Bari Novara 3-4, 25 maggio 2016: la “partita del secolo” azzurra

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di Simone Balocco

 

Se si ferma il classico “uomo della strada” e gli si chiede qual è la “partita del secolo”, lui, senza battere ciglio, dirà “Italia Germania 4-3”.

Quella partita, giocata allo stadio “Azteca” di Città del Messico, il 17 giugno 1970, valevole per la semifinale dei Mondiali messicani, è stata una grande pagina di calcio ed è considerata, ancora a distanza di 49 anni, la partita più bella ed emozionante della storia del calcio.

I ragazzi del Commissario tecnico Ferruccio Valcareggi arrivarono al penultimo atto del Mondiale dopo aver vinto il proprio girone eliminatorio (con Svezia, Uruguay e Israele) non convincendo, ma nei quarti Boninsegna e compagni si erano rifatti eliminando i padroni di casa del Messico. La Germania ovest del CT Helmut Schön aveva vinto il proprio girone (sorteggiata con Perù, Bulgaria e Marocco) e nel turno successivo aveva estromesso l’Inghilterra dopo i tempi supplementari.

All’”Azteca”, quel 17 giugno, c’erano 102mila spettatori: non appena entrate nello stadio della capitale messicana, quelle persone non sapevano che avrebbero assistito ad una delle partite più belle della storia del footbal. Arbitro dell’incontro fu il peruviano Arturo Yamasaki.

Il Mondiale del 1970 è ricordato, tra i tifosi azzurri, come quello della staffetta Rivera-Mazzola, con il milanista, Pallone d’oro in carica, amato e criticato in patria perché era tra i giocatori più forti della sua generazione, ma anche troppo poco decisivo. Celebre la diatriba che ebbe con Gianni Brera, con il giornalista pavese che lo definì “abatino” perché bello da vedere ma troppo leggero per giocare a calcio. E proprio il giocatore alessandrino fu il protagonista di quell’Italia-Germania.

Il primo tempo si chiuse sul punteggio di 1-1, con il vantaggio azzurro all’8′ di Roberto Boninsegna ed il pareggio, al minuto 93, di Schnellinger, autore del suo primo ed unico gol in Nazionale. A questi tempi, non esistevano i minuti di recupero e le partite si chiudono sempre al 90′.

Tempi regolamentari chiusi in pareggio che davano il via ai tempi supplementari: era dalla semifinale Ungheria-Uruguay del Mondiale di Svizzera ’54 che due squadre non andavano all’extra time in una semifinale mondiale.

E l’extra time si aprì al 94′ con il gol di Gerd Müller che mise in confusione Albertosi e Poletti, subentrato a Rosato al primi minuto supplementare. Fortuna che non ci fu il golden gol, sennò la partita sarebbe finita subito e non ci sarebbe stato nessuna “partita del secolo”.

Al 98′ salì in cattedra uno dei difensori centrali più forti del tempo, uno che aveva segnato il suo primo gol in Nazionale esattamente quattro anni prima: Tarcisio Burgnich. Il suo sinistro in area non lasciò scampo al portiere teutonico Sepp Maier: 2-2.

Sei minuti dopo (104′), il 3-2 azzurro: Gigi Riva prese palla da Domenghini, in area l’attaccante allora in forza al Cagliari campione d’Italia scartò Schnellinger e batté Maier con un sinistro chirurgico sul secondo palo.

Nel frattempo, a rendere epica e mitica quella partita, ci pensò anche il difensore tedesco Franz Beckenbauer che, a seguito di un infortunio di gioco, si era lussato la spalla destra. La Germania ovest aveva terminato le sostituzioni e per non lasciare i compagni in inferiorità numerica, il numero 5 in maglia bianca, allora in forza al Bayern Monaco, si fece fasciare il braccio intorno al corpo terminando l’incontro.

A dieci minuti dalla fine della partita (110′), la Germania ovest si portò sul 3-3: corner, palla spiovente in area colpita da Seeler verso Albertosi con Muller che, ancora di testa, beffò la retroguardia italiana.

