BREVE STORIA DI LUMELLOGNO – PROSSIMAMENTE CONTRIBUTO FILMATO

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Carlo Migliavacca

Carlo Migliavacca

La località dove sorge l’attuale Lumellogno è catalogata fra i più antichi insediamenti in tutto il territorio, sede di un abitato già nel periodo del bronzo finale (civiltà di Golasecca), attestato da ritrovamenti archeologici preistorici e anche romani, conservati al Museo civico di Novara.

   Fino al periodo alto medioevale non abbiamo alcun’altra documentazione. Di questo periodo, invece, abbiamo il primo riferimento documentario nell’atto dell’840 d.C. con cui il vescovo ADALGISO regala ai Canonici di Santa Maria le terre di diverse Pievi, fra le quali è elencata NUMENONIUM con PALIATE.

   Altra donazione la fece il vescovo DAGIBERTO fra il 908 e il 931, come scritto da un anonimo amanuense: “Il vescovo Dagiberto donò ai Canonici, a Lumellogno, una corte insieme ad un castello, con le case, gli edifici rustici e tutte le strutture pertinenti al centro fondiario”.

   Nel 985 il vescovo AUPALDO aggiunse alle donazioni precedenti anche la chiesa di Sant’Ippolito con le sue proprietà e i servi che vi erano annessi. Questa chiesa era certamente una piccola cappella che doveva servire solo alle modeste esigenze della ristrettissima popolazione del villaggio.

   Il 15 marzo 1013, i Canonici di Santa Maria acquisirono dal conte Riccardo, figlio di Ildeprando, i diritti giurisdizionali e fiscali che egli deteneva e diventarono così i Signori di Lumellogno.

   Altra espansione della proprietà avvenne a metà dell’XI secolo, allorché l’arciprete RAGINFREDO si fece cedere dal diacono Adamo, che era un maestro della cattedrale novarese, l’intero manso che egli possedeva nel villaggio. L’azienda agricola aveva un’ampiezza di poco superiore ai 7 iugeri, circa 5 ettari e mezzo.

(Questa Azienda agricola è ancora esistente ed è l’attuale “Azienda agricola ANFED Agri S.p.A” di proprietà della famiglia Pavesi e che il Cavalier Mario Pavesi, fondatore dell’omonima azienda dolciaria, la acquistò a partire dal 1950 circa.)

   Intanto, iuxta portam (accanto alla porta, inteso come periferia del villaggio) i Canonici avevano costruito un mulino che affittavano a persone di loro fiducia. Il primo contratto rimasto è del 1140.

   Accanto al mulino, inoltre, i Canonici costruirono una torre a difesa dello stesso mulino, e ancora oggi viene considerata “vanto di Lumellogno” per la sua bellezza, assieme alla stupenda pala del Tanzio da Varallo che si può ammirare nella parrocchiale.

   Questa quattrocentesca torre viene appunto chiamata “Torre dei Canonici” e fa parte della proprietà Pavesi.

   In questo periodo, nel 1100, nasce in Lumellogno Pier Lombardo, che diventerà vescovo di Parigi, poco prima della sua morte avvenuta nel 1160.

   Pier Lombardo è da tutti ricordato come “Maestro delle Sentenze” per i suoi scritti fondamentali della cultura teologica e filosofica del medioevo, sino al rinascimento.

   Dante Alighieri lo ricorderà nella Divina Commedia con le seguenti parole, nel Canto X del Paradiso, ai versi 106-107-108:

l’altro, ch’appresso adorno il nostro coro,

quel Pietro fu che con la poverella

offerse a Santa Chiesa suo tesoro.

   Il 5 gennaio 1237 la gente di Lumellogno si organizzò in Comune e, su mandato del Capitolo di Santa Maria, il Preposto Giacomo Tornielli “battendo con un legno contro una tavola, diede segnale di riunione nella casa del Gastaldo “Funzionario rappresentante del Capitolo di Santa Maria) per gli abitanti della piccola comunità per nominare il  Rettore e il  Campario”.

   Il Rettore, assieme ai Consoli nominati dal Capitolo, doveva presiedere il Consiglio del Comune, raccogliere le multe e rappresentare gli interessi di Lumellogno.

   Il Campario (Camparius), era una guardia alla quale veniva affidata la sicurezza del paese con potere di arrestare i delinquenti; questi, se passibili di multe fino a 12 denari, venivano giudicati direttamente dal Rettore e, in caso di infrazioni più gravi, dovevano essere tradotti davanti al tribunale del Capitolo il quale, essendo titolare del feudo, vi esercitava la giustizia.

   L’organizzazione comunale continuò anche con l’avvento: prima dei Visconti e poi degli Sforza che, per la somma di libre 400, nel 1466 cedettero ufficialmente ai Canonici la signoria del feudo di Lumellogno e Pagliate ai Canonici (documentazione del Comune di Novara – parte antica – presso l’Archivio di Stato).

