Evoluzione Politica Russa

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di Annalisa Cerruti

Governo Russia

Governo Russia

La Russia si presenta oggi come un paese dedito alla cooperazione con tutti, ancora con il profilo occidentale datogli da Gorbaciov e El’cin, ma radicalmente diverso dall’Unione Sovietica di cui avrebbe abbandonato le ambizioni imperialistiche. Putin si è sforzato in ogni modo, nella presente situazione internazionale, di coltivare con gli Stati Uniti, nonostante inevitabili divergenze, rapporti di amicizia, che l’attentato dell’undici settembre 2001 a New York ha contribuito a rafforzare, offrendo a Washington una cooperazione totale e incondizionata nella lotta al terrorismo e per l’intervento in Afghanistan. Ha cercato di frenare Washington con l’aiuto dell’Europa, ma poi non ha fatto mancare alla Casa Bianca il sostegno in Consiglio di Sicurezza per la presenza statunitense in Iraq. Ha condiviso le preoccupazioni americane per le ambizioni nucleari iraniane, ma la rete di interessi che lega il paese a Teheran gli impedisce di scegliere tra Iran e Stati Uniti. La stessa linea di politica ondeggiante, sostanzialmente positiva ma provvista di spunti di frizioni e di timori per le ambizioni europee, caratterizza le relazioni della Russia con l’Europa. Certamente Mosca non è stata entusiasta dell’allargamento dell’Unione Europea ed è contraria alla sua ulteriore espansione verso stati, come l’Ucraina, facenti parte dell’ex Unione Sovietica. Il Cremlino sembra orientato a far sentire in Europa l’influenza russa profittando dei bisogni europei di gas e petrolio; ma occorre anche tenere conto del fatto che la Federazione Russa in materia di approvvigionamenti ha bisogno di petrolio e del gas per i suoi consumi che sono in aumento e per farne impiego in relazioni molto importanti per il paese con stati come la Cina e l’India. L’interscambio con i paesi occidentali rappresenta il 35% del commercio estero russo, soprattutto con l’Italia e con la Germania. La presenza sul continente europeo di cittadini russi per affari, turismo o per emigrazione è in aumento ed è difficile pensare che il Cremlino possa tornare alla chiusura del tempo sovietico. Il ritorno della Russia tra le grandi potenze è un evento naturale, come è naturale che la ripresa di una dialettica nelle relazioni con l’Unione Europea e gli Stati Uniti possa generare cooperazione e divergenze. La Russia ha interessi legittimi da difendere che devono essere rispettati e può svolgere un ruolo di grande importanza nel mondo. Può avere una funzione di equilibrio e di stabilità, specie in presenza di turbolenze islamiche, nell’Asia centrale ex sovietica, prevenendo nella regione guai simili a quelli che subimmo nei Balcani con il venire meno della presenza imperiale austriaca e russa. La preoccupazione di fondo non è il contrasto di interessi in sé ma, è il destino della democrazia in Russia, perché dal successo della democrazia dipende la natura della cooperazione e la composizione di interessi nelle nostre relazioni con quel paese. Il corso della storia induce a tenere in sospeso valutazioni ottimistiche. E’ stato un corso improntato per quasi un millennio all’idea di impero, che è radicata non solo nelle classi dirigenti ma anche nel popolo e che è stata rafforzata dall’ideologia comunista. Adesso l’impegno dichiarato è per la democrazia sul piano politico e per la proprietà privata sul piano economico. Ma il percorso è alquanto accidentato. Come uomo cresciuto all’ombra del Cremlino e fedele collaboratore di Vladimir Putin, non è possibile prevedere se o in che misura il nuovo presidente Dmitry Medvedev intenderà discostarsi dall’ingombrante eredità del suo predecessore. Certamente le affinità tra le due personalità sono molto evidenti in politica estera, in particolare riguardo alla spinosa questione dello scudo antimissile (osteggiato sia da Medvedev che da Putin) o al recente allargamento della Nato ad Est, rispetto al quale entrambi condividono il timore di un accerchiamento statunitense e di una rinnovata strategia di contenimento. Ma anche e soprattutto la necessità di promuovere un nuovo multipolarismo, scevro dalle interferenze e dalle iniziative arbitrarie di Washington. Sebbene con le prime dichiarazioni di insediamento Medvedev abbia dato più peso al rinnovo del sistema giudiziario e al ripristino della legalità in patria, non sappiamo se in ciò siano compresi i diritti umani e dobbiamo comunque tenere a mente che tali parole, dette in una democrazia guidata, o amministrata, ma sicuramente differente da quelle di stampo occidentale, hanno un significato del tutto diverso: il principio democratico di separazione ed equilibrio dei poteri tradotto in russo diventa il principio di accentramento dei poteri e di obbedienza all’unico ideale di difesa della nazione. Ovviamente ciò non significa che i problemi connessi ad un moderno sistema legale, politico e allo sviluppo di un rinnovato sistema parlamentare possano essere risolti esclusivamente mediante decreti presidenziali. Si tratta di un processo complesso che richiede tempo e soprattutto costanza. Sarà interessante tuttavia osservare i cambiamenti che la nuova presidenza sarà in grado di operare in questa direzione.