Per la sesta volta, la palla ripartiva da centrocampo ed in meno di quaranta secondi la palla entrò ancora in rete: da Facchetti a Boninsegna che dalla fascia dirottò in area, superando Schulz. La palla arrivò in mezzo all’accorrente Rivera che di destro colpi di piatto e superò Maier.: 4-3. Era il minuto 111 di una partita interminabile e “drammatica”, come disse l’allora telecronista Rai Nando Martellini.

Dopo nove minuti di contenimento, Yamasaki fischiò la fine dell’incontro: Italia in finale per la terza volta nella sua storia, a 32 anni dalla finale di Parigi; Germania Ovest a giocarsi il bronzo contro l’Uruguay. La finale si giocò il 21 giugno ancora all'”Azteca”, ma a trionfare fu il Brasile per 4-1 che vinse la sua terza Coppa Rimet.

Questa è stata Italia-Germania. Ed in casa Novara, che partita c’è alla voce “partita del secolo”?

Il sodalizio azzurro in 110 anni di storia ha giocato in tutte le serie professionistiche italiane (mai in Serie D) e ha disputato migliaia di partite ufficiali. Per il tifoso del Novara ogni partita è importante, ogni partita è da vivere all’ultimo respiro (come la vittoria nell’ultimo derby con la Pro Vercelli) ed ognuna è più importante della precedente, ma mai come quella successiva.

Se dovesse scegliere la “partita del secolo” del Novara, senza dubbio il tifoso medio azzurro direbbe Bari-Novara del 25 maggio 2016, turno preliminare dei play off promozione. Motivo? Durò 120 minuti e terminò 3-4 per gli azzurri. 120 minuti davvero intensi, come il match dell’”Azteca”.

Riviviamo quel match epico.

Il Novara di quella stagione è riconosciuto come il più forte a partire dalla stagione 2012/2013, quella successiva alla retrocessione dalla Serie A. Alla guida della squadra c’era Marco Baroni e la rosa azzurra era completa in ogni settore del campo.

La squadra azzurra aveva concluso la regular season all’8° posto, l’ultimo possibile per disputare i play off, anche se dal turno preliminare.

Dopo aver chiuso il girone di andata addirittura al terzo posto, con l’inizio del 2016 gli azzurri ebbero una flessione e chiusero la stagione retrocedendo di cinque posizioni in cinque mesi. Capocannoniere del campionato azzurro era stato Felice Evacuo con 11 reti, seguito da Andrej Galabinov con dieci e Pablo Andrés Gonzalez con nove. E proprio l’attaccante bulgaro ed il cartero con quella partita entrarono nella leggenda del Novara e nel cuore dei tifosi azzurri.

Il Bari di mister Camplone aveva chiuso il campionato al quinto posto ed in virtù di questa posizione avrebbe ospitato in partita secca l’ottava in classifica, ovvero il Novara. In base al regolamento, il Bari per passare il turno doveva vincere nei tempi regolamentari (con qualsiasi risultato) o pareggiare fino al 120′.

Il Novara aveva un solo risultato a disposizione: la vittoria, nei tempi regolamentari oppure nell’extra time e vincere a Bari per la squadra azzurra non era mai stata una cosa facile: non a caso lo aveva fatto solo tre volte in venticinque occasioni.

Al “San Nicola” erano presenti 22mila spettatori, di cui una trentina provenienti dal Piemonte.

I “galletti” schieravano dall’inizio l’ex Giuseppe Gemiti ed in attacco, nei 120 minuti complessivi, giocarono (anche se non contemporaneamente) tre giocatori che vestiranno la maglia azzurra negli anni successivi: Riccardo Maniero, George Pușcaș e Gianluca Sansone.

Pronti,via e Gonzalez portò subito in vantaggio il Novara: palla all’argentino nella trequarti barese. Il numero 19 azzurro stoppò la palla, superò la marcatura di Romizi e dell’accorrente Maniero, facendo partire un sinistro potentissimo verso Micai: gol da 30 metri e stadio barese ammutolito.