   Lumellogno, essendo situata nelle vicinanze di Novara che era piazzaforte di confine del Ducato di Milano allora in mano degli spagnoli, dovette ricevere più volte le attenzioni degli eserciti savoiardi e francesi quando si avvicinavano a Novara, oltre a quella degli stessi spagnoli che vi si fermavano sovente, come rilevabile dai Libri del Contado custoditi all’Archivio di Stato.

   Oltre alle guerre, Lumellogno fu regolarmente funestata dalle epidemie di colera, vaiolo, tifo e peste; fino a quella terribile del 1630, quella narrata dal Manzoni nei “Promessi Sposi”.

   Voglio ricordare questo fatto perchè la popolazione di Lumellogno, negli anni successivi, a scioglimento di un voto per lo scampato pericolo, fece costruire una  chiesetta-oratorio dedicandola proprio a San Rocco, che era ed è il santo protettore degli appestati.

   A partire dal 1770 Lumellogno fu anche capoluogo di un piccolo territorio allargato alle “comuni” di Pagliate e Torrion Quartara, che non avevano amministrazione propria.

   I documenti citati ci mostrano come la gestione del Comune di Lumellogno avvenisse per democrazia diretta. Risulta, infatti, che una settimana prima, “in domenica”, si dava il pubblico annuncio che si sarebbe tenuto un “sindacato”  per discutere di cose riguardanti la Comunità; sette giorni dopo, dopo aver avvisato tutti con il suono della campana, ci si riuniva alla presenza dei due Consoli e di un notaio delegato dal Podestà di Novara che presiedeva l’assemblea popolare. Per ogni argomento, tutti i presenti partecipavano alla discussione e alla fine il notaio stendeva la relazione di quanto deciso; se necessario, l’assemblea stessa nominava una deputazione che provvedesse ad attuare quanto deliberato.

   L’arrivo delle truppe napoleoniche segnò la fine del secolare Comune di Lumellogno. Come accadde per altri piccoli comuni limitrofi a Novara (Agognate, Casalgiate, Gionzana, Isarno, Olengo, Pernate, Riotta – Riottina e Cascina Baraggia) anche Lumellogno vide il suo territorio unito a quello del capoluogo con lo scopo di ampliare sia le risorse e sia il territorio della città di Novara, che era assai piccolo in rapporto al numero degli abitanti e agli obblighi che, come capoluogo di Dipartimento e città sede di guarnigione, ricadevano su di essa. In parole povere, bisognava mantenere le truppe napoleoniche. Un primo decreto di aggregazione a Novara venne firmato da Eugenio Napoleone, Vicerè del Regno d’Italia, l’11 marzo 1808 e confermata da un decreto reale del 25 agosto 1809.

   Un appunto interessante riguarda il fatto che in quel periodo il Comune di Novara era retto dal cavalier Giacomo Pampuri, discendente di una antica e ricca famiglia di Lumellogno.

   Dopo la “campagna d’Italia” di Napoleone Bonaparte, Novara fu capitale del Dipartimento dell’Agogna, per poi essere riassegnata a Casa Savoia nel 1814.

   Con il ritorno dalla Sardegna del re Vittorio Emanuele I, in forza di un regio editto del 21 maggio 1814, il Comune di Lumellogno avrebbe dovuto riprendere la propria indipendenza, ma il Comune di Novara, il 12 dicembre 1814, inviò una supplica al sovrano chiedendo che fosse mantenuta l’aggregazione dei centri minori in vista dei forti oneri che la città doveva sopportare per il passaggio e il soggiorno delle truppe austriache. La supplica fu accolta, ma sempre in modo provvisorio.

   Fino al 1818, per il popolo di Lumellogno furono anni travagliati, di grande fermento e di lotta, il cui obiettivo era quello di mantenere la propria autonomia  rispetto al Comune capoluogo, come documenti conservati all’Archivio di Stato ci testimoniano.

   È da tutti risaputo che le persone, quando si trovano a dover affrontare difficoltà ritenute insormontabili dalla natura umana, invocano la protezione e l’aiuto del Soprannaturale, facendo promesse e voti; un po’ come avvenuto con la chiesetta-oratorio di San Rocco, la quale è stata edificata a scioglimento del voto fatto da qualche Lumellognese scampato alla pestilenza del 1629-30 e raccontata dal Manzoni nei “Promessi Sposi” .

   Successe così che  nel lontano 1815 a Lumellogno prese vita, diventando in seguito tradizione, la cerimonia del “Trasporto del Crocifisso”, in relazione alla quale venne stabilito che lo svolgimento dovesse assumere una cadenza venticinquennale.

   Era questa, inoltre, l’occasione per apportare migliorie alla chiesa parrocchiale e l’organizzazione dell’evento veniva coordinata da un Comitato di cittadini ai quali erano demandate tutte le incombenze relative. In quel lontano periodo, quindi,  detto Comitato non poteva che essere formato dai possidenti terrieri, perché i miseri “servi” non possedevano neppure i soldi per sfamare la propria famiglia.

   Nel 1817, quindi, ha avuto ufficialmente inizio la prima cerimonia del “Trasporto del Crocifisso” per tutte le vie di Lumellogno.

