Cosa ricordare della stagione 2019/2020 del Novara

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di Simone Balocco

Si è chiusa venerdì 17 luglio la stagione del Novara Calcio. I ragazzi di Simone Banchieri hanno perso la semifinale play off contro la Reggio Audace (la società nata due anni fa dalle ceneri della fu Reggiana), al “Città del Tricolore”: 2-1 per i ragazzi di mister Alvini andati in gol con Kargbo e Spanò, con il momentaneo pareggio azzurro al termine del primo tempo siglato da Daniele Buzzegoli.

La squadra emiliana, mercoledì 22 luglio, ha avuto la meglio in finale sul Bari (1-0) e per la prima volta nella sua storia, la prossima stagione, disputerà il campionato di Serie B. O meglio, dopo 21 anni, la Reggiana tornerà tra i cadetti. Protagonisti della vittoria sul quotato Bari di mister Vivarini e  degli ex Novara Scavone e Simeri, gli stessi del 17 luglio: gol vittoria di Kargbo e capitan Spanò che alza la coppa dei play off al cielo.

La prossima stagione, che inizierà il prossimo 27 settembre, vedrà il Novara affrontare il suo terzo campionato di Serie C consecutivo, il 21° nella terza serie nazionale nella sua ultracentenaria storia.

Il termine per la scadenza dell’iscrizione al campionato è fissato per mercoledì 5 agosto.

Si è chiusa in uno stadio di Serie A (lo stadio di Reggio nell’Emilia ospita, dalla stagione 2013/2014, le partite casalinghe del Sassuolo) una delle più lunghe stagioni della squadra azzurra, iniziata sabato 3 agosto allo stadio “Giovanni Paolo II” di Francavilla Fontana, in Provincia di Brindisi, nel primo turno di Coppa Italia contro la Virtus Francavilla. Il Novara ha visto abbassare la “serranda” della stagione quasi un anno dopo, anche per colpa di una stagione davvero sofferta. “Sofferta” assolutamente non per i risultati ottenuti, ma perché il calcio italiano ha dovuto fare i conti con la pandemia del Covid-19 che ha stravolto non solo il calcio italiano a tutti i livelli, ma anche la vita degli italiani. Un virus che ha portato alla morte di oltre 35mila nostri connazionali ed oltre 620mila morti e oltre 15 milioni di contagiati nel Mondo.

L’8 giugno la Lega di Serie C ha stabilito che la regular season si sarebbe interrotta in base all’ultima giornata dei tre gironi: promosse in Serie B Monza, Lanerossi Vicenza Virtus e Reggina in quanto la primo posto in classifica, retrocesse in Serie D le ultime squadre dei tre gironi (Gozzano, Rimini e Rieti), il 27 e 30 giugno si sarebbero giocate le partite dei play out salvezza, il 27 giugno si sarebbe giocata la finale di Coppa Italia di Serie C tra Juventus Under 23 e Ternana, dal 30 giugno sarebbero iniziati i play off promozione con finale il 22 luglio.

L’ultima partita del Novara disputata prima del lock down nazionale risaliva al match esterno di Gorgonzola del 16 febbraio contro l’Albinoleffe, con vittoria della squadra di mister Zaffaroni. Da allora, fino al kick off del 30 giugno dei play off (ironia della sorte ancora contro l’Albinoleffe), 134 giorni di stop forzato per i ragazzi di Banchieri.

Poi c’è stata la cavalcata play off, con gli azzurri che, dal 7° posto in classifica (erano ottavi, ma l’algoritmo ha premiato gli azzurri con una posizione in più), si sono spinti fino al “gran ballo” delle semifinali, eliminando una dopo l’altra Albinoleffe (0-0 al “Piola”), Pontedera (con vittoria azzurra a tavolino per forfait dei toscani nei play off), Renate (1-2), Carpi (1-2) fino alla sconfitta di Reggio Emilia.

Una stagione molto entusiasmante che nessuno tifoso azzurro (nemmeno il più positivo tra i positivi) avrebbe auspicato: arrivare ad un passo dalla finale promozione in Serie B. Ed essendo stata una stagione nel complesso positiva, ecco i momenti e gli episodi degni di nota e di essere ricordati.

 

La scoperta del talento di Tommaso Barbieri

Fino al 18 luglio scorso, il giorno prima del raduno estivo di Novarello, nessuno sapeva chi fosse Tommaso Barbieri. Terzino destro della Under 16 di Simone Banchieri campione d’Italia di Serie C di categoria, questo giocatore era sconosciuto ai più. Il giovane è stato aggregato alla prima squadra giusto per fare la preparazione con i “grandi”. Barbieri, classe 2002, ha convinto fin da subito il mister e lo ha fatto debuttare in prima squadra il 3 agosto nella trasferta di Francavilla Fontana. Nonostante la sconfitta e l’immediata eliminazione della squadra azzurra dalla manifestazione, una prova sufficiente per un ragazzo che avrebbe compiuto qualche giorno dopo solo 17 anni (il prossimo 26 agosto diventerà maggiorenne).

Tanti hanno pensato che questo giocatore sarebbe stato “retrocesso” nella formazione Berretti di Giacomo Gattuso, perché a quell’età è opportuno (o così si penserebbe) che si giochi nella categoria giovanile di riferimento in attesa di fare il “salto” in prima squadra al momento giusto.

Invece Tommaso Barbieri ha poi giocato il quarto d’ora finale contro il Monza alla seconda giornata e settanta minuti contro il Lecco la domenica successiva, debuttando da titolare in campionato.

Banchieri ha sempre creduto in lui e gli ha sempre riposto fiducia, anche perché a Novarello il tecnico di San Mauro Torinese è uno che con i giovani ha sempre avuto un certo feeling. Peccato che il giovane terzino destro abbia sofferto più del dovuto contro i lombardi bianco-celesti, creando qualche mugugno tra i tifosi. Banchieri lo ha sostituito al minuto 70 con Tommaso Cassandro, anche lui terzino destro, ma più esperto.

Eppure Barbieri, sguardo da ragazzino delle superiori, grazie alla fiducia ripostagli dal mister, nelle successive partite (contro Pontedera e Pergolettese) ha giocato con maggiore frequenza, salvo stare in panchina contro il Gozzano nel derby di andata del 25 settembre.

Poi il 29 settembre, nella partita interna contro l’Albinoleffe, il momento top. Minuto 65 e squadre sullo 0-0. Cross di Piscitella da sinistra verso l’area e sulla palla Barbieri saltò più in alto di tutti. Colpo di testa e Savino battuto. Novara in vantaggio con il gol del suo giovane giocatore: il numero 26 azzurro esplose di gioia ed i suoi compagni lo abbracciarono e si complimentarono con lui. Al triplice fischio arrivarono i tre punti proprio grazie al gol del baby Barbieri: il Novara aveva vinto la sua quarta partita in sette giornate grazie al gol del suo baby talento.

