ADRIANO STEFANELLI E LE SUE CREATURE.

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Adriano Stefanelli ed io.

Adriano Stefanelli ed io.

“ Che cosa potevo fare per alleviare le sofferenze di Papa Giovanni Paolo II, accasciatosi per un malore, durante la Via Crucis nel 2002?….Un paio di scarpe!”

E’ lunedì, Roberto ed io stiamo per incontrare uno degli uomini che danno prestigio alla nostra città per essere colui che veste i piedi del Papa: Adriano Stefanelli.
Nonostante questa mattina sia giorno di chiusura per quasi tutte le attività commerciali, alle 10.00 ci apre la porta del suo negozio e ci riceve.
Le pareti sono rivestite di foto che mostrano la storia della sua vita, quelle dell’infanzia, dove il signor Stefanelli bambino, è ritratto insieme al padre intento a svolgere il mestiere di calzolaio, e quelle del presente, in cui è ritratto insieme al Santo Padre.
E’ una persona molto calma e gentile, con molto orgoglio ci mostra le scarpe, una copia s’intende, fatte per Papa Benedetto XVI e quelle che hanno vestito i piedi di Papa Giovanni Paolo II.
Chiacchiera amabilmente di tante altre sue creazioni e cogliendo in lui la voglia di raccontarsi, ci accomodiamo su un comodo divanetto ed iniziamo la nostra intervista, ripresi dall’instancabile Roberto.

l'interno del negozio.

l'interno del negozio.


Qual è il suo nome?

Adriano

Qual è il suo cognome?
Stefanelli

La sua età?
Perché la vuole sapere?…Dico l’anno di nascita e voi deducete: sono nato nel 1948.

Qual è la sua professione?
Vendo scarpe!

Che cosa sognava di fare da piccolo?

Sognavo di fare il calciatore ma mio padre faceva il calzolaio e ci teneva affinché proseguissi il suo mestiere essendo io il primo di tre figli.
Con diplomazia mi ha convinto ad imparare quest’arte e pian piano ho capito che fare l’artigiano permette di fare cose grandi, da li, quella che era una cosa da me per nulla amata, è diventata la mia vera passione.

Giocava a calcio quindi?
Si ho giocato nelle giovanili del Novara ma la vita mi ha portato in tutt’altra direzione.

Com’è nata la sua collaborazione con i piedi del Santo Padre?

E’ nata nel 2002 perché vidi Papa Wojtyla avere un malore durante la Via Crucis, quest’attimo di smarrimento e di dolore mi colpì molto ed ho pensato a cosa potessi fare per alleviare le sue sofferenze.
Non sapendo fare altro che scarpe, ho pensato che farne un paio per lui potesse essere un gesto gradito e consolatorio.
Grazie alla mia esperienza, guardando fisicamente la figura del Santo Padre sono riuscito ad indovinare il numero che potava, ho fatto un paio di scarpe in pelle morbidissima, numero 44, e gli sono state recapitate.

Com’è riuscito a recapitarle?
Fortunatamente sono stato aiutato dalla Polizia di Stato che ha fatto richiesta affinché potessi presentarmi presso la Santa Sede per consegnare personalmente le scarpe al Santo Padre e due giorni dopo ricevevo già l’invito.

Il Pontefice è rimasto subito soddisfatto dal suo prodotto?

Fortunatamente si, da quel primo paio ne sono seguite altre cinque sempre senza mai cambiare modello, più una scarpa simbolica con ricamato lo Stemma Pontificio. Ho vestito i suoi piedi per quasi cinque anni.

Le sue creazioni.

Le sue creazioni.


Come ha continuato a vestire anche con i piedi di Papa Benedetto XVI?

Circa un mese dopo la morte di Papa Wojtyla ho ricevuto l’invito da Monsignor Dziwisz, ex segretario del Papa defunto, affinchè mi recarssi a Cracovia, per presenziare alla sua elezione come Arcivescovo della città.
Durante il pranzo mi è stato chiesto se avessi l’intenzione di continuare a vestire anche i piedi del nuovo Pontefice ed io fui molto felice di accettare.
Attraverso il nuovo segretario di Papa Benedetto XVI le mie intenzioni sono giunte al Pontefice che, felice, mi fece comunicare di non aver alcun problema ai piedi e di portare il numero 42; da quel momento lui indossa solo scarpe fatte da me, costruite su modelli solo miei!

Lei crede in Dio?

Si, perché c’è bisogno di credere a qualcosa che va al di là delle cose terrene.

Come ama vestire?

Sono molto classico, indosso da sempre camicie azzurre, pantaloni grigi e giacche blu. Non seguo particolarmente la moda, tendo a mantenere sempre lo stesso stile perché non mi piace cambiare.

Quali sono i cibi che più ama e quelli che più odia?

