DAL COCCIA: GLI APPUNTAMENTI

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Domenica 13 gennaio 2013 ore 11.30

 

in collaborazione con

 

 

 

Direzione artistica Corrado Beldì

 

Davide Incorvaia Trio

“TRIBUTE TO MONK”

Davide Incorvaia, pianoforte

Emanuele Garro, contrabbasso

Paolo Zucchetti, batteria

DAVIDE INCORVAIA

IncorvaiaUn omaggio a Thelonious Monk arriva da un trio guidato da una giovane realtà del jazz italiano: Davide Incorvaia, un pianista emergente che studia ai Civici Corsi di Jazz di Milano sotto la guida di Franco D’Andrea, che lo considera uno dei suoi migliori allievi di sempre, ed è il pianista fisso della Civica Jazz Band di Enrico Intra. Nel classico organico del trio, con Paolo Zucchetti (altro diplomato dei corsi milanesi) e Emanuele Garro (che studia in Conservatorio con Paolino Dalla Porta), il giovane pianista proporrà pagine di Monk restando nel dettato del maestro e agendo all’interno di un gruppo estremamente equilibrato nel suono e nei rapporti tra i musicisti che lo compongono.

Sabato 12 gennaio 2013 ore 21.00 – Turno A

Domenica 13 gennaio 2013 ore 16.00 – Turno B

DUE DI NOI

di Michael Frayn

Traduzione Filippo Ottoni

con Lunetta Savino e Emilio Solfrizzi

Regia di Leo Muscato

Scene Antonio Panzuto – Costumi Barbara Bessi

Disegno Luci Alessandro Verazzi

Produzione

Roberto Toni per ErreTiTeatro30

in collaborazione con LeART’

Questa commedia fu rappresentata per la prima volta a Londra nel 1970. Era l’esordio teatrale di Michael Frayn, un autore allora sconosciuto, che solo una decina d’anni dopo sarebbe diventato famoso in tutto il mondo grazie al successo di Rumori fuori scena.

Due di noi è il titolo che racchiude tre atti unici, concepiti per essere recitati da un’unica coppia d’attori che raccontano tre emblematiche e paradossali situazioni matrimoniali. Nella prima, Black and Silver, un marito e una moglie, entrambi col sistema nervoso logorato da un pargoletto insonne e urlante, tornano in vacanza a Venezia nella stessa camera d’albergo dove avevano trascorso la luna di miele. Il confronto passato/presente è inevitabilmente comico, tenero, con una punta d’amarezza. Nella seconda, Mr. Foot, la comunicazione di coppia è praticamente azzerata: la moglie sopperisce dialogando in modo surreale con il piede del marito, l’unica parte del corpo che ne tradisce qualche sprazzo emotivo, ad onta della sua ostentata e glaciale indifferenza. L’ultima situazione, Chinamen, consiste in un vero e proprio virtuosismo drammaturgico e attorale: marito e moglie si ritrovano a dover gestire una cena alla quale hanno invitato, per errore, una coppia di amici da poco separati e il nuovo boyfriend di lei. Qui il meccanismo comico, spinto al limite della farsa, è potenziato dal fatto che gli stessi due attori, grazie ad un diabolico meccanismo di entrate, uscite e travestimenti, si trovano ad interpretare ben cinque ruoli diversi, dando vita ad un vorticoso crescendo di equivoci fino al paradosso finale.

Sono passati ormai quarant’anni da quel felice esordio, ma la freschezza di queste piccole pièces è rimasta intatta, a riprova del loro valore teatrale e della bravura dell’autore.