A PROPOSITO DI SCUOLA E UNIVERSITÀ

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Carlo Migliavacca

Carlo Migliavacca

di Carlo Migliavacca

Dal discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale (ADSN), tenutosi a Roma nel lontano 1950: «Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in all’oggiamento per i manipoli, ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Ci si accorge che le scuole di Stato hanno il “difetto” di essere imparziali; c’è una certa resistenza, in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, a impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. E allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice, di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i lorofigliuoli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuoleprivate. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendotrasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private».  La profezia di Calamandrei, per quanto catastrofica, è stata superata dalla realtàdei fatti. Se Calamandrei parla di un partito dominante a cui presumibilmente si oppone un partito minoritario, l’amara constatazione, a mio giudizio, è che ci troviamo di fronte a un disegno condiviso da entrambe le ali del Parlamento. Se è vero infatti che le coalizioni di centrodestra hanno emesso un numero superiore di provvedimenti in materia, è altrettanto vero che le coalizioni di centro-sinistra hanno avuto la responsabilità di iniziare, almeno formalmente, l’intero processo di parificazione tra scuola pubblica e scuola privata. Si tratta insomma di un fenomenola cui espressione non è di un partito dominante, ma di una trasversalità di forzepolitiche non scevre da influenze di altri poteri forti: uno è la Chiesa, per la quale le scuole private cattoliche rappresentano introiti economici e controllo ideologico; l’altro è il capitale, che si avvantaggia non solo di una classe lavoratrice formata esclusivamente sulle necessità produttive (le tre ‘i’ di Berlusconi: inglese,  impresa, informatica) ma anche di università divenute fondazioni private nelle quali potrà controllare la direzione della ricerca a proprio proficuo vantaggio, trasformandola da «cultura» a «bacino di brevetti industriali finalizzati al profitto d’impresa». Il dubbio è quello di trovarsi di fronte ai primi capisaldi di una nuova forma di dittatura: la dittatura della cultura. È sempre Piero Calamandrei, nel 1950, che dice: «Lo Stato non deve dire: io facciouna scuola come modello, poi il resto lo facciano gli altri. No, la scuola è aperta a tutti e se tutti vogliono frequentare la scuola di Stato, ci devono essere in tutti gli ordini di scuole, tante scuole ottime, corrispondenti ai principi posti dallo Stato, scuole pubbliche, che permettano di raccogliere tutti coloro che si rivolgono allo Stato per andare nelle sue scuole. La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è unascuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l’espressione di un altro articolo della Costituzione, dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. E l’art. 151: “Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni». Era solo il 1950 e queste parole di Piero Calamandrei risultano essere di una attualità impressionante.