Tiziano Polenghi, il cuore azzurro che affossò il Fiorenzuola

Condividi sulla tua pagina social

by Simone Balocco

Il 12 marzo 2011, al “Piola”, si giocò l’incontro valevole per la 31a giornata del campionato di Serie B tra il Novara e il Sassuolo: azzurri lanciati nella corsa play off, modenesi in crisi di risultati, pericolosamente nella zona calda della classifica e giunti in viale Kennedy con tanti giocatori indisponibili. Per il Novara di Tesser, quello era un periodo negativo: nel girone di ritorno, in nove partite, gli azzurri avevano conquistato dodici punti e non vincevano in casa da un mese. La partita con i neroverdi si chiuse sul punteggio di 0-0 e Ludi e compagni giocarono poi due partite in trasferta (a Vicenza e a Bergamo contro l’AlbinoLeffe), perdendole entrambe. Il 12 giugno successivo tutti sanno come andò a finire il campionato per l’”undici” del tecnico di Montebelluna.

Ma focalizziamoci su quel Novara-Sassuolo e precisamente al minuto 75: mister Gregucci decise di togliere un difensore per fare spazio ad un altro di pari ruolo. Ci poteva stare come strategia, visto che la squadra emiliana era venuta a Novara per difendersi e il pareggio le andava più che bene. Il giocatore sostituito si accomodò in panchina, ma dopo pochi secondi si alzò di colpo e si scorse verso la Curva Nord. Si era alzato in piedi perché i tifosi del Novara gli avevano rivolto un coro e lui li aveva salutati e ringraziati.

Suona strano che una tifoseria intoni un coro per un giocatore avversario, ma quell’avversario non era un avversario qualsiasi, ma uno che aveva scritto la storia del Novara: Tiziano Polenghi.

Milanese di Vizzolo Predabissi, Polenghi vestì i colori azzurri per cinque stagioni e mezzo ed è sempre stato uno degli idoli della tifoseria. Motivo? Semplice: ha evitato che il Novara retrocedesse in Serie D nei play out della stagione 2000/2001, segnando entrambe le reti contro il Fiorenzuola.

E visto che Polenghi è stato anche uno dei più forti difensori arrivati al Novara prima della rivoluzione tecnica dell’estate 2009, i supporter azzurri non si sono dimenticati di lui. Anche la seconda volta che tornò al “Piola” da avversario (il 20 aprile 2015, quando militava nella Giana Erminio), lo stadio azzurro fece partire il solito coro per il terzino classe 1978 che prima di tornare negli spogliatoi andò a centrocampo a salutare gli ex tifosi, fermandosi a parlare per qualche secondo con quelli del settore “distinti”.

Tiziano Polenghi arrivò dal Castel di Sangro al Novara del presidente Claudio Achilli nell’estate 1999: il club era in Serie C2, era reduce dai play out vinti contro la Vogherese e non riusciva a salire di categoria. E la stagione che portò nel nuovo secolo non si prospettò diversa dalle precedenti: prima Giorgio Campagna e poi Giuliano Zoratti in panchina, una sola vittoria nel girone di andata (sette in totale) e pochissime presenze in viale Kennedy da parte dei tifosi. A fine stagione, il Novara disputò ancora i play out: a contendere la permanenza in quarta serie agli azzurri toccò questa volta all’Imperia e i liguri ne uscirono sconfitti. Serie C2 salva per il secondo anno consecutivo.

La stagione successiva fu ancora un disastro: altri due allenatori (Carlo Garavaglia e Stefano Civeriati), sei vittorie, dieci pareggi e diciotto sconfitte in trentaquattro partite e terzo play out consecutivo da disputare. Se nei precedenti spareggi avevano salvato il Novara Petrone, Andreolli e Preti, contro il Fiorenzuola a salvare la “baracca” fu proprio Polenghi, con due reti nelle due partite contro i piacentini.

Polenghi, maglia numero 2 sulle spalle (ai tempi non c’erano i cognomi sulle spalle), rimase in azzurro fino al gennaio 2005, quando salutò il Piemonte per approdare alla Salernitana di mister Gregucci in Serie B, dove trovò anche Rubino. Il Novara nel giro di due settimane aveva perso il suo forte baluardo difensivo e il suo bomber.

Polenghi lasciò il Novara dopo 139 partite (debutto contro il Meda, ultima partita contro la Pistoiese), otto reti segnate, la semifinale play off persa contro la Pro Patria nella stagione 2001/2002 e quella vinta contro il Sud Tirol in quella successiva. Polenghi a causa di un’operazione alla caviglia subita a marzo, rischiò di non disputare i play off, ma rientrò giusto per la doppia sfida con gli altoatesini.