Quella rete contro i bergamaschi è stata storica perché Tommaso Barbieri è diventato il più giovane giocatore del Novara a segnare in campionato. Il primato se lo gioca, a dire il vero, con l’attaccante Fulvio Macchi che, nella stagione 1956/1957, con il Novara in Serie B, segnò due reti nelle tre partite in cui fu schierato in campo da mister Barrera. Comunque Barbieri ha stabilito un primato: è diventato il primo classe 2002 a segnare nei campionati professionisti italiani, precedendo anche l’attuale classe 2002 più forte di tutti, l’interista Sebastiano Esposito, andato in gol “solo” il 21 dicembre successivo su rigore contro il Genoa al “Meazza”.

Tutti i tifosi azzurri (anche quelli che mugugnavano contro di lui ogni volta che contro il Lecco si lasciava scappare il suo “uomo”) sono diventati pazzi di questo ragazzino il cui nome andò il giorno dopo sui giornali: a Novarello era “nato” un nuovo campione in erba come i tanti precedenti?

Si è scoperto che Tommaso Barbieri è un fan dei “colleghi” Joao Cancelo, Trent Alexander-Arnold e Kyle Walker, è un tifoso milanista, è nato il 26 agosto 2002 (e non il 1° gennaio 2002 come era apparso in alcuni siti) e pochi giorni dopo il gol ha firmato il suo primo contratto da professionista.

Le prestazione del terzino destro del Novara non sono passate inosservate ed il 4 ottobre Tommaso Barbieri è stato convocato in Nazionale Under 17 per uno stage di preparazione al Mondiale che si sarebbe tenuto in Brasile poche settimane dopo, dal 26 ottobre al 17 novembre. Barbieri saltò la trasferta di Gorgonzola contro la Giana Erminio del 13 ottobre, lasciando il posto a “titolare” Cassandro.

Barbieri tornò poi ad essere convocato in prima squadra solo il 25 novembre per la trasferta di Arezzo, saltando sette partite.

Infortunio? Scelta tecnica? Nessuno di questi: Tommaso Barbieri si è imbarcato sull’aereo con destinazione “Mondiali di calcio Under 17” in Brasile. Per la prima volta nella storia del Novara, un suo giocatore era stato convocato per una manifestazione internazionale. Diversi giocatori azzurri negli anni precedenti avevano preso parte ad un Europeo Under 21 (Bardi), ad alcune partite della Under 21 (Vicari, Montipò), della Under 18 (Stoppa, Collodel, Manconi) o delle Universiadi (Faragò), ma mai nessun giocatore del Novara era mai stato convocato per un Mondiale, seppur giovanile. E la cosa curiosa è che Barbieri, dei 21 convocati per il Mondiale dal Commissario tecnico Carmine Nunziata:

  • è stato l’unico proveniente da una squadra di Serie C;
  • è stato l’unico ad aver giocato tra i professionisti almeno una partita;
  • è stato l’unico ad aver segnato almeno un gol da professionista.

Barbieri in Brasile non ha giocato le prime due partite del girone contro le Isole Salomone ed il Messico, giocando 90 minuti contro il Paraguay nell’ultima partita del girone, poi una decina contro l’Equador negli ottavi di finale ed una ventina nei quarti di finale contro il Brasile. Contro i verde-oro (poi vincitori della rassegna) è terminata la corsa azzurra e i ragazzi poi tornati alle rispettive squadre di appartenenza.

A oggi Tommaso Barbieri, il cui nome è finito sul taccuino di molte squadre di Serie A, ha chiuso la stagione complessivamente con 18 presenze (diciassette dal 1′, otto volte sostituito) in campionato, un gol e due cartellini gialli. Addirittura Barbieri non è stato il più giovane azzurro a giocare almeno una partita quest’anno: è stato “battuto” da Alessio Pinotti il 9 febbraio contro il Gozzano, dove segnò, da subentrato, il gol del definitivo 4-1 (anche se molti tabellini danno il quarto gol azzurro ad “opera” del gozzanese Rizzo).

La domanda che tutti i tifosi si pongono è: Tommaso Barbieri rimarrà a Novara o verrà ceduto? Lo si scoprirà al termine del prossimo mercato che inizierà, causa Covid, il prossimo 1 settembre e terminerà il 5 ottobre.

 

21 dicembre 2019, il cambio di proprietà

Il 22 dicembre 2019 il Novara ha compiuto 111 anni: era il 22 dicembre 1908 quando un gruppo di studenti fondò il primo nucleo della squadra. Da allora, il Novara ha sempre giocato tra i professionisti, non è mai fallito a livello societario e questo per la società (e per i tifosi) è vanto di orgoglio perché solo altre undici squadre in Italia possono fregiarsi di questi due primati.

Ed il 111° compleanno è stato festeggiato dalla nuova dirigenza azzurra insediatasi…il giorno prima. Eh si perché il 21 dicembre 2019 per il Novara è stata una data molto importante: dopo tredici anni ha lasciato Massimo de Salvo (e la sua famiglia) per far posto al nuovo management. Il nuovo presidente (ed Amministratore delegato) è Marcello Cianci, la vice-Presidente è Elisa Rullo mentre il patron è il padre di quest’ultima, Maurizio. Direttore generale è rimasto Roberto Nespoli, direttore generale azzurro dal gennaio 2019. Cianci è diventato il presidente numero trentaquattro della storia del club, mentre Elisa Rullo è la prima donna a ricoprire un incarico di vice-Presidente.

La nuova presidenza, presentatasi attraverso una conferenza stampa organizzata ad hoc a Novarello, è a capo di un gruppo internazionale con sede a Monaco di Baviera ed operante nel business del recupero e del riciclo di materiali ferrosi e non e del loro commercio, con una sede anche a Cressa. E come spesso accade, il cambio di gestione ha portato a cambiamenti ed il primo è stato l’esonero del direttore sportivo Moreno Zebi: al suo posto è subentrato Orlando Urbano.

La decisione di cambiare il direttore sportivo non è piaciuta a tanti tifosi poiché ritenevano Zebi una persona capace e “rea” di aver portato a Novara giocatori ottimali per Banchieri e che hanno permesso alla squadra di chiudere il girone di andata con un insperato quarto posto, posizione neanche preventivata dal tifoso più ottimista il 26 agosto mattina, a poche ore dal debutto in campionato in casa contro la Juventus Under 23.

La nuova presidenza ha mostrato interesse fin da subito ad entrare nel cuore dei tifosi, un po’ scettici all’inizio su di loro. I vertici societari non sono mai mancati alle partite casalinghe e alle trasferte, play off compresi, salutando sempre i tifosi e mostrando loro sciarpe e toni di incitamento. Dopo un mercato invernale non molto soddisfacente, ora per la coppia Cianci-Rullo è arrivata la “prova del nove”: allestire una squadra competitiva pronta a lottare per i piani alti della classifica, tornare competitiva e cercare l’assalto alla Serie B. Non sarà facile, ma sicuramente la nuova dirigenza farà il possibile.

Con l’addio di Massimo de Salvo, si è chiusa un’era per il Novara: la sua presidenza è stata la seconda più lunga della storia del club, alla pari con quella di Francesco Plodari (2006-2019 contro 1957-1970). La presidenza più lunga è stata quella di Santino Tarantola, al timone della società azzurra per 14 stagioni (1970-1984, subito dopo Plodari).