Amo mangiare di tutto, perché sono cresciuto in una famiglia povera e non c’era la benché minima possibilità di scegliere se una cosa potesse piacere o no e anche quando c’era il pancotto, che non amavo, la mamma mi convinceva a mangiarlo con la scusa che faceva diventare alti.
Tuttora il mitico pancotto è un cibo cui sono in ogni modo legato, mi piace non solo perché mi ricorda l’infanzia, ma mi racconta che la vita è fatta di difficoltà e povertà ed è sempre bene tenerlo a mente soprattutto in un’epoca di consumismo come quell’attuale.

Se fosse catapultato in un’isola deserta cosa porterebbe con se e cosa, invece, lascerebbe a casa?

Porterei con me sicuramente i miei attrezzi da lavoro e lascerei a casa il cellulare che trovo sia un oggetto da utilizzare solo in caso di bisogno.
Con la tecnologia non ho per niente un buon rapporto!

Lei è un artigiano della scarpa, continua a fare le sue scarpe utilizzando sempre la stessa procedura o l’apporto di nuove tecnologie ha innovato anche il suo modo di lavorare?
Poiché artigiano uso assolutamente le cose di sempre e non mi avvalgo di alcuna tecnologia: materiali genuini e colla di farina atossica sono le basi con cui lavoro.
L’artigianato è unico anche per questo, si creano pezzi unici e inimitabili, perché alla base c’è la mano di chi crea e questo è in assoluto il segno distintivo che da pregio alla mie creazioni, non paragonabile al sistema di produzione industriale.

Se lei fosse il Pontefice si farebbe fare un paio di scarpe dal signor Stefanelli?
Per natura sono un po’ diffidente, quindi dovrei prima conoscerlo e vedere come lavora, ma credo di sì.

Qual è la scarpa che più le piace sui piedi di un uomo e di una donna?

L’uomo in assoluto mi piace che indossi la classica scarpa stringata, detta francesina o derby, mentre una donna ha davvero stile e diventa affascinante se indossa una classica decoltè.
Nonostante le tendenze della moda propongano scarpe elaborate, quelle semplici, proprio perché così, mostrano immediatamente la fattura di pregio e quindi valorizzano la persona, mentre le elaborazioni nascondono il difetto.

Ama Novara?
Direi proprio di sì, poiché é a misura d’uomo e fortunatamente è tanto distante dalle realtà che si vivono a Milano o Torino.

Si arrabbia facilmente?

Assolutamente no, sono una persona tranquilla e ci vuole davvero parecchio prima di arrabbiarmi.

Qual è la cosa più fashion che possiede?

Non possiedo nulla a cui si possa attribuire quest’aggettivo ma le cose alle quali sono più affezionato sono le copie delle scarpe prodotte per le varie personalità o quelle commemorative.
Attualmente sto producendo delle targhe ricamate su pelle e poi incorniciate, che rappresentano gli stemmi di varie città, dei Patriarchi e dei vari Papi; a tutte sono molto legato perché suggello, con ognuna di loro, un ricordo legato a qualcosa prodotto in occasioni speciali.

Una targa.

Una targa.


Quindi tutto ciò a cui è più affezionato è legato al suo lavoro che, in realtà, è la sua passione?

Si direi proprio di sì. Avevo anche la passione per le Mini tipo vecchio ma, man mano, quella delle mie creazioni l’ha superata ed ora ho tenuto una sola Mini clubman, quella del “panettiere” di una vecchia pubblicità per intenderci.

Ama vestire di più piedi lunghi o corti?

E’ indifferente e per entrambi si può fare un ottimo lavoro.

Che rapporto ha col Santo Padre?

Confidenziale al punto giusto, è un rapporto molto semplice.

Quanto tempo impiega per fargli un paio di scarpe?

Circa un mese e non perché ci voglia tutto questo tempo, semplicemente perché lo faccio a tempo perso, essendo la mia attività principale un negozio di calzature.

Dei personaggi illustri della nostra città di chi vestirebbe volentieri i piedi?
A dire il vero piedi illustri ne ho vestiti, ma non posso rivelare il nome per privacy.
Amo di più, però, mettermi al servizio di chi ha bisogno e non ha le possibilità perciò da qualche tempo aiuto persone, non vado oltre nel racconto perché è un’esigenza che nasce dal mio cuore e non ha affatto bisogno di pubblicità.

Le scarpe d’epoca sono un’altra sua passione?
Sì lo sono, ma le ho un po’ abbandonate per mancanza di tempo però, se volete ammirare la mia collezione, l’ho donata al teatro Coccia che la espone.
Dedicherò presto la mia attenzione alle scarpe d’epoca femminili che sono una vera meraviglia.
Ci tengo a sottolineare che, con rammarico, esiste una grande incompiuta nelle mie creazioni: la scarpa che stavo facendo per Madre Teresa di Calcutta, che insieme a Papa Wojtyla, sono per me le persone più grandi e inimitabili di questo secolo.
E’ venuta a mancare poco prima che la mia opera fosse terminata e con grande dispiacere non ho potuto avere l’onore di donargliela.