Minuto 42: Casarini recuperò il pallone a centrocampo strappandolo a Valiani e con un pallonetto velenosissimo superò la difesa barese. Sulla palla si avventò come un fulmine ancora Gonzalez. Il cartero si ritrovò in area, attese Micai e lo batté, ancora una volta, di sinistro. 0-2 Novara e partita che sembrava essere archiviata con una facilità disarmante.

La ripresa cominciò senza nessun cambio e al 47′ gli azzurri calarono il tris: Corazza nella trequarti biancorossa imbeccò sulla destra Buzzegoli. Il numero 10 azzurro crossò in area dove arrivò il solito Gonzalez che, per la terza volta, di sinistro, al volo, colpì la palla che andò sotto la traversa e fece 0-3. Prima di allora, a parte la quaterna al Portogruaro del 10 ottobre 2010, mai il talento di Tandil aveva segnato tre reti in una sola partita. Mancavano ancora 43 minuti alla fine della contesa ed il passaggio del turno sembrava già ipotecato.

Sembrava”, perché se quella doveva essere la “partita del secolo” del Novara, il bello doveva ancora venire. E, giustamente, le tre reti del Bari arrivarono tra il 14′ ed il 38′: doppietta di Rosina (secondo su rigore) e gol di Pușcaș a sette minuti dalla fine.

Nel primo gol barese, Rosina fu lasciato solo di calciare verso da Costa in area mentre il rigore fu causato da un fallo di mani in area di Dickmann su colpo di testa di Dezi. Con quel risultato (3-3) si andò ai supplementari: ancora trenta minuti di paura ed angoscia dopo aver dominato per 2/3 di partita.

Al 7′ dell’extra time entrò in scena Micai: in venti secondi, il portiere mantovano in forza ai “galletti” parò due conclusioni di Casarini e la rovesciata al volo di Galabinov (entrato al minuto 67 al posto di capitan Evacuo).

La porta del Bari era diventata piccola piccola e segnare il gol che avrebbe sancito il passaggio del turno sembrava utopico.

Poi al minuto 2 del secondo tempo supplementare l’episodio che non ci voleva: Dickmann, già ammonito, fece fallo su Rosina a centrocampo. Per l’arbitro Maresca doppio giallo per il terzino azzurro e doccia anticipata per lui.

La partita già era in salita ed ora questa diventava anche piena di tornanti.

Ma se all’”Azteca” ci aveva pensato un attaccante di Alessandria a decidere l’incontro, al “San Nicola” toccò ad un attaccante di Sofia.

Minuto 9 del secondo tempo supplementare: palla da Viola a Gonzalez nella trequarti barese. L’attaccante classe 1985 vide sulla sinistra l’accorrente Lanzafame (sostituto di Corazza dall’89’). Il fantasista classe 1987 (ex Bari) fece partire un cross che trovò l’altrettanto accorrente Galabinov ad un passo dalla linea di porta, in posizione regolare. Colpo di testa dell’attaccante bulgaro e quarto gol del Novara.

Galabinov, come era nelle sue corde, non esultò ed esortò i compagni a stare calmi. Anche se gli stessi gli saltarono addosso e lo tirarono già nonostante la sua mole.

Due minuti ancora Galabinov ebbe la palla del clamoroso 3-5, ma il sinistro dell’attaccante uscì di poco. Palla calciata male da “Galagol” anche per via del ritorno su di lui di un giocatore barese.

Al 119′ la possibile beffa azzurra, ma Dezi di sforbiciata calciò fuori.

Dopo tre minuti di recupero, l’arbitro Maresca pose fine alle ostilità: amarezza tra le file baresi, gioia infinita in casa azzurra con tutta la panchina in campo ad abbracciare i compagni che avevano compiuto un’impresa senza precedenti.

Come avvenne quarantasei anni prima al Mondiale messicano, la partita successiva fu disastrosa: il Novara perse la semifinale contro il Pescara (0-2 a Novara, 4-2 all’”Adriatico-Cornacchia”) che poi in finale superò il Trapani è tornò in Serie A.