Il management de Salvo è stato quello con più risultati di rilievo:

  • vittoria di due campionati di Lega Pro (2009/2010; 2014/2015);
  • vittoria di due Supercoppe di Lega Pro (2009/2010; 2014/2015);
  • vittoria dei play off di Serie B (2010/2011)
  • sei stagioni in Serie B (2010/2011; 2012-2014; 2015-2018)
  • due sconfitte nelle semifinali play off promozione (2012/2013; 2015/2016)
  • tre ottavi di finale di Coppa Italia (2009/2010; 2011/2012: 2018/2019)
  • una stagione in Serie A (2011/2012)

Per non parlare dei successi delle squadre giovanili anche a livello nazionale, Berretti e Primavera in primis.

E proprio questo il merito che i de Salvo hanno avuto e sempre avranno (almeno fino ad un colpaccio dei Cianci-Rullo nel breve periodo): l’aver portato il Novara in massima serie dopo 55 anni. Un sogno che sembrava irrealizzabile il 14 novembre 2006 quando questa famiglia brianzola con interessi nelle cliniche private decise di rilevare il Novara da Pippo Resta.

Anche se la Serie A è durata una sola stagione, i de Salvo hanno cercato in questi anni di riportare il Novara in massima serie o comunque a lottare per qualcosa di importante.

Nelle ultime tre stagioni c’è stato un progressivo distacco di “MdS” dal Novara, tanto da fare arrabbiare molti tifosi che invocavano un cambio al vertice del club per il bene di tutti.

Dopo alcune voci diventate concrete nell’estate 2019 (e le solite voci “incontrollate”), dal 21 dicembre il Novara ha un nuovo Presidente ed una nuova dirigenza. I tifosi azzurri sperano che il nuovo organigramma societario possa farli ancora sognare. Domani, dopodomani, negli anni a venire. E pazienza se tra giugno e luglio ci sono stati dei cambiamenti storici a livello dirigenziale.

 

La signora Maria Marotta di Sapri, Salerno

Il match fra Pontedera e Novara, giocato il 15 settembre allo stadio “Mannucci”, ha avuto per il Novara una valenza storica: è stato il suo primo match arbitrato da una donna.

Nella sua storia ultracentenaria, il Novara ha avuto migliaia di arbitraggi e qualche volta al “Piola” si è visto qualche guardalinee del gentil sesso, ma mai una “fischietta”.

La partita contro il Pontedera terminò 0-0 e l’arbitraggio della signora Marotta non fu malaccio.

La signorina Marotta, classe 1984, è l’unica “arbitra” a livello professionistico in Italia. “Fischietta” dal 2016, ha iniziato nei Dilettanti, da due stagioni arbitra in Serie C ed è anche arbitro internazionale, ovvero può arbitrare partite tra due squadre straniere, anche a livello di Nazionale maggiore: ha arbitrato il match di qualificazione agli Europei femminili Under 19 tra la Bielorussia e la Slovenia.

Sarebbe bello se ci fossero più arbitraggi femminili in tutte le serie calcistiche. Del resto, una donna ha arbitrato lo scorso anno la finale di Supercoppa europea e speriamo che possano esserci più “fischietti rosa”.

E chissà se la prossima stagione la signora Marotta la si vedrà al “Piola”.

 

La morte di Giovanni Udovicich

Mercoledì 4 settembre 2019 è stato un giorno luttuoso non solo per i tifosi del Novara, ma per il calcio nazionale: è morto, all’età di 79 anni, Giovanni Udovicich. Detto “Nini”, Udovicich ha rappresentato in pieno regola il concetto di “calciatore-bandiera”: un calciatore che ha militato sempre e solo in una sola squadra rifiutando ingaggi da parte di squadre di serie maggiori.

La notizia della sua morte ha fatto il giro del Paese tra pagine social, SportMediaset, TeleVideo e molti quotidiani nazionali (sportivi e non) hanno dedicato a Giovanni Udovicich un grande spazio per ricordarlo.

Giovanni Udovicich abitava a Novara da quando aveva 14 anni, quando raggiunse il Piemonte dalla lontana Fiume. Gli Udovicich furono scacciati come altri 300mila dalle loro terre dalle forze di Tito che avevano ripreso quella parte di territorio italiano dopo i trattati di pace di Parigi del 1947 e gli Udovicich trovarono nella città di San Gaudenzio la loro nuova casa, anche se distante 530 km dalle loro radici. Prima si insediarono, come tutti gli esuli giuliano-dalmati giunti in città, alla caserma “Perrone” e poi in una zona della città costruita ad hoc per loro, il Villaggio Dalmazia.

Giovanni Udovicich ha vestito la maglia del Novara 516 volte, segnando anche dieci reti. La sua maglia numero 5 ha girato l’Italia pallonara e, unita alla sua incipiente calvizie, il giocatore è entrato nel cuore di tutti gli appassionati che facevano a gara per avere la sua “figu”.

Udovicich con la maglia azzurra ha giocato diciassette stagioni nello stadio di via Alcarotti ed una in quello di viale Kennedy, giocando complessivamente tredici stagioni in Serie B e cinque in Serie C.

“Nini” è stato l’emblema del Novara di Lamberto Giorgis (morto, ironia del destino, cinque giorni prima di Udovicich), capace di lottare per la promozione in Serie A nella stagione 1974/1975 fino alle ultime partite, con gli azzurri che chiusero la stagione al sesto posto nonostante i fatti di Catanzaro. Chiuse la carriera la stagione successiva a causa di un infortunio al ginocchio: un intervento che oggi, con la tecnologia chirurgica del 2020, in pochissimi mesi, riesce a far tornare l’atleta in campo, ma che allora significava il ritiro dall’attività agonistica.

Un amore azzurro quello tra Udovicich ed il Novara iniziato l’11 febbraio 1958 a Bari e chiuso “tra le mura amiche” il 30 maggio 1976 contro la Ternana.

In azzurro, Nini Udovicich vinse due campionati di Serie C ma “prese parte” a due amare retrocessioni in Serie C, di cui una ancora oggi molto contestata per un presunto illecito.

Di Giovanni Udovicich rimane il mito, un record di presenze che in casa azzurra dura dal suo ritiro e che durerà per tanti altri anni anche perché oggi è molto difficile che un calciatore (di qualsiasi squadra e categoria) riesca a giocare diciotto stagioni consecutive con una sola maglia. Per carità, questi calciatori ci sono e si chiamano, per l’appunto, “bandiera”, una merce molto rara nel nostro calcio (a tutti i livelli).

Il calcio di Udovicich è stato un calcio umano, dove la maglia non era solo una cosa in sintetico da indossare la domenica prima della partita, ma un qualcosa che si indossava nel cuore, nell’anima e nella mente. E non a caso, con la morte dell’ex capitano azzurro, è “morta” una delle ultime bandiere del calcio nazionale: giocatori che hanno deciso (senza rimpiangerlo mai) di mettere la loro squadra davanti a tutto e a tutti. Un segno di riconoscenza verso una piazza calcistica tranquilla che da mercoledì 4 settembre 2019 è orfana del suo mito, del suo simbolo, della sua storia recente.

Il giorno del suo funerale, la chiesa parrocchiale di San Martino era piena di tifosi ed amici dello storico calciatore, commossi nel suo ricordo.

