebbero votare il candidato più votato nel loro Stato. La storia americana ha visto la presenza dei cosiddetti “elettori infedeli” (Faithless electors), Grandi elettori che non hanno votato per il Presidente scelto dagli elettori del loro Stato. Solo in sei casi è successo questo “tradimento”, ma ciò non ha influito sull’elezione del candidato (ed il rappresentante ha pagato una penale).

Non saranno solo Trump e Biden a candidarsi per la Casa Bianca, ma la contesa vedrà in campo anche altri due sfidanti: Jo Jorgenen per il Partito libertario e Howie Hawkins per il Partito verde. Mai nella storia americana però ha vinto un candidato che non sia stato repubblicano democratico (almeno dalla seconda metà degli anni Sessanta del XIX secolo ad oggi).

Dalla seconda metà dell’Ottocento, i candidati alla carica di POTUS non sono scelti in base ad “alchimie” di partito, ma tramite elezioni primarie: queste sono altrettante elezioni indirette (senza valore di vere elezioni) dove una serie di candidati si…candidano e per arrivare alla nomination definitiva devono convincere gli elettori del loro partito, in ogni Stato, a dar loro la preferenza affinché possano essere investiti della nomination ufficiale. Tendenzialmente, il partito del Presidente uscente “blinda” il Presidente uscente e fa quadrato su di lui. Trump, infatti, è stato confermato candidato presidente, lo scorso 24 agosto, alla Convention repubblicana di Charlotte, nel North Carolina. Prima che iniziassero le primarie dei repubblicani, si erano candidati anche Joe Walsh (ex deputato dell’Illinois) e Bille Weld, in passato Governatore del Massachusetts, ma poco dopo si sono ritirati dalla competizione.

I democratici hanno visto candidarsi molti volti noti della politica americana come Elisabeth Warren, l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, Michael Bennet, Pete Buttigieg e, soprattutto, Bernie Sanders, storico leader dei democratici più radicali: in tanti pensavano che il 78enne politico del Vermont ce l’avrebbe fatta questa volta a sfidare Trump, ma alla fine, dopo la quarta convention democratica, Joe Biden ha sbaragliato gli avversari, ha accettato la nomina e correrà per la poltrona più importante del 1600 di Pennsylvania Avenue.

Martedì 3 novembre, inoltre, verranno eletti anche i 435 membri della Camera dei Deputati ed un terzo dei 100 senatori: Camera e Senato degli Stati Uniti d’America hanno sede nel Campidoglio, sulla collina di Capitol Hill di Washington.

Dalla fine dello spoglio delle schede alle ore 11:59 del 20 gennaio 2021, sia che vinca o perda, rimarrà in carica Donald Trump. Alle ore 12 del 20 gennaio però si terrà il giuramento del Presidente eletto durante l’Inauguration day con il suo giuramento in Campidoglio davanti ai membri del Congresso, i giudici della Corte suprema, le più alte cariche militari ed un folto pubblico (pandemia di Covid-19 permettendo). Se Trump risulterà ancora eletto, dovrà prestare un secondo giuramento quel giorno.

Le ultime elezioni presidenziali si sono tenute l’8 novembre 2016 e hanno visto, a sorpresa, la vittoria del repubblicano Donald Trump contro la democratica Hilary Rodham Clinton: la Rodham prese più voti di Trump, ma in base alla “legge elettorale” americana, Trump ottenne più Grandi elettori della sfidante (306 a 232) e subentrò a Barack Obama.

Il Presidente degli Stati uniti ricopre diverse cariche e ha molti poteri, tra cui:

  • Capo di Stato;
  • Capo del Governo;
  • Comandante in capo delle Forze armate;
  • nomina dei giudici federali;
  • nomina dei giudici membri delle Corti d’appello;
  • nomina dei giudici della Corte Suprema;
  • nomina dei funzionari pubblici;
  • diritto di veto sulle leggi;
  • concessione della grazia.

Martedì 3 novembre gli americani non solo eleggeranno il loro Presidente, ma anche il suo vice-. I candidati alla vice-Presidenza sono, per i repubblicani, Mike Pence (attuale vice- di Trump), mentre per i democratici Kamala Harris, prima donna “afro” e di origine indiana ad essere candidata: la Harris oggi è senatrice della California e anche lei ha partecipato alle primarie del Partito democratico.