Quel Bari-Novara è stata la partita di un Novara eroico, in dieci uomini nel momento peggiore dell’incontro. E’ stato un Novara consapevole dei suoi mezzi ed è stata la vittoria di una squadra che per tutta la stagione aveva fatto saltare le coronarie ai propri tifosi, tra prestazioni “marziane” e sconfitte molto amare.

Il paragone può essere forzato, ma si sono due analogie anche con la partita dell’”Azteca”: staffetta vincente Mazzola-Rivera contro Corazza-Lanzafame; se Beckenbauer ha giocato molti minuti dei supplementari con il braccio destro al corpo per non lasciare i compagni in inferiorità numerica, Buzzegoli ha giocato fino alla sua uscita dal campo per Viola (minuto 83) con una importante fasciatura alla testa in stile anni ’20, un “accorgimento” che quella stagione aveva visto diversi calciatori del Novara giocare in quel modo (da Faraoni a Poli a Mantovani).

E’ stata la vittoria di Marco Baroni. Il tecnico azzurro approdato in estate dopo il fallimento dell’esperienza a Pescara, sulla panchina azzurra si è tolto una grande bella soddisfazione rigettando al mittente le critiche di chi lo definiva “Camomillo” e incapace di gestire una squadra come il Novara. Non a caso, dopo l’esperienza novarese, Baroni, in scadenza contrattuale il successivo 30 giugno, andò al Benevento, al debutto in Serie B e lo trascinò alla sua storica prima promozione in Serie A dove rimase fino alla decima giornata del torneo successivo. Oggi Baroni, 55 anni, allena ancora in Serie A ed è alla guida del Frosinone, dove è subentrato alla 17a giornata al posto di Moreno Longo.

Sono passati tre anni da quella epica vittoria. Il Novara quest’anno ha chiuso il campionato di Serie C al nono posto e il cammino play off si è interrotto alla seconda partita della fase a gironi. Quei magic moments sembrano un lontano ricordo. ma quando i tifosi del Novara guarderanno in tv gli high-light di Italia Germania 4-3 di Messico ’70, diranno che anche loro hanno vissuto la loro “partita del secolo” vedendo la squadra della loro città vincere a Bari con lo stesso risultato dei ragazzi di Valcareggi. Figurarsi i trenta arrivati in Puglia che hanno visto live le gesta di quel Novara.

Peccato che, a differenza dell’”Azteca”, non ci sia una targa al “San Nicola” per ricordare quell’evento. Sarebbe davvero troppo, a dirla tutta.

Ma che fine hanno fatto i giocatori della rosa del Novara Calcio della stagione 2015/2016? Eccoli qua e scopriamo dove hanno giocato nella stagione appena conclusa*

Portieri

David da Costa

Lugano (Super League, Serie A svizzera)

Andrea Tozzo

Hellas Verona

Lorenzo Montipò

Benevento

Difensori

Cristian dell’Orco

Empoli

Lorenzo Dickmann

Spal

Marco Davide Faraoni

Hellas Verona

Magnus Troest

JuveStabia

Agostino Garofalo

Venezia

Carlalberto Ludi

Ritirato (ex direttore sportivo del Novara, ora al Como)

Andrea Mantovani

Lanerossi Virtus Vicenza

Francesco Vicari

Spal

Centrocampisti

Krisztián AdorjánVirtus Entella
Francesco BolzoniBari
Daniele BuzzegoliNovara
Federico CasariniAscoli
Davide LanzafameFerencváros (Nemzeti Bajnokság I, Serie A ungherese)
Enis NadarevićAudace Cerignola (Serie D)
Nicolas SchiaviNovara
Nicolas ViolaBenevento

Attaccanti

Felice Evacuo

Trapani

Pablo Andrés Gonzalez

Novara

Andrej Galabinov

Spezia

Simone Corazza

Piacenza

*dalla lista sono stati esclusi i giocatori ceduti tra il mercato estivo e quello invernale (Fabrizio Poli, Dario Bergamelli, Desiderio Garufo, Jacopo Manconi, Roberto Rodriguez)