   Nonostante l’aver affidato le suppliche al Divino, però, nel 1818 Vittorio Emanuele I confermò l’unione definitiva delle “aggregate” al Comune di Novara, malgrado le proteste dei Lumellognesi e, in particolar modo, da parte di tutti i possidenti delle “Terre di Lumellogno” i quali si vedevano aggravare le tasse senza averne un ritorno in termini di investimento per Lumellogno. (Interessante è il leggere la lettera che Giacomo Cattaneo, portavoce dei possidenti e maggiore proprietario del paese, scrisse al Re di Sardegna nel 1817, conservata nell’Archivio di Stato – parte antica, contro l’aggregazione a Novara).

   Assorbita nel tempo la grande delusione della svanita indipendenza, i residenti di Lumellogno non dimenticarono ciò che inizialmente venne organizzato anche con un po’ di superstizione,  continuando a mantenere viva e rinnovare la cerimonia del “Trasporto del Crocifisso”, dimostrando così tutta la loro fede, la loro devozione ed il loro attaccamento alla parrocchia e alla propria terra.

A titolo di curiosità, dopo il 1817 gli altri “Festoni” sono stati celebrati nel 1842 – 1867 – 1892 – 1923 – 1946 – 1971 – 1996.

   Arrivò il 1849 con la Prima Guerra d’Indipendenza fra gli austriaci e i piemontesi, che culminò nella infausta sconfitta della Bicocca. Anche a Lumellogno si sentì l’eco degli scontri; vi furono disordini causati dalle truppe austriache che saccheggiarono parecchie case, vuotarono le cantine di Pagliate, depredarono e sequestrarono i carri dei lumellognesi.

   Anche qui, l’eredità più dura della guerra fu una epidemia di vaiolo portata dalle truppe austriache.

   Dieci anni più tardi, in occasione della Seconda Guerra d’Indipendenza (26 aprile 1859 – 12 luglio 1859), Lumellogno fu occupata dagli austriaci i quali si allontanarono al sopraggiungere dei Franco-Piemontesi comandati dal generale Cialdini e dal generale Forey, il quale si installò per alcuni giorni nella canonica.

   Mentre Lumellogno riceveva finalmente la pace militare, dalla sempre crescente divaricazione tra ricchi e poveri si creava una lotta sociale che vedeva incattivirsi i braccianti, sfruttati dalle poche famiglie di proprietari terrieri.

   Già alla fine del 1800 il Partito Socialista aveva messo salde radici in Lumellogno e aveva il suo centro di aggregazione nel Circolo Operaio Agricolo, costruito dagli stessi braccianti e operai;  proprio questo Circolo fu al centro dell’episodio più significativo, per la storia di Lumellogno, nel secolo scorso quando una squadra di fascisti tentò di dare l’assalto allo stesso Circolo di Sinistra, ma venne loro impedito dalla popolazione. Il 16 luglio 1922 avvennero fatti gravissimi, che sono ricordati come “La battaglia di Lumellogno”, nei quali vennero uccisi tre braccianti e un fascista; altri tre braccianti morirono in seguito per le ferite riportate.

   Per questo atto, il 25 aprile 2007, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la medaglia d’oro al Merito Civile alla Città di Novara con la seguente motivazione: «La popolazione di Lumellogno, “Frazione rossa” del Comune di Novara, animata da profondi ideali di Libertà e di Democrazia, si rese protagonista di un eroico episodio di Resistenza ad un raid punitivo di fascisti, sopportando la perdita di alcuni dei suoi figli migliori. Nobile esempio di spirito di sacrificio e di elevate virtù civiche».

   Con delibera n. 180 del 23/06/2010, la Giunta comunale di Novara ha titolato una via di Lumellogno a Gaudenzio Bigliani, capo-popolo della battaglia del 16 luglio 1922.

   Nel 2009, la casa di produzione Immagina S.r.l., in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza di Novara e VCO, con la regia di Vanni Vallino ha realizzato il docu-film “Novara millenovecentoventidue” che ripercorre la storia di quelle tragiche giornate novaresi.

   L’opposizione al regime totalitario fascista si rafforzò ancora di più con la Seconda Guerra Mondiale e con la Lotta partigiana.

   Lumellogno fu sempre in prima linea ed offerse tantissimi suoi giovani alla Lotta di Liberazione; fra tutti è da ricordare Claudio Fatti, medaglia di bronzo al Valor Militare.

   Il 16 dicembre 2008 sempre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha insignito la concittadina Maria Giovanna Giudice della medaglia di bronzo al Merito Civile per il suo impegno come “staffetta partigiana” al servizio della gloriosa 82^ Brigata Garibaldi “Giuseppe Osella” con la seguente motivazione: “Durante la Lotta di Liberazione, animata da profondi ideali di libertà e democrazia, con generosità, abnegazione e spirito di solidarietà, offrì il proprio sostegno come staffetta partigiana al servizio della 82^ Brigata Osella – Battaglione Ranzini”.

   Il 28 settembre 2011 Maria Giovanna Giudice ha festeggiato i sui primi 110 anni ed è entrata di diritto nell’esclusivo “club dei supercentenari”.