Autodemolizione clandestina in provincia di Novara, ci pensa il Corpo Forestale dello Stato Di Carpignano Sesia

Condividi sulla tua pagina social

5Alle ore 10.00 del 28.03.2014, la pattuglia del Corpo Forestale dello Stato del Comando Stazione di Carpignano Sesia, a richiesta dei colleghi della Polizia Locale del Comune di Cureggio, intervenivano in località Via Novara presso un capannone artigianale industriale, ove vi era una presunta attività di demolizione autovetture.

Gli Ispettori di Polizia Locale intervenuti alle ore 09:30 circa hanno notato, dalla porta carraia esterna, sul terreno nelle pertinenze del capannone industriale la presenza di svariati veicoli, molti dei quali in evidente stato di abbandono nonché la presenza di rifiuti riconducibili ad un’attività di autodemolizione.

A circa 50 mt la pattuglia notava la presenza di due persone intente a smontare un braccio di un escavatore posto nel terreno antistante la struttura, mentre dal capannone provenivano rumori riconducibili a percussioni su parti metalliche.

Alla vista della pattuglia gli individui si affrettavano ad entrare nel capannone e contestualmente cessavano i rumori provenienti dall’interno dello stesso.

La pattuglia provvedeva a piantonare sia il cancello d’ingresso che a verificare che dall’ingresso del capannone non uscissero le persone e provvedeva a contattare, chiedendo supporto, la pattuglia del Corpo Forestale dello Stato composta dagli Agenti di P.G. indicati in epigrafe, per poter proseguire il controllo in sicurezza.

Alle ore 10:00 circa, giunti sul posto, si decideva di perlustrare la zona esterna al capannone, fino a giungere davanti al portone d’ingresso che risultava essere aperto.

Dall’ingresso si poteva notare la presenza di numerose autovetture e consistenti scaffalature che potevano consentire alle persone dileguatesi facili nascondigli.

Si decideva quindi di procedere all’ingresso nel capannone impugnando le armi in dotazione ai reparti senza inserire colpo in canna, proseguendo in copertura dei colleghi.

Mentre un’Agente provvedeva a piantonare la porta d’ingresso, la pattuglia composta dagli altri elementi procedeva all’interno dell’edificio cercando di individuare i fuggiaschi.

La prima persona è stata trovata all’interno del locale della centrale termica, adibito presumibilmente a “casa”, nascosto dietro una caldaia. In seguito veniva portata all’ingresso dello stabile e piantonata dall’Agente posto all’entrata, si procedeva nel cercare le altre persone.

Dato il numero elevato di veicoli si procedeva all’apertura di tutti i bagagliai delle autovetture presenti nella struttura. La seconda persona si trovava proprio all’interno del bagagliaio di una di queste.

Non sapendo il numero esatto delle persone presenti si continuava nella ricerca fino a trovare un terzo uomo celato dietro degli scatoloni. Si continuava ad ispezionare visivamente tutto l’edificio in maniera tale da scongiurare la presenza di altre persone.

Una volta avvicinati gli individui e capita la loro indole, considerata la non necessità di tenere le armi in pugno, si decideva di riporre le stesse in fondina e di piantonare le tre persone isolate una dall’altra.

Si decideva, data la particolare situazione, di chiedere in rinforzo un’altra pattuglia del Corpo Forestale dello Stato.

Nel frattempo si chiedeva all’unica persona che parlava italiano di chiamare il titolare della ditta sul posto.

Si chiedeva inoltre agli immigrati di mostrare i propri documenti, dai quali si evinceva fossero cittadini Ucraini. Uno di essi, mostrava, solamente, delle fotocopie del suo passaporto.

Gli individui generalizzati risultavano essere due quarantaduenni ed un trentottenne, tutti ucraini.

Da accertamenti effettuati telefonicamente tramite la Questura di Novara i tre risultavano clandestini.

Per i motivi esposti, non essendo in possesso di validi documenti idonei per la permanenza nello stato Italiano, al fine di stabilire l’esatta identità, si decideva che una volta terminati gli accertamenti di rito ed escussi a sommarie informazioni, fossero accompagnati presso la Questura di Novara per essere sottoposti a fotosegnalamento e alla precedentazione AFIS.

L’indomani i due soggetti sottoposti a fermo di identificazione sono stati rilasciati e sottoposti a foglio di via obbligatorio.

All’interno degli uffici si potevano notare, anche, molti pezzi di ricambio per autovetture, cassette degli attrezzi e macchinari, tutta attrezzatura riconducibile ad un’attività di autodemolizione. Lo stesso titolare, tale G. S. asserviva, infatti, di riparare autovetture all’interno dell’immobile in affitto.