Oggi si parla di dedicare all’ex bandiera azzurra la Curva Nord del “Piola”; feudo del tifo novarese, anche se tanti vorrebbero che addirittura venisse cambiato il nome dello stadio, in quanto Silvio Piola a Novara ha giocato “solo” sette stagioni (ed è il top scorer azzurro in Serie A), ma non è del tutto “novarese” (avendo giocato in carriera cinque stagioni con la Pro Vercelli, nove con la Lazio e tre tra Torino e Juventus), mentre Udovicich vi ha giocato quasi il triplo del tempo in più.

E nella stessa “Nord” (ed in trasferta), da tre stagioni, sventola una maxi-bandiera con l’effige proprio di Udovicich. Ed il “bandierone” ha fatto il giro dello stadio prima del calcio di inizio di Novara-Lecco giocata tre giorni dopo dalla scomparsa di Udovicich. Un momento di grande emozione e commozione, con lo stadio azzurro in piedi ad applaudire il passaggio della bandiera per tutto il campo. E la partita è stata vinta dal Novara per 3-0 che ha omaggiato come meglio non poteva il suo ex storico capitano.

Udovicich è stato il simbolo di quella “novaresità calcistica” che ora non c’è più, con l’unico cruccio di non aver mai giocato in massima serie. Ma lui testardo: sempre e solo Novara, orgoglio e vanto di tutta la città.

 

Il black out di Lecco, i 23′ di buio di Gorgonzola e l’impianto di irrigazione partito di colpo a Meda

Lecco-Novara ricorda tante partite in Serie C2 degli anni Ottanta-Novanta, quando in campo e sugli spalti c’erano battaglie. E anche quest’anno, il match tra azzurri e blu-celesti ha regalato grandi emozioni.

Il match di andata, giocato il 7 settembre, si era concluso con il punteggio di 3-0 mentre il match di ritorno, giocato il 19 gennaio scorso, terminò con la vittoria dei lombardi per 3-2. Una sconfitta ineccepibile per Gonzalez e soci che poteva finire anche con un risultato più largo. Ma il match del “Rigamonti-Ceppi” sarà ricordato per tanto tempo dai tifosi azzurri per cosa successe al minuto 15 del secondo tempo: black out dell’impianto di illuminazione.

Una situazione surreale che ha visto per oltre mezzora l’impianto di illuminazione spegnersi e riaccendersi diverse volte, lasciando tutti completamente al buio. Durante l’attesa, e con le squadre negli spogliatoi in attesa che si riprendesse a giocare, i tifosi del Lecco hanno fatto una “coreografia” con le luci dei loro telefoni cellulari.

In base al regolamento, il Novara avrebbe avuto la vittoria a tavolino se la partita non fosse ricominciata entro quarantacinque minuti dall’evento. L’arbitro dell’incontro, il signor Marini, ha fischiato, finalmente, la ripresa del gioco dopo oltre 30 minuti, facendo infuriare la panchina azzurra. La rabbia della panchina azzurra non era dovuta tanto al fatto che mancassero pochi minuti al “raggiungimento” dei quarantacinque minuti di attesa, ma perché la partita non era del tutto regolare visto che la luce che proveniva dai riflettori del “Rigamonti-Ceppi” non era potente, danneggiando la visuale di gioco degli azzurri.

Non è stata la prima volta, nel breve periodo, che al Novara è capitato di interrompere la partita per un black out su un campo avversario: era già capitato il 26 agosto 2017 allo stadio “Cabassi” contro il Carpi, ma la partita rimase interrotta per una decina di minuti scarsi. Anche quella volta, il Novara perse.

Come se non bastasse, anche il 16 febbraio scorso, il Novara ha avuto a che fare, ancora una volta in trasferta, con un altro problema all’impianto di illuminazione: allo stadio “Comunale” di Gorgonzola, prima che iniziasse il match contro l’Albinoleffe, non si accesero i lampioni. E fino al 21′ rimasero spenti, lasciando il campo oscurato. L’arbitro dell’incontro, il signor Cudini, decise di interrompere la partita in attesa che i tecnici risolvessero il problema e dopo ventitre minuti di attesa, la partita è ricominciata. Anche questa volta, un’altra sconfitta per il Novara: 1-0.

Nessuna sconfitta invece a Meda contro il Renate, il 9 luglio, durante il match del primo turno della fase nazionale play off: sul punteggio di 1-1, nella ripresa, di punto in bianco, la partita è stata sospesa per qualche minuto poiché ad un certo punto si è messo in moto l’impianto di irrigazione del campo. Una pausa davvero molto curiosa.

E’ durato circa sei minuti il black out, ancora una volta, al “Cabassi” di Carpi nella partita del secondo turno play off: a differenza di quanto successe tre anni prima, la luce c’era anche se non abbastanza per illuminare il campo. Il Novara vinse a Carpi e volò in semifinale play off.

 

Novara-Monza ed il ricavato in beneficenza

Fino allo stop del campionato per Coronavirus, alla 27a giornata (per i gironi A e B, 30a per il girone C), il Monza di mister Brocchi era in testa al campionato con un vantaggio siderale nei confronti della seconda in classifica, la Carrarese: troppo elevato il livello dei giocatori della rosa biancorossa rispetto agli avversari. Se non si fosse fermato il campionato, il Monza avrebbe (sicuramente) vinto il campionato sul campo.

Per la squadra di patron Silvio Berlusconi, ecco diventare realtà il ritorno in Serie B, serie che il “Munscia” non disputa dalla stagione 1999/2000. Da allora, tanta Lega Pro ed un fallimento che ha visto i brianzoli giocare una stagione anche in Serie D.

Anche il Novara, in stagione, ha dovuto pagare pegno contro Armellino e soci: 2-0 senza appello al “Brianteo”, 0-3 al “Piola” con un Novara molto più in partita rispetto agli avversari almeno fino al minuto 65. Ovvero fino alla topica di Marchegiani sul tiro di Morosini e con il gol di rapina di Finotto. Da quel momento, il Monza ha dilagato prima con il rigore netto segnato da Gliozzi sette minuti dopo il vantaggio e poi con il terzo gol da parte del giovane Rauti siglato a un minuto dal suo ingresso in campo (e al debutto con la squadra lombarda).

In casa Novara, tanto rammarico per una partita giocata nel complesso bene e che avrebbe anche potuto vedere gli azzurri in vantaggio di almeno due gol se la palla…fosse entrata. Ma del resto contro la corazzata del girone, al Novara dei giovani (Banchieri ha chiuso la partita con in campo un classe 2002, un 2001, un 2000 e due 1998) non si poteva pretendere di più e non erano queste le due partite dove fare punti.

Ma Novara-Monza ha avuto un significato molto importante, in parte perché è stato il debutto della nuova presidenza (presenti Maurizio ed Elisa Rullo, Marcello Cianci, Orlando Urbano), ma perché proprio il nuovo management ha deciso che l’intero incasso del match sarebbe stato totalmente devoluto in beneficenza al reparto di Pediatria dell’Ospedale Maggiore: il contributo sarebbe stato speso per l’acquisto di uno speciale ventilatore portatile utilizzato per le risonanze magnetiche dei neonati.

Per l’occasione sono stati venduti, alla modica cifra di 2 euro in tutti i settori (compreso quello riservato ai tifosi monzesi), 6.300 biglietti per un incasso di oltre 12mila euro. Un bel gesto nei confronti dei bambini più bisognosi.