Ho letto sul suo sito che esiste un rapporto con Barack Obama, in che termini?

Nasce tutto dalla visita del Papa negli Stati Uniti e poiché le sue scarpe suscitano curiosità in tutti, l’ex presidente Bush me ne chiese un paio identiche ma nere che tramite l’Ambasciata gli feci recapitare. Dopo poco tempo, dalla stessa, ricevetti una telefonata in cui mi chiedevano se avessi voluto vestire i piedi anche del nuovo Presidente; questo avveniva poco prima delle elezioni ed io, sul subito, fui titubante dicendo che avrei preferito che prima il nuovo Presidente fosse eletto, ma mi rassicurarono affermando che, delle loro statistiche, era certo che avrebbe vinto le elezioni Obama.
Il giorno stesso della sua vittoria gli furono consegnate bel paio di scarpe stringate fatte da me.
Le statistiche pare non sbagliano!

Quali altre collaborazioni illustri ha avuto?

Ho fatto scarpe per Lech Walesa, per la Ferrari e tutte le ho viste indossate ai piedi di colui a cui il mio dono era rivolto. E’ un po’ come promuovere il made in Italy tanto apprezzato nel mondo!

Che musica ascolta?
Mi piacciono molto Venditti e qualche autore di musica classica.

Nel tempo libero cosa le piace fare?

Credo lavorare, perché per raggiungere il meglio bisogna dedicare tempo non tralasciando però di dedicare qualche attimo al divertimento.

Che consigli darebbe a noi Novaresi in merito alle scarpe?

Bisognerebbe mantenere gli occhi puntati sulla bellezza della scarpa classica perché indica stile, la moda alletta, ma è un fuoco di paglia che subito brucia e se ne va.
La cosa che più identifica lo stile di una persona è vedere che, dopo aver indossato per tanto tempo una scarpa, consumata la butta via e ne ricompera un’altra uguale.
Purtroppo la moda oggi è esclusivamente esibizionismo e certe creazioni sono importabili e prive di stile.

Come giudica le scarpe che indosso adesso? (n.d.r…. indossavo un paio di tronchetti grigi con plateau e tacco alto!)
Non mi fanno impazzire ma tutto sommato vanno bene!

E’ stato veramente piacevole parlare con il signor Adriano perché, nonostante l’importanza di ciò che fa, è una persona semplice, umile e cordiale.
Non è facile rimanere ancorati a quelli che sono i veri valori della vita, a ciò che il nostro vissuto ci ha insegnato quando si è una piccola celebrità come lui…in onestà, molti di noi, si sarebbero sentiti arrivati e non si sarebbero concessi così con naturalezza.
Il pregio di essere ciò che si è e non ciò che si ha, forse, appartiene a persone come lui che, nate e cresciute in un’epoca faticosa, conoscono il valore dell’interiorità.
Strano a dirsi per un magazine come il nostro che tratta di esteriorità, ma è pregevole capire che l’esteriore, se bello appare, nasce da uno spessore interiore fatto di umiltà, mestiere, dedizione e modestia.
Prima di uscire ci soffermiamo ancora un po’ con lui a fare un”pour parler”, scopriamo che lui identifica la moda italiana nello stile italiano e per cui riconosce come unico esponente di questo stile Valentino, anche se non veste Valentino.
Tutto il resto è esibizionismo secondo lui.
Aprendo la porta, poso gli occhi su due quadretti appesi alla parete che contengono entrambi un ritaglio di giornale, nel primo c’è un articolo che s’intitola “Il Papa veste Prada”, nell’altro un articolo che dice “La Santa Sede smentisce”.
M’incuriosisco, chiedo di cosa si tratti e lui sorridendo mi racconta che la maison Prada era colei alla quale era stata attribuita la paternità delle scarpe indossate dal Santo Padre.
I giornali chiedevano conferma o smentita di ciò direttamente alla maison ma nulla di affermativo o negativo giungeva.
Dopo un po’ di tempo la Santa Sede si spazientì e smentì direttamente queste voci dichiarando al mondo che è il signor Adriano Stefanelli l’unico autorizzato a vestire i piedi del Papa…E noi tutti siamo fieri di essere suoi concittadini.
Vi lascio un’ultima curiosità: Papa Wojtyla voleva scarpa solo bordò scuro mentre Papa Ratzinger ama solo scarpe rosse!

Io davanti al negozio stefanelli.

Io davanti al negozio stefanelli.