AMELIA ROSSELLI , IL CORAGGIO DI UNA VITA NEL NOME DEI GIGI CARLO E NELLO

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Amelia Rosselli

Amelia Rosselli

di Annalisa Cerruti

Le figure di Carlo e Nello Rosselli, così vive, così tragiche, riportano subito alla mente il nome di Amelia, figura anch’essa emblematica. Amelia Pincherle ( Venezia, 16 gennaio 1870 – Firenze, 26 dicembre 1954 ) era nata da una famiglia ebraica della buona borghesia veneziana, che aveva partecipato alla difesa della Serenissima durante la Repubblica di Manin e ai moti risorgimentali. Dopo essersi trasferita a Roma, sposa il musicista Giuseppe ( Joe ) Rosselli. Fu nota altresì come giornalista, scrittrice di racconti e di libri per l’infanzia nonchè come attivista politica. Nel 1908 aderisce al Lyceum di Firenze, circolo costituito da sole donne sul modello del Lyceum di Londra, Parigi e Berlino e ne diviene presidente della sezione letteraria.Durante l’esilio continua l’attività antifascista come presidente del “Comittee for Relief to Victims of Nazi-Fascism in Italy” e partecipa alle attività della “Women’s Division” della Mazzini Society.Dopo la liberazione partecipa alle vicende del Partito d’azione e si batte per il voto alle donne. La Rosselli è stata “un apostolo” della libertà: libertà di parola ma anche e soprattutto della libertà di essere poeta con un profondo bagaglio letterario, che significano aderenza e passione, non sudditanza a schemi prestabiliti. Amelia fu una donna eccezionale che sembrava incarnare la leggenda della storica madre degli eroi dell’antichità, votati al martirio. Fu questa madre ad educare i propri figli con intelligenza e amore. Carlo e Nello crebbero in un ambiente culturalmente stimolante, politicamente attivo e socialmente impegnato erede di una certa borghesia colta, raffinata e antifascista. Carlo, professore di economia, lasciò l’insegnamento per la lotta politica. Inviato al confino nell’isola di Lipari, riuscì a fuggire, riparando a Parigi, dove fondò il movimento di “Giustizia e Libertà”. Nello, storico del Risorgimento, dopo aver subito il confino, deciderà di restare a vivere in Italia, continuando – attraverso i suoi studi – la sua opposizione al regime fascista. Carlo e Nello vennero uccisi a Bagnoles-de-l’Orne in Francia nel 1937, per mano dei Cagoulard, sicari francesi assoldati dai fascisti italiani. Carlo Rosselli era uno dei pochi capi che fossero sorti dalla generazione del dopoguerra. Aveva guadagnato la sua autorità nel carcere e nelle molteplici attività illegali. Il suo nome significava per centinaia di giovani in Italia coraggio e intransigenza morale. La sua agiatezza gli consentiva di dedicare tutta la sua energia alla lotta politica, e con il suo patrimonio egli contribuiva largamente alle spese per il movimento antifascista. Mussolini facendolo assassinare sperava che il settimanale “Giustizia e Libertà“, fondato e diretto da Carlo, avrebbe cessato di uscire quando l’opera e i contributi di Carlo fossero venuti meno. Poteva sperare che tutto il movimento che si era sviluppato intorno a lui in Italia si sfasciasse e che la sua morte seminasse il terrore fra gli antifascisti fuori d’Italia. Nello era anch’egli un antifascista convinto. Consigliato più volte dagli amici a stabilirsi fuori d’Italia non aveva mai voluto : diceva che era necessario che qualcuno rimanesse in Italia a dare l’esempio di non cedere. Nello aveva saputo trovare forza e conforto negli studi. Il suo soggetto preferito era la storia del Risorgimento italiano. Egli pensava che la storia, investigata e raccontata con spirito di verità, compisse in Italia azione politica sia pure a lunga scadenza, come ogni opera di educazione morale e intellettuale. La storia italiana, specialmente quella del Risorgimento, era sistematicamente falsificata dai fascisti. C’era dunque in Italia ancora del lavoro per gli spiriti liberi: salvare dall’ondata delle falsificazioni fasciste il passato, per preparare l’avvenire. Nei suoi studi, Nello cercava di risolvere la contraddizione che tormentava la sua vita fra il desiderio di servire il suo paese e la impossibilità di servirlo in quelle condizioni. Si teneva in contatto con molti giovani ed esercitava su di essi un grande ascendente. I due fratelli, associati nella vita e nella morte, hanno simbolizzato le due Italie antifasciste : quella che si preparava nel silenzio e quella che apertamente lottava. In Carlo Rosselli, Mussolini volle sopprimere l’uomo che fin dai giorni più remoti era stato fra i primi e più tenaci a denunciare la gravità del pericolo fascista e la sua natura mostruosa, e che aveva previsto che una crisi così profonda non poteva non sboccare nella guerra. La vita dei due giovani Rosselli, animati dal comune afflato democratico, non può che scuotere le coscienze per il loro coraggio, la loro forza d’animo e la tenacia con la quale essi hanno perseguito i loro ideali. Dietro a queste figure eroiche non poteva che celarsi una famiglia solida e animata da grandi valori che la figura di Amelia sembra rievocare con lucidità e vigore anche ai nostri giorni.