Ma ha fatto molto piacere sapere che la famiglia Rullo ha versato al reparto dell’ospedale novarese la parte “mancante” per l’acquisto dell’apparecchio che ha un costo (stimato) di trentamila euro.

Un gesto di umanità e di sensibilità unica da parte della nuova dirigenza azzurra che ha sopperito alla cocente sconfitta della squadra.

 

Il deserto contro la Juventus Under 23

Molte squadre straniere hanno (da tanti anni) una squadra “B” che milita nei campionati professionistici. Squadre composte dai giocatori del vivaio, una sorta di “Primavera” in competizione contro squadre professionistiche. Unica particolarità: la squadra “A” e quella “B” non possono giocare nello stesso campionato.

La presenza di “seconde squadre” è una consuetudine in Spagna, dove le los equipo filiales giocano tra Segunda division, Segunda division B e Tercera division (Atlético Madrid, Celta Vigo, Getafe, Real Madrid, Real Oviedo, Sporting Gijon, Alaves, Athletic Bilbao, Osasuna, Real Valladolid, Real Sociedad, Barcellona, Espanyol, Levante, Valencia, Villarreal, Cadice, Granada e Siviglia).

In Italia, sono anni che si parla di fare come in Spagna e la cosa è diventata realtà solo nell’estate 2018 con l’introduzione, in Serie C, della Juventus Under 23: dovevano prendervi parte altre squadre, ma alla fine solo i bianconeri hanno schierato la loro seconda squadra.

In base al regolamento, la Juventus Under 23 può ambire a giocare al massimo in Serie B e in queste due stagioni la squadra bianconera ha chiuso il campionato all’undicesimo posto e al decimo. La squadra allenata da Fabio Pecchia però, il 27 giugno, ha vinto la Coppa Italia di Serie C, sconfiggendo in finale la Ternana. Con quella vittoria, la Juventus Under 23 si è guadagnato il passaggio automatico al primo turno della fase nazionale play off, “premio” per la squadra che vince la coppa nazionale di categoria.

In queste due stagioni, molti giocatori di quella “Under 23” hanno giocato in prima squadra o sono stati convocati da Massimiliano Allegri e da Maurizio Sarri (diciotto giocatori aggregati, ma alcuni si sono ritagliati una fetta di Serie A).

Però c’è un…però: l’esperimento delle seconde squadre, almeno qua da noi, è un fallimento. E non solo perché solo una squadra di Serie A ha schierato la sua formazione: ogni volta questa squadra gioca senza tifosi perché la Juventus Under 23, a differenza della prima squadra, non ha seguito né in casa (sul “neutro” del “Moccagatta” di Alessandra) né in trasferta.

Ogni volta che la Juve Under 23 gioca in casa, gli spalti sono vuoti se non la tribuna e il settore ospiti. Ed il 22 gennaio contro il Novara, nel match di recupero della prima giornata, in viale degli Orti, ci saranno stati più di un centinaio di tifosi in tribuna e un altro centinaio nel settore ospiti. Va da sé che in quella partita la quasi totalità dei presenti proveniva da Novara perché in città era San Gaudenzio e, complice la festa patronale, c’erano più tifosi sicuramente rispetto ad un’altra occasione. Ma se si il match fosse stato recuperato un altro giorno durante la settimana, sugli spalti del “Moccagatta”, metaforicamente, sarebbero volate le palle di fieno.

 

I problemi cardiaci di Davide Bove

Domenica 1 dicembre il Novara è stato beffato al 94′ dalla Pianese con il gol di Momenté sotto una pioggia battente a trenta secondi dal termine del quarto minuto di recupero, pareggiando il gol iniziale di Pablo Andrés Gonzalez, alla prima marcatura stagionale.

Azzurri usciti dal campo con l’amaro in bocca per la seconda volta in sei giorni dopo la sconfitta subita ad Arezzo (con Buzzegoli e compagni avanti per primi, poi raggiunti e trafitti da Cutolo con due calci di rigore). L’unica nota positiva di quei 94 minuti di gioco è stato il debutto in stagione di Davide Bove.

Chi sta leggendo, e conosce poco le vicende del Novara, potrebbe pensare: come mai Davide Bove ha debuttato in campionato solamente alla 17a giornata? C’è da riavvolgere il nastro della storia allo scorso 23 luglio, quando il Novara fece uscire questo comunicato stampa:

“La Società Novara Calcio al fine di inviare a tutti i soggetti interessati una corretta informativa, comunica che si è deciso di comune accordo con i professionisti medici, col nostro tesserato Davide Bove e con lo Staff, di far rispettare all’atleta un periodo di riposo precauzionale.

A seguito di una serie di approfondimenti, che la nostra Società fa sempre effettuare ai propri tesserati, è emersa una lieve problematica in ambito cardiaco.

Tale patologia è sotto controllo e non pregiudica il prosieguo della vita professionale del giocatore ma guardando prima l’uomo e poi lo sportivo, vogliamo esser certi che tale situazione sia affrontata nel modo migliore possibile affinché Davide sia sicuro che anche in futuro nessun fenomeno si ripresenti.

Pertanto pur potendo essere idoneo all’attività ma nel rispetto dell’uomo e della sua integrità presente e futura, riteniamo doveroso rispettare il periodo di tre mesi di sospensione dell’attività agonistica al termine del quale potrà riprendere il suo naturale percorso.”*

Un fulmine a ciel sereno proprio quando la squadra avrebbe incominciato la preparazione estiva. Una notizia che nessuno sportivo professionista vorrebbe mai sentire: interruzione (anche solo temporanea) dell’attività agonistica per problemi cardiaci.

Il difensore centrale classe 1998, alla sua seconda stagione tra i professionisti, dopo l’uscita del comunicato, è stato subissato di auguri di pronta guarigione sui social network da parte di compagni di squadra, amici e tifosi. Tifosi preoccupati per la salute del loro giocatore, tra i più positivi della scorsa stagione, tanto da vincere il premio de “I Fedelissimi” come miglior giocatore dello scorso campionato.

La sua ultima partita giocata è stata contro l’Arezzo il 15 maggio 2019 nel secondo turno dei play off promozione, dove giocò tutta la partita.

Un’assenza forzata di 199 giorni (15 maggio – 30 novembre), ma che ora vedrà Davide Bove alla ricerca della condizione fisica ottimale per lottare per una maglia da titolare per la prossima stagione.

Bove nei mesi di assenza non è mai mancato alle partite in casa, presentandosi in campo nei warm up pre partita in borghese. E la prima volta del giocatore in “tuta e scarpini”, al “Piola”, è stato il 10 novembre scorso, nel riscaldamento prima del match interno contro il Como, dove ha ricevuto la prima convocazione stagionale da parte di mister Simone Banchieri. Il tecnico azzurro lo ha successivamente convocato anche per Olbia, Arezzo e, appunto, Pianese.

Durante la partita contro il Como, dalla Curva Nord, è partito un coro in favore del ragazzo, con lui che si è alzato dalla panchina, ha rivolto lo sguardo verso i tifosi e ha ringraziato lo stadio che nel frattempo si era accodato al coro. E poi finalmente il ritorno nell’undici titolare domenica 1 dicembre.