Altre due donne sono state candidate alla vice-Presidenza in passato: il deputato democratico di New York, Geraldine Ferraro (in ticket con Walter Mondale nel 1984) e la governatrice repubblicana dell’Alaska Sarah Palin (in ticket con John McCain nel 2008).

Il vice-Presidente ha un ruolo importante, perché sostituisce il Presidente in caso di impedimento delle sue funzioni e, in caso di morte del Presidente, diventa Presidente fino all’indizione di nuove elezioni. E’ la prima carica in linea di successione, davanti allo speaker della Camera (l’equivalente del nostro Presidente della Camera dei Deputati).

Nella storia degli USA, è successo nove volte che un vice- sia diventato Presidente ad interim e che poi cinque vice- siano diventati Presidenti dopo essersi presentati alle elezioni presidenziali: l’ultimo vice- ad interim è stato Gerald Ford (vice- di Richard Nixon, tra il 1974 ed il 1976), mentre l’ultimo vice- diventato poi Presidente per via elettorale è stato George Bush senior (vice- di Ronald Reagan).

Una particolarità dell’elezione americana sono i dibattiti televisivi, dove i due sfidanti si incontrano in televisione e dibattono moderati da un giornalista. Il primo dibattito risale al 26 settembre 1960, quando si sfidarono il democratico John Fitzgerald Kennedy ed il repubblicano Richard Nixon.

Il 29 settembre si è tenuto il primo dei tre dibattiti tra i due candidati alla presidenza. A moderare, Chris Wallace di Fox News. Tre giorni dopo Donald Trump è risultato positivo al Covid-19 e non ha potuto prendere parte ai successivi dibattiti. E il fatto che uno dei sfidanti ha contratto il coronavirus ha scombussolato la parte finale della campagna elettorale.

Anche i candidati alla carica di vice-Presidente si sono dovuti confrontare, obbligatoriamente, ad un dibattito televisivo: il loro dibattito si è svolto il 7 ottobre ed è stato il più importante dibattito tra due vice-Presidenti candidati della storia viste le condizioni di salute Trump e la possibilità che in caso di vittoria del principal possano subentrare loro in caso di impedimento di salute

Vediamo nel dettaglio chi sono i due candidati alla carica di POTUS.

Donald Trump è nato il 14 giugno 1946 a New York ed è un imprenditore edile e finanziario di successo. E’ sposato in terze nozze con Melania Knaus (the First Lady of the United States of the United States of America in carica), ha cinque figli (la secondogenita, Ivanka, è membro da tre anni del suo ufficio esecutivo) e ha otto nipoti. Prima della vittoria delle scorse elezioni presidenziali non aveva mai “respirato” la politica.

Politicamente, Donald Trump rientra nella categoria dei conservatori, anche se il suo pensiero e i suoi discorsi sono sempre stati ricchi di idee populiste. E proprio il suo populismo è ciò che preoccupa ancora la maggior parte degli americani e del Mondo, visti i poteri che ha il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Il suo mandato è stato molto criticato sotto tutti i punti di vista. Hanno destato clamore non solo alcune “intemperanze” con alcuni membri del suo staff (durante il suo mandato) e della sua compagine di governo, per non parlare del fatto di non aver voluto ratificare la Convenzione sul clima di Parigi del 2015, l’aver inasprito i rapporti commerciali con la Cina e la gestione del Covid19. Per non parlare del fatto dell’uso smodato dei social network e la poco lusinghiera “nomina”, da parte della BBC, di essere il maggior diffusore di fake news al Mondo, ovvero notizie non veritiere e non verificate diffuse per danneggiare oppositori e far crescere il suo consenso interno tramite la condivisione sui social network ed il passaparola.

La campagna elettorale di Trump si è basata su sei punti: creazione di nuovi posti di lavoro; indipendenza produttiva dalla Cina; nuovi progetti per la salute pubblica; difesa dei poteri della polizia: piano contro l’immigrazione clandestina; innovazione tecnologia in tutto il Paese.

