Alluvione, Camasco (Varallo Sesia VC): scene apocalittiche raccontate dal Direttore Serena Fiocchi. FOTO e VIDEO

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di Serena Fiocchi

Andare a letto venerdì sera, con il rumore della pioggia battente e il forte rombo del torrente in lontananza, per svegliarsi sabato sul presto scoprendo che in casa non c’è luce. Tornerà presto, succede spesso che l’elettricità venga a mancare a Rolate, frazione di Camasco frazione di Varallo. Invece questa volta no.

Verremo a sapere soltanto dopo, in mattinata, della frana che ha gonfiato il torrente Nono fino a trasformarlo nel mostro di fango, alberi sradicati e pietre che alle 4 di sabato si è portato via tre ponti devastando la frazione Corte, abbattendo parte della strada di collegamento con Varallo e privando troppi di tutto quello che possedevano.

Solo per miracolo non della vita.

Negli occhi degli abitanti del Corte il terrore del dramma vissuto e la disperazione. Nei nostri occhi l’incredulità e lo sgomento dinanzi allo stravolgimento dei luoghi familiari, alle frane che isolano il paesello, alla consapevolezza della tragedia sfiorata e del dramma di tanti amici rimasti senza strumenti di lavoro e con un mare di fango da spalare dalle case.

«Ho avuto paura che morissimo tutti – ci dice Alessandra – Quando vedi la forza dell’acqua e fango che ti butta addosso macerie non ragioni più, il cervello impazzisce, tremi e per quanto urli non ti sente nessuno. I miei tre bambini che piangono, la paura di perdere tutto ciò che hai costruito… la famiglia, la casa… la vita! E cerchi di chiamare i soccorsi, ma la rete non funziona, le chiamate di emergenza non partono. Poi va via la luce, il buio… Resti al buio e fai stare tutti in silenzio, senza respirare perché devi sentire, puoi solo sentire. E stai lì fermo immobile… Tutti abbracciati con scarpe e vestiti nella speranza che prima o poi riesci a scappare, ma non si può per ora perché l’acqua arriva su fino al primo piano. Non viene mai giorno . Tre ore lunghe come tutta una vita, come la vita che ti passa davanti. Minuto per minuto scandisci tutte le tue emozioni. Sono eventi – conclude – che non si possono prevedere né evitare, ma le reazioni e le azioni dopo le catastrofi sì».

Era forse imprevisto, però, in attesa degli aiuti istituzionali dopo il primo intervento di ripristino dei servizi essenziali, il corale abbraccio di tanti volontari giunti anche da Varallo e da Morondo. Tante braccia a spalare e pulire, in attesa che la strada venga messa in sicurezza e i mezzi pesanti possano ricostruire gli argini e i ponti. Uno sforzo corale commovente ed esemplare in attesa di quello pubblico, istituzionale, che dovrà essere non solo il più immediato possibile, ma anche lungimirante attraverso interventi in grado di ricostruire adeguatamente, prevenire altri disastri e addirittura incrementare quelle presenze di residenti che garantiscono, tra l’altro, la stabilità del territorio.

Il cuore e il coraggio sono la reazione contro il destino. Ci sono ferite profonde, visibili come la lunga scia marrone della frana scesa dal Ranghetto, causa del disastro, che ha diviso in due il bosco e ora appare come una cicatrice marrone nel verde, e ferite invisibili, intime, di chi quella notte non la dimenticherà mai. Però la gente di Camasco, anzi, tutta la gente della Valsesia sa cosa significa soffrire e, poi, saper risorgere.

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