La fortuna ha voluto che il posto di Bove in difesa fosse stato preso dagli altrettanto giovani compagni di reparto Cesare Pogliano e Marco Bellich. Come dire: la sua assenza è stata ben compensata.

Chissà cosa avrà pensato Davide nei mesi di assenza forzata dai campi da gioco, proprio nel momento in cui si formalizzava per lui un’altra possibile stagione da titolare (lo scorso campionato, per lui, trentatre partite da titolare e quattro da subentrato sulle quarantatre totali giocate dal Novara).

Ora per il difensore centrale nativo di Benevento, cresciuto con il mito di Sergio Ramos e che in maglia Novara ha avuto come mentore un certo Carlalberto Ludi (da cui ha ereditato ora lo stesso numero di maglia di quando “Charly” giocava), il ritorno alla vita calcistica. Una vita calcistica che lo ha visto praticamente da sempre giocare con la maglia del Novara, dagli esordienti alla fascia di capitano nella Primavera di Giacomo Gattuso fino al debutto dal 1′, il 3 novembre 2018, in prima squadra, niente meno che nel derby contro la Pro Vercelli, e ai 90 minuti contro la Lazio negli ottavi di finale della scorsa Coppa Italia, marcando gente come Immobile, Milinkovic-Savic e Caicedo.

E per il 22enne difensore azzurro, la scorsa stagione anche la gioia di due reti, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra: il 2 dicembre 2018, a Chiavari contro la Virtus Entella che ha pareggiato il vantaggio iniziale dei padroni di casa e poi contro il Pisa, tre giorni dopo, nel quarto turno di Coppa Italia, con il gol del momentaneo 2-1 (poi 3-2 finale).

Davide Bove ha giocato complessivamente cinque partite in stagione (tutte da titolare) e nove  volte si è seduto in panchina senza scendere in campo. Durante i play off ha giocato contro il Carpi (complice la squalifica di Pogliano), ma è stato sostituito al 70’ per un problema fisico.

Si spera che dal prossimo raduno possa essere il nuovo acquisto del Novara e prendersi questa Serie B che il ragazzo ha “solo” annusato dalla panchina quando è stato convocato da Corini e di Carlo senza mai scendere in campo.

 

Gli addii di Mauro Borghetti e Giacomo Gattuso

La stagione 2019/2020 è stata anche l’ultima con la presenza di Mauro Borghetti e Giacomo Gattuso nell’organigramma del Novara Calcio. Rispettivamente responsabile del settore giovanile ed allenatore della Berretti, i due lasciano il Novara dopo dieci e sedici anni ricchi di tante gioie e successi.

In base ai comunicati stampi fatti uscire dalla società, dal 20 giugno scorso Giacomo Gattuso non è più l’allenatore della formazione “Berretti” mentre il 22 giugno Borghetti è stato sollevato dall’incarico. Gattuso diventerà il vice-allenatore del Como, quest’anno militante nello stesso girone del Novara, facendo da spalla a Marco Banchini, allenatore dei lariani.

Borghetti, classe 1969 ed ex giocatore tra le altre di Monza e Tritium, è il vero artefice (dietro la scrivania) del “miracolo” giovanile del Novara Calcio: sotto la sua guida, il vivaio azzurro è diventato uno dei migliori a livello nazionale, fornendo, tra la stagione 2011/2012 e questa, ben 31 giocatori alla prima squadra. I migliori prodotti del settore giovanile azzurro, sotto il management di Borghetti, sono Bruno Fernandes (che oggi milita al Manchester United), Paolo Faragò (numero 24 del Cagliari) e Francesco Vicari che milita nella Spal e di cui in queste due stagioni in massima serie ne è stato anche capitano. Per non parlare di Lorenzo Montipò, titolare inamovibile del Benevento di Inzaghi promosso in Serie A, e Lorenzo Dickmann. Gli altri militano, o hanno militato, tra la Serie B e la Serie C.

Borghetti era stato chiamato dall’allora Presidente de Salvo a subentrare al dimissionario Carlalberto Ludi come direttore sportivo dopo le dimissioni di quest’ultimo nel marzo 2019, per poi lasciare spazio a Moreno Zebi.

Tra i successi della gestione Borghetti, la vittoria, la scorsa stagione, da parte della Under16 del campionato italiano di Serie C. Alla guida della squadra, l’attuale tecnico della prima squadra, Simone Banchieri, un altro tecnico capace e con una grande feeling con i giovani calciatori.

“Jack” Gattuso invece ha anche giocato nel Novara due stagioni, tra il 1999 ed il 2001, giocando 47 partite e prendendo parte a due play out salvezza in Serie C2, entrambi vinti, ed è nei ranghi del settore giovanile del Novara addirittura dal 2004, ancora prima che nascesse il centro sportivo di Novarello.

Con un ricco passato tra le file del Como, la squadra della sua città, Gattuso ha anche allenato il Novara in parte nella stagione 2004/2005 (in Serie C1) e nel play out di ritorno contro il Varese del 13 giugno 2014, subentrando all’esonerato Aglietti dopo la sconfitta casalinga per 2-0 di una settimana prima.

Giacomo Gattuso in questi sedici anni azzurri ha allenato la formazione Primavera e la Berretti in base a quando i “grandi” militavano in Serie A, Serie B o Serie C.

Giacomo Gattuso può annoverare la vittoria dei campionati Berretti nelle stagioni 2010 e 2015 (come la prima squadra in Serie C) e la vittoria, nella stagione 2017/2018, del campionato di Primavera 2: se i “grandi” non fossero retrocessi in Serie C, la sua Primavera, la stagione successiva, avrebbe giocato nel campionato di Primavera 1 contro le squadre giovanili delle squadre di Serie A, ma invece la Primavera azzurra è stata retrocessa a “Berretti” e quindi il successo è stato vanificato.

In queste stagioni con Borghetti capo del settore giovanile, sono tanti i ragazzi del Novara ad aver ricevuto convocazioni con le varie Selezioni giovanili (Under 16, Under 17, Under 18, Under 20, Under 21, Universiadi). Insomma, il tandem Borghetti-Gattuso, per quanto riguarda il settore giovanile del Novara, è stato vincente.

Era il 13 maggio 2012 quando a San Siro debuttava il primo giocatore della Primavera azzurra in Serie A con la prima squadra (il tedesco Mattia Maggio), era il 9 febbraio 2020, ultima partita casalinga del Novara prima dello stop per la pandemia, quando nei minuti finali del match contro il Gozzano debuttava l’attaccante classe 2003 Alessio Pinotti, partecipando anche all’azione che ha portato all’autogol il Gozzano per il definitivo 4-1.

Prima di lui aveva debuttato in prima squadra (il 3 agosto 2019) Tommaso Barbieri, l’ultimo gioiello di Novarello già convocato per il Mondiale under 17 brasiliano ed in orbita di molte squadre di categoria superiore. In stagione sono stati anche convocati il giovane portiere Luca Ferrara e il centrocampista Vittorio Pagani, rispettivamente nati nel 2002 e nel 2004.