Trump dice che se vincerà Biden, la Cina diventerà padrone degli Usa visto che lui durante il suo mandato ha cercato di fare il muso duro contro Pechino, affinché il Paese asiatico non abbia influenze sugli Usa. Trump si è dimostrato contro la globalizzazione e contro i Paesi forti economicamente (la Cina ma anche l’Ue), imponendo forti dazi alle merci importate. Vuole smantellare l’”Obamacare” (Affordable Care Act) nella sanità che però è protetto, ma farà in modo di mettere mani e cambiarlo.

Da tempo Trump è anche nell’occhio del ciclone per il suo possibile impeachment per l’”Ucraina-gate” e non sono del tutto chiari alcuni suoi rapporti con la Russia, oltre al fatto che si dice non sia in regola con le dichiarazioni dei redditi e abbia bleffatto con alcune donazioni.

Ma a pesare (forse) sul voto c’è anche la gestione dello stesso Trump riguardo al Covid-19, fin da subito negazionista, Trump non è parso molto sul pezzo sulla gestione nel suo Paese di questa pandemia che ha causato morti e ha messo in ginocchio l’economia. Per non parlare che sin dalla sua uscita dal Walter Reed Hospital di Bethesda, Maryland, è parso sicuro di sé non indossando la mascherina e dire che un’influenza è molto peggio di questo virus.

Molte sue uscite sono state considerate razziste: il baluardo della politica elettorale di Trump è stata l’erezione di un muro che divide Stati Uniti e Messico affinché nel Paese non entrino come in passato immigrati clandestini del Centro e Sudamerica, oltre al “travel ban” (detto anche “Muslim ban”) per gli immigrati di sette Nazioni considerate pericolose dal governo americano. Nazioni pericolose che oggi ammontano a tredici (Eritrea, Iran, Kyrgystan, Libia, Myanmar, Nigeria, Corea del Nord, Somalia, Sudan, Siria, Tanzania, Venezuela e Yemen). Inoltre non è piaciuta la gestione dei fatti di Minneapolis a seguito della morte del 46enne afroamericano George Floyd, soffocato da un agente federale a seguito di un fermo di polizia in strada. Questa morte ha smosso tante coscienze negli States, tanto che nacquero spontaneamente rivolte al grido di “Black lives matter”. E anche il periodo tra agosto e settembre ha visto tante proteste e tanti disordini tra manifestanti e forze dell’ordine.

Dato sempre “sotto” nei sondaggi fin dal suo insediamento, Trump spera di convincere gli elettori indecisi e portarsi “a casa” un secondo mandato.

Joe Biden è nato a Scranton, in Pennsylvania, il 20 novembre 1942 ma ha vissuto sempre nel Delaware, di cui è stato senatore ininterrottamente dal 1972 al 2009, anno in cui si dimise per diventare Vice President of the United States. E’ cattolico, moderato, sul pezzo, ma a volte cade in alcune gaffe.

In caso di vittoria, Jeo Biden diventerà il XLVI POTUS.

Lui o Trump il 3 novembre diventeranno i più anziani contendenti per la Casa bianca, avendo il dem 77 anni ed il tycoon 74: se vincerà Trump, il repubblicano chiuderà il mandato a 78 anni, se vincerà Biden lo chiuderà a 81 (85 in caso di vittoria anche alle prossime elezioni).

Rispetto a Trump, Biden “mastica” la politica da cinquant’anni e già in passato si era candidato, senza successo, alle primarie dem: era il 1988.

Biden aveva iniziato male le elezioni primarie, incominciando ad incamerare consensi solo dopo la vittoria nel Super Tuesday (il martedì dove per le primarie si vota in più Stati): da allora, un successo dopo l’altro fino al ritiro, l’8 aprile, di Bernie Sanders che gli ha aperto le porte della nomination e della investitura ufficiale.

Tra i suoi capisaldi, Joe Biden vuole migliorare ancora l’”Obama Care”, dare una sterzata alla politica energetica americana, aumentare le tutele sindacali, aumentare le tasse per i ricchi e le multinazionali. In tanti sostengono che Biden non sia il miglior candidato, ma è quello utile per battere Trump e far tornare un esponente dell’asinello nello Studio ovale dopo quattro anni.