Iniziando il giro perlustrativo dei locali, finalizzato ad una ricognizione di quanto presente ed utile all’attività di Polizia in essere, si giungeva dapprima al locale caldaia dove era stato scovato il Sig. D. M., nel locale si notava la presenza di una brandina pieghevole, di molti indumenti stesi sulle canne fumarie, di una stufa elettrica, di una piastra a gpl collegata ad un bombola, una dispensa contenente generi alimentari in perfetto stato di conservazione e un armadietto tipo di quelli utilizzati nei locali spogliatoi aziendali con all’interno alcuni effetti personali. Sul tavolo e la sedia costituenti parte dell’arredo del tugurio si riscontrava la presenza di piatti e tazze e generi alimentari usati recentemente.

Continuando si assodava che nel corpo principale del magazzino erano custodite numerose auto e moto datate, alcune già restaurate, di provenienza non nota in quanto il titolare non era in grado di indicarne i proprietari. Una piccola imbarcazione, un autocarro funzionante ed adibito al trasporto. Vengono inoltre ritrovate delle etichette per indumenti, riconducibili ad un marchio registrato di cui si cercherà di chiarire la provenienza, come il resto, in un secondo momento. Gli scaffali contenenti minuteria e le cassette degli attrezzi risultano essere moltissimi, ed i macchinari presenti lasciano intuire che la professione che si svolgeva all’interno del capannone, era quella di autodemolizione.

Uscendo nel piazzale antistante il capannone si potevano notare diversi mezzi e rimorchi adibiti al trasporto rifiuti, una cisterna adibita a contenere gasolio ed un container chiuso con un lucchetto nuovissimo e la cui apertura era ostruita da un cestone di metallo pieno di lastre di marmo.

Avanzando con l’osservazione si ritrovava, all’interno di un cassone di un camion, presumibilmente 3 autovetture compattate, sezionate, smantellate a cui erano state già tolte molte delle parti essenziali così da renderle inutilizzabili, al limite della identificazione. Lo stato attuale dei veicoli faceva, senza dubbio, presupporre che le stesse autovetture erano già state sottoposte alle prime fasi di trattamento, così come specificate dalla norma di settore (Dlgs 209/2003), sprovviste, almeno da quanto si riusciva a vedere, di targa.

Accanto allo stesso rimorchio vi erano altre 2 auto pressate senza targa apposta, anch’esse nelle stesse condizioni descritte per le precedenti.

Su di un altro camion era presente un mezzo escavatore gommato modello a ragno, in pessimo stato di conservazione e di fianco la parte di un braccio di un escavatore di altro modello. In un rimorchio scarrabile telonato, vi era un macchinario adibito alla torrefazione del caffè. Altri mezzi sono completamente carichi di ogni genere di rifiuto, la maggior parte riconducibile alla demolizione di autovetture.

Nello stesso piazzale era presente un camper marca FORD al cui interno c’erano segni tangibili di una recente permanenza umana. Infatti la zona notte si presentava con il letto disfatto, libri appoggiati su di esso, un borsone contenente vestiti e di altri indumenti collocati nei vani porta oggetti del camper.

Accanto all’ingresso del capannone era presente una Mercedes, datata, in evidente stato di disuso, su di essa erano visibili utensili (cacciavite, tenaglie, pinze, ecc.) utilizzati per il suo smantellamento. Quanto ritrovato conferma la dichiarazione resa nell’immediatezza dal titolare, il quale asserviva agli operatori di P.G. che i tre ragazzi Ucraini fossero lì per smontarsi il motore di quella Mercedes.

Tutti i mezzi sopradescritti erano a diretto contatto del suolo privo d’ogni accorgimento per la raccolta di eventuali fuoriuscite di liquidi inquinanti.

Data l’ingente quantità di mezzi di non precisata provenienza e il ritrovamento di numerose targhe le indagini sono ancora in corso.

Successivamente si richiedeva e si otteneva l’autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari nelle proprietà riconducibili all’indagato G.S., perquisizioni eseguite in Comune di Boca e in comune di Momo. L’esito delle perquisizioni è stato positivo, infatti sono stati rinvenuti ulteriori documenti di proprietà di altri veicoli.

Per quanto sopra il titolare dell’attività illecita è stato segnalato all’Autorità Giudiziaria per il reato di gestione illecita di rifiuti pericolosi, rottamazione abusiva di veicoli a motore, sfruttamento di lavoro subordinato da lavoratore straniero provo di permesso di soggiorno. Sono in corso le indagini per il reato di ricettazione di veicoli di provenienza furtiva.

L’attività posta in essere si inserisce nella specificità operativa del Corpo Forestale dello Stato per il contrasto degli illeciti ambientali.