La separazione Gattuso, Borghetti e la società è stata dolorosa per i tifosi, in quanto tutti danno merito ai due tecnici di avere dato tanto alla causa azzurra. Addirittura tanti si chiedono perché Gattuso non abbia mai allenato il Novara un’intera stagione, “accontentandosi” dei subentri o di allenare solo i giovani della Primavera/Berretti.

Sicuramente se dovessero tornare a Novara da avversari, per Mauro Borghetti e Giacomo Gattuso ci saranno solo applausi, cenni di ringraziamento e il ricordo di una bella storia.

Al loro posto, la dirigenza del Novara li ha sostituiti con Luca di Pasquale (direttore tecnico), Giovanni Serao (responsabilità dell’attività di base, ex giocatore Prima squadra), Marco Rigoni (consulente tecnico, ex giocatore Prima squadra) mentre Sergio Zanetti (fratello maggiore di Javier, ex capitano e bandiera dell’Inter per 19 stagioni) sarà il nuovo allenatore della formazione Berretti,  la “prima squadra” del settore giovanile azzurra.

 

Il Senato di Novarello: Daniele Buzzegoli e Pablo Andrés Gonzalez

In politica, il senatore è il politico più esperto, saggio, rispettato. Non a caso il Senato della Repubblica è la Camera alta, il suo Presidente è la seconda carica dello Stato e per essere eletti il candidato deve avere 40 anni compiuti ed il suo elettore venticinque. Nel calcio, i “senatori” sono i giocatori più vecchi, con più esperienza e che sanno incoraggiare la squadra ed aiutare i giovani in difficoltà,

E nel Novara di quest’anno i due “senatori” sono Daniele Buzzegoli e Pablo Andrés Gonzalez, 37 e 35 anni, rispettivamente in maglia azzurra da cinque stagioni e mezzo e otto stagioni. Addirittura l’attaccante argentino è il quarto marcatore di sempre con la maglia azzurra con 85 reti, ad una rete dal terzo posto occupato da un certo Silvio Piola.

“Buba” ed il “cartero” hanno giocato questa stagione entrambi 27 partite, segnando quattro e cinque reti e sono stati tra i protagonisti dell’intera stagione, essendo anche il capitano ed il vice-capitano della squadra.

Dai loro piedi è passata l’intera stagione azzurra: nei play off, delle cinque reti segnate dagli azzurri, tre sono state dei due “senatori”, con “Buba” assistman per Pinzauti e Sbraga contro il Carpi.

I due giocatori, che vedranno la scadenza del loro ultimo contratto da professionista fissata al 30 giugno 2021, hanno scritto una pagina importante con i colori azzurri e saranno sempre amati e benvoluti da tutti i tifosi azzurri. E anche in questa strana stagione colpita dalla pandemia, sono stati i punti di riferimento di tutti. Tifosi in primis.

I due giocatori il prossimo anno diranno addio al calcio giocato (i due giocatori, in stagione, hanno conseguito il patentino da allenatore per il settore giovanile) e per molti sarà la chiusura di una grande pagina di storia del Novara.

Ma da qua al prossimo 30 giugno, ci sono altri undici mesi di calcio e di tante altre emozioni targate Buzzegoli e Gonzalez, 72 anni in due ma una passione viscerale per i colori azzurri.

 

Da sconosciuto ad apprezzato da tutti: il campionato di mister Simone Banchieri

Il 16 luglio 2019 è stata una data importante: si radunava il Novara Calcio targato 2019/2020. Un ritiro estivo preparato (come nelle sei stagioni precedenti) tra le risaie di Novarello ma con una grossa incognita sulla stagione che sarebbe iniziata il 3 agosto successivo con il primo turno di Coppa Italia a Francavilla Fontana: che stagione avrebbe affrontato il Novara? E il dubbio veniva fuori dal fatto che in ritiro oltre ai dieci calciatori Over 30 (compresi i sei “separati in casa” certi della cessione prima dell’inizio del campionato), c’erano dodici giocatori nati dopo il 1998, quindi di età inferiore ai 21 anni.

Va bene che il futuro è dei giovani, ma per tanti tifosi la politica di ringiovanimento praticata dalla società azzurra non convinceva i tifosi, che non vedevano la squadra attrezzata per il ritorno in Serie B e per disputare un campionato da protagonista. Ed i dubbi maggiori della tifoseria erano rivolti al nuovo tecnico azzurro, Simone Banchieri.

Classe 1974, Banchieri, nativo di San Mauro Torinese, era alla sua prima stagione da allenatore di una prima squadra professionistica, lui che aveva sì allenato Derthona, Novese, Caratese e Legnano, ma il suo nome era legato ai settori giovanili, in particolare quello del Novara con cui aveva vinto la stagione precedente il campionato nazionale Under 16 di categoria.

Banchieri è diventato cosi l’allenatore numero 88 della storia del Novara Calcio, il diciassettesimo della gestione de Salvo, il quinto nelle ultime tre stagioni.

Prima dell’ufficializzazione di Banchieri, si parlava dell’arrivo a Novarello di uno dei due tecnici delle squadre toscane affrontate dagli azzurri nei play off della scorsa stagione: Michele Mignani della Robur Siena e Alessandro dal Canto dell’Arezzo. Come sempre in questi casi, oltre al nome dei due mister, sono circolati altri profili ma alla fine la società ha optato per il tecnico “interno” che, come detto, si presenta ai tifosi con il titolo di campione d’Italia Under 16. Sono girati anche i nomi di Roberto Cevoli, Stefano Sottili, Giuseppe Magi e di un’altra soluzione “interna”, ovvero Giacomo Gattuso.

I tifosi pensarono questo: è possibile affidare una squadra professionista ad un allenatore che non ha mai allenato una squadra professionistica, lui che ha allenato sempre a livelli di Serie D o squadre giovanili? Perché il lavoro è sempre lo stesso (allenare), ma è diversa la categoria. Per non parlare del fatto che anche l’allora direttore sportivo, Moreno Zebi, era alla prima esperienza tra i professionisti. Come dire: perché affidare il Novara a persone senza esperienza in Serie C? Il timore era dovuto al fatto di disputare un campionato molto di basso profilo, visto, sempre secondo i tifosi, la squadra sarà anche stravolta e si sarebbe badato più al risparmio che all’investimento. E la precoce eliminazione in Coppa Italia aveva fatto aumentare i dubbi.

Eppure partita dopo partita, Simone Banchieri è entrato nel cuore dei tifosi per la sua gentilezza, simpatica, empatia e capacità di aver guidato un gruppo che ad inizio agosto tutti pensavano si fosse salvato a malapena e che invece ha finito la sua stagione ad un passo dalla finale play off per la promozione in Serie B. Per non parlare del fatto che Buzzegoli e compagni hanno chiuso il girone di andata al quarto posto, una posizione che nessuno si immaginava quattro mesi prima.

Gli ottimi risultati della squadra, hanno spinto la dirigenza azzurra a confermare Banchieri anche la prossima stagione. Una scelta che è piaciuta a tutti i tifosi.

 

Bruno Fernandes ed il suo passato al Novara

Un lettore potrebbe dire: cosa c’entra Bruno Fernandes con l’elenco dei momenti da ricordare del Novara di questa stagione? Effettivamente, il centrocampista portoghese non c’entra nulla, avendo lasciato il Novara nell’estate 2013. Ed invece anche lui è menzionato perché dal 29 gennaio scorso è diventato un giocatore del Manchester United.