Nella stagione 2004/2005, il Novara disputò i play out contro il Como e si salvò, mentre i granata campani si classificarono al 13° posto in cadetteria, con Polenghi che disputò diciotto partite, segnando due reti contro Genoa e Modena, entrambe in casa.

In estate il club non si iscrisse al successivo torneo per motivi economici e ripartì dalla Serie C1 in base al “lodo Petrucci”, ma Polenghi, che era stato uno dei più positivi nella stagione precedente, in terza serie non scese perché approdò al Lecce. I salentini giocavano in Serie A e per lui si aprirono le porte della massima serie.

Polenghi visse al “Via del Mare” una stagione sfortunata con ben tre allenatori sulla panchina giallo-rossa e la squadra che retrocesse in B.

Il terzino milanese rimase in Puglia fino alla seconda giornata del campionato 2009/2010, disputando due campionati di Serie A e tre di B (e due giornate), conditi da 94 presenze e cinque reti complessive.

Nell’agosto 2009 accettò la proposta, sempre in cadetteria, dell’interessante Sassuolo di Stefano Pioli che chiuse la stagione al quarto posto, perdendo la semifinale play off contro il Torino. Polenghi rimase in neroverde anche l’anno successivo (quello suo primo ritorno a Novara) per poi salutare l’Emilia a fine stagione.

Era la magica estate 2011, quella che vide il Novara prepararsi alla sua prima stagione in Serie A dopo 55 anni di assenza. Tra i tanti nomi che girarono in quella (deludente) campagna estiva, comparve anche quello di Tiziano Polenghi, quasi 33enne ma con un bagaglio tecnico nettamente superiore rispetto al suo periodo azzurro. Molti tifosi sperarono fino all’ultimo che de Salvo potesse regalare alla piazza il ritorno del “Pole”, ma non se ne fece nulla ed il giocatore scese in Lega Pro accettando l’offerta della Cremonese. Non fu una stagione particolarmente positiva per lui allo “Zini” con mister Oscar Brevi, anche se la squadra disputò i play off contro il Trapani, perdendoli.

Polenghi giocò poi tra il 2012 ed il giugno 2016 con le maglie di Monza (due stagioni), Santarcangelo (sei mesi) e Giana Erminio (diciotto mesi), portando la squadra di Gorgonzola a due salvezze consecutive: il suo contributo in campo fu determinante, vista l’esperienza che aveva nella categoria e nel calcio professionistico rispetto ai suoi compagni.

A parte la breve parentesi romagnola, Tiziano Polenghi è ricordato con affetto anche dai tifosi del Monza, visto che in maglia biancorossa disputò i play off promozione la prima stagione e la promozione in Prima divisione quella successiva, oltre ad una finale di Coppa Italia di Lega Pro, uscendo sconfitto contro la Salernitana.

Nell’estate 2016, Polenghi disse addio al calcio giocato intraprendendo la carriera di allenatore con in “bacheca” una laurea in Scienze motorie: oggi è collaboratore tecnico della Primavera dell’Inter guidata da Stefano Vecchi. Un ritorno a casa per lui, visto che il “Pole” era uscito dal settore giovanile nerazzurro.

Parlare oggi di Tiziano Polenghi, e di quel Novara, fa venire davvero a tutti al magon: cinque stagioni (e mezzo) fantastiche, vissute in maniera rocambolesca. Il carisma, il tocco vellutato e la bravura nelle chiusure da parte di un giocatore che si vedeva lontano un miglio che avrebbe giocato in categorie superiori. E poi le due magie del 27 maggio e del 3 giugno 2001: due gol pesanti che permisero al Novara di salvarsi e continuare a giocare tra i professionisti. E proprio per questo i tifosi azzurri si ricordano ancora di lui ed in ben due occasioni lo hanno ricordato con un coro: una vera prova di affetto ed ammirazione verso un calciatore che ha scritto la storia della squadra che il prossimo dicembre compirà 110 anni.

Chissà se Polenghi non avesse segnato quelle due reti se oggi il Novara sarebbe ancora “in piedi”. La controprova non c’è e non ci sarà mai, ma ai tifosi azzurri quel pomeriggio di Fiorenzuola e quel forte numero 2 non lo dimenticheranno mai.

immagine in evidenza tratta da youtube.com