Caos cieli, il Nord Italia resta a terra!

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E’ durata poco la riapertura dei cieli italiani dopo lo stop causato dalla nube di cenere proveniente dall’Islanda. L’attività degli aeroporti del nord è ripresa alle 7, ma due ore dopo l’Enac ha deciso un nuovo stop che dovrebbe durare fino alle 8 di martedì.

E mentre cresce il bilancio dei danni economici causati dal blocco dei voli – tema su cui è stato convocato un Consiglio straordinario dei ministri dei trasporti Ue che si terrà in videoconferenza – compagnie aeree, società aeroportuali ma anche associazioni dei piloti, chiedono di riconsiderare le misure precauzionali finora adottate polemizzando con le autorità europee e nazionali.

Ieri è stato toccato il picco delle cancellazioni: oltre l’80% dei voli programmati. Su oltre 24.000 collegamenti in programma ne sono stati effettuati poco più di 4.000. E la conta dei danni diventa sempe più pesante. I passeggeri “vittime” del blocco dei voli sono stati finora 6,8 milioni, secondo i conteggi dell’organizzazione degli aeroporti europei. E le perdite subite dai 313 scali paralizzati hanno già raggiunto quota 136 milioni di euro, superando l’impatto negativo causato dagli attacchi terroristici dell’11 settembre.

Consapevole della situazione venutasi a creare nel settore del trasporto aereo e in quelli ad esso collegati, il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha deciso di insediare un gruppo di lavoro “ad hoc” per esaminare se e cosa può essere fatto per contenere i danni subiti da compagnie e altri operatori. In campo è scesa anche la presidenza di turno spagnola dell’Unione, che ha convocato per il pomeriggio un Consiglio straordinario dei ministri dei Trasporti per fare il punto della situazione sia dal punto di vista economico che da quello operativo.

Dopo un incontro svoltosi nel quartier generale di Eurocontrol tra dirigenti dell’agenzia per la sicurezza del trasporto aereo, presidenza Ue e il commissario ai trasporti Siim Kallas, è stato annunciato che oggi, grazie allo spostamento della nube, almeno la metà dei 28.100 voli programmati in Europa sarà operativa. E che nelle prossime ore si lavorerà, ha spiegato Kallas, per assumere «decisioni europee coordinate non più basate solo su supposizioni teoriche ma su previsioni e valutazioni pratiche basate sui voli di prova effettuati dalle compagnie».

Le compagnie aeree europee e le società aeroportuali, ma anche alcune organizzazioni dei piloti civili, stanno facendo pressioni per la ripresa dei collegamenti aerei tra le città europee. I diversi test effettuati da Klm, Lufthansa e Air France con voli di prova – ma anche quello autorizzato dall’Enac in Italia – non hanno riscontrato anomalie. L’associazione dei vettori europei (Aea) ha quindi chiesto alle competenti autorità di riesaminare le misure adottate perchè non appaiono proporzionate ai rischi reali.

Diversi Paesi hanno annunciato la riapertura immediata dei loro spazi aerei, anche se in alcuni casi dettando particolare condizioni. Così hanno fatto Italia, Austria, Polonia, Serbia, Finlandia, Croazia. La Spagna, dopo aver chiuso alcuni scali – tra cui Barcellona – per qualche ora, ha dato il via libera al sorvolo di tutto il suo territorio. In Francia restano invece chiusi gli aeroporti di Parigi e in Germania lo snodo cruciale di Francoforte (aperto solo per poche ore nel pomeriggio di oggi) e altri importanti scali. Mentre si attendono notizie sulla riapertura del Belgio e dell’Olanda (che ha però già autorizzato alcuni voli merci). Resta chiusa anche gran parte dello spazio aereo della Gran Bretagna, dove la situazione è così grave che il premier Gordon Brown ha convocato una speciale riunione con i ministri più coinvolti per valutare il da farsi.