Una delle critiche verso Biden è il fatto che è troppo anziano per guidare un Paese come gli Stati Uniti d’America, tra l’altro un Paese piegato dal Covid-19 (i dati parlano di 8,5 milioni di contagi e oltre 225mila morti) e socialmente sempre in evoluzione, oltre che non essere una novità della scena politica americana poiché vicino all’establishment. In suo favore gioca il fatto di avere l’appoggio di Obama, il che significherebbe ancora una sorta di continuità. In caso di vittoria dell’ex vice- di Obama, si parla dell’ingresso nel suo esecutivo della 30enne deputato di New York, Alexandria Ocasio-Cortez, eletta due anni fa e considerata una delle politiche americane più combattive e capaci, nonché la donna più giovane a varcare la soglia della United States House of Representatives. Ma questi sono soltanto rumors.

La “palla” ora passa agli elettori americani che dovranno decidere sul futuro non solo del Paese nei prossimi quattro anni, ma anche del futuro del Mondo non solo nel prossimo quadriennio, ma forse della futura generazione di persone.

 

Vediamo chi sono stati i Presidenti americani eletti dal XX secolo:

1901 – 1909 Theodore Roosevelt, Repubblicano (due mandati)

1909 – 1913 William Howard Taft, Repubblicano

1913 – 1921 Thomas Woodrow Wilson, Democratico (due mandati)

1921 – 1923 Warren G. Harding, Repubblicano (deceduto in carica)

1923 – 1929 Calvin Coolidge, Repubblicano

1929 – 1933 Herbert Hoover, Repubblicano

1933 – 1945 Franklyn Delano Roosevelt, Democratico (deceduto in carica, unico Presidente eletto per tre mandati)

1945 – 1953 Harry S. Truman, Democratico (due mandati)

1953 – 1961 Dwight D. Eisenhower, Repubblicano (due mandati)

1961 – 1963 John Fitzgerald Kenndy, Democratico (deceduto in carica)

1963 – 1969 Lyndon B. Johnson, Democratico (due mandati)

1969 – 1974 Richard Nixon, Repubblicano (dimessosi per ximpechment a metà del secondo mandato)

1974 – 1977 Gerald Ford, Repubblicano (unico Presidente a non essere stato eletto)

1977 – 1981 Jimmy Carter, Democratico

1981 – 1989 Ronald Reagan, Repubblicano (due mandati)

1989 – 1993 George Bush senior, Repubblicano

1993 – 2001 Bill Clinton, Democratico (due mandati)

2001 – 2009 George W. Bush, Repubblicano (due mandati)

2009 – 2016 Barack Obama, Democratico (due mandati)

2016 – (2020) Donald Trump, Repubblicano

 

Vediamo invece chi sono stati i due candidati alla carica di Presidente dal secondo dopo guerra a oggi

1948 Harry S. Truman vs Thomas Edmund Dewey

1952 Dwight D. Eisenhower vs Adlai Ewing Stevenson

1956 Dwight D. Eisenhower vs Adlai Ewing Stevenson

1960 John Fitzgerald Kennedy vs Richard Nixon

1964 Lyndon B. Johnson vs Barry Goldwater

1968 Richard Nixon vs Hubert Humphrey

1972 Richard Nixon vs George McGovern

1976 Jimmy Carter vs Gerald Ford

1980 Jimmy Carter vs Ronald Reagan

1984 Ronald Reagan vs Walter Mondale

1988 George Bush senior vs Michael Dukakis

1992 George Bush senior vs Bill Clinton

1996 Bill Clinton vs Bob Dole

2000 George W. Bush vs Al Gore

2004 George W. Bush vs John Kerry

2008 Barack Obama vs John McCain

2012 Barack Obama vs Mitt Romney

2016 Hilary Rodham vs Donald Trump

2020 Donald Trump vs Joe Biden

 

 

Immagini in evidenza tratte da www.qelsi.it (Donald Trump) e www.marketwatch.com (Joe Biden)