Il giocatore portoghese ha firmato un contratto di cinque anni a 9 milioni a stagione con i Red devils, il che significa che settimanalmente percepirà circa 150mila sterline. Un ingaggio principesco per un giocatore che, a 26 anni, si sta davvero imponendo come uno dei profili più interessanti del calcio europeo. Ovviamente anche il suo cartellino è di tutto rispetto: lo United ha versato subito 55 milioni di euro nelle casse dello Sporting Lisbona (suo precedente club) e altri 25 milioni dovrebbero essere versati ai portoghesi nel caso di raggiungimento di una serie di traguardi a fine stagione.

Quando Bruno Fernandes è nato, Eric Cantona era il “padrone” dello United, Alex Ferguson stava mettendo le basi per creare una squadra epica, Ryan Giggs, allora un 21enne pischello gallese dal grande avvenire, aveva già una bella confidenza con il centrocampo dei Red devils e la squadra tesserava Paul Scholes che per 17 stagioni (1996-2013) indossò il numero 18, il numero di maglia che ora ha il portoghese.

Nell’affare Bruno Fernandes ci hanno guadagnato ben cinque squadre: lo United (ovviamente), lo Sporting Lisbona e le tre squadre italiane dove il centrocampista ha giocato, ovvero Sampdoria, Udinese e Novara: il club azzurro, in base ad un accordo, ha incassato (fonte La Stampa) oltre 300mila euro. E tenuto conto che nell’estate 2013 il suo passaggio all’Udinese portò già nelle casse azzurre 5 milioni di euro, Bruno Fernandes ha contribuito a rimpinzare ancora di più le casse azzurre.

La notizia del suo passaggio in Premier League ha reso orgogliosi di lui tutti i tifosi azzurri, che per la prima volta possono vedere non solo un loro ex giocatore in Premier League (a oggi il miglior campionato del Mondo), ma vedono il primo giocatore uscito dalla Primavera del Novara giocare in un campionato top.

La storia calcistica di Bruno Fernandes è nata a dodici chilometri da Novara, tra le risaie di Novarello. Il ragazzo allora aveva 18 anni ed aveva lasciato il Boavista, una delle grandi del Portogallo ma un po’ demodé, per accasarsi nella Primavera del Novara allenata da Giacomo Gattuso. Bruno Fernandes costò al club azzurro ben 40 mila euro e con i coetanei fece vedere sin da subito grandi numeri.

Fernandes, per motivi burocratici legati al suo tesseramento, esordì nell’undici “giovanile” di Giacomo Gattuso solo il 12 ottobre 2012 a Livorno (andando subito in gol), ma il ragazzo aveva dimostrato negli allenamenti di essere un predestinato. La prassi è: se sei forte in Primavera, prima o poi un “giro” in prima squadra lo fai. E l’allora 18enne centrocampista portoghese debuttò in azzurro contro il Cittadella il 3 novembre. Nonostante giocò poco più di dieci minuti, si fece apprezzare per alcuni movimenti.

Peccato che debuttò in un Novara allora in crisi di risultati e di gioco, ma contribuì successivamente ad un girone di ritorno incredibile per la squadra allora allenata da Alfredo Aglietti: dal penultimo posto di metà dicembre al quinto posto finale, con una serie di partite che finirono in goleada per Ludi e compagni e con Fernandes sempre tra i migliori in campo e andando quattro volte in rete.

Ragazzo molto dotato tecnicamente e con ottima visione di gioco, Bruno Fernandes è parso sin dai tempi delle prime partite con il Novara il giocatore con quel quid capace di far fare il salto di qualità alla squadra in cui gioca.

In solo ventitre partite con la maglia azzurra, Bruno Fernandes, numero 32 sulle spalle e faccia da ragazzino timido, ha fatto vedere cose impressionanti e dimostra che ha stoffa da vendere.

Il Novara però rimase in Serie B, ma alla sua porta iniziano a bussare un po’ di squadre. Una di queste fece l’offerta più interessante e se lo prese: l’Udinese. Il resto, come detto, è storia.

Che dire: un giocatore indispensabile, incredibile, Un giocatore che è entrato nel cuore di tutti i tifosi che lo hanno visto giocare con la maglia della loro squadra. E a Novara ancora oggi, a distanza di sette anni dalla sua ultima partita, la notizia che giochi in un top team mondiale e che abbia mantenuto le promesse iniziali li ha resi orgogliosi di lui. Visto che anche lui si ricorda ancora del suo unico anno in Piemonte che lo ha portato ad essere oggi quello che è. Lui che si era presentato lì in punta di piedi e che oggi con i piedi fa cose mostruose.

Un motivo di orgoglio anche verso un settore giovanile che in questi anni ha permesso la scoperta di talenti che da Novarello sono arrivati fino alla Premier League, alla Serie A (Paolo Faragò, Francesco Vicari) alla Serie B (Montipò e Dickmann, che la scorsa stagione giocava con Vicari in Serie A nella Spal). Si spera anche i giovani di questa stagione possano un giorno emulare le gesta dei loro predecessori. O con la maglia del Novara o con un’altra. Purché abbiano il Novara sempre nel cuore.

 

Il gol di Gianmario Comi nel derby di andata contro la Pro Vercelli

Perché ricordare una sconfitta in una “sezione” dei momenti da ricordare? Perché il gol che ha segnato Gianmario Comi il 5 ottobre nel “derby delle risaie” di andata è stato un qualcosa di storico, poiché il suo è stato non solo il gol più veloce di tutta la stagione, ma anche il più veloce in un match tra le due squadre: tredici secondi dal calcio di inizio.

Se l’”Inferno” di Dante è stato caratterizzato dal contrappasso come pena subita dai peccatori in ogni cerchio, il gol del numero 9 bicciolano (particolarmente detestato dai tifosi azzurri per il suo scarso passato novarese dove, tra l’estate 2013 ed il gennaio 2014 segnò solo due reti complessivamente e si fece notare per la sua scarsa lena) ha fatto da contraltare alla vittoria azzurra nel derby di ritorno della scorsa stagione, quando Daniele Cacia segnò il gol della vittoria (2-1) con un calcio di rigore dubbio concesso all’ultimo secondo del quarto minuto di recupero.

Che a sua volta aveva fatto il paio con il gol di Emmanuello segnato al 94′ nel derby di andata della stagione 2016/2017, con gran gol all’incrocio dell’allora numero 20 vercellese. Che a sua volta fa aveva fatto il paio con il gol segnato da Alberto Libertazzi nel derby di ritorno del 13 maggio 2013 con il suo gol segnato all’88’.

Del resto, Novara-Pro Vercelli e Pro Vercelli-Novara non sono mai partite banali. E mai lo saranno. Nei secoli dei secoli.

Chissà come sarebbe finito il derby di ritorno: doveva disputarsi lunedì 24 febbraio e poi rinviato a due date successive a marzo, per poi non essere più disputato causa termine anticipato della regular season per colpa della pandemia del coronavirus.

Appuntamento alla prossima stagione, allora.

 

Dati statistici tratti da www.transfermkt.it

Immagine in evidenza tratta da sport.sky.it