Due “novaresi” in Serie A: Giampiero Boniperti e Michel Platini

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di Simone Balocco

 

Novara terra di riso, pianura, collina, gorgonzola e vino buono. E non solo, terra di sportivi. La provincia di Novara ha dato tanti sportivi illustri allo sport nazionale, con molti atleti capaci di vincere medaglie olimpiche e mondiali nelle più disparate discipline: dagli hockeysti Grassi e Panagini al pugile Cosimo Pinto, da Mario Armano nel bob a 4 all’arbitro Rinaldo Barlassina, dal baseball player Claudio Liverziani ai calciatori Umberto Volpati e Francesco Rosetta, dal tennista Sergio Tacchini al motociclista Achille Varzi, dal ciclista Domenico Piemontesi al rallysta Piero Longhi, dal mezzofondista Mario Lanzi a Domenico Fioravanti nel nuoto. Per non parlare delle singole società sportive note anche all’estero (una su tutte, la Igor Volley Novara fresca del titolo di campione d’Europa).

Dal punto di vista calcistico, i migliori giocatori che il Novarese abbia dato alla storia del calcio sono un nativo di Barengo ed uno di…Jœuf, nel dipartimento Meurthe e Mosella, in Francia, ma con chiarissime origini paterne novaresi. Stiamo parlando di Giampiero Boniperti e Michel Platini.

Nonostante le loro origini nuares, i due non hanno mai giocato nel Novara anche se non hanno nascosto (tra il vero ed il bluff) di seguire spesso le vicende della squadra azzurra.

Due grandi calciatori, Boniperti e Platini sono diventati poi dirigenti calcistici con il primo che divenne uno dei presidenti più vincenti del calcio italiano ed europeo, mentre Platini avrebbe potuto avere una grandissima e sfolgorante carriera manageriale calcistica, ma ha avuto alcune “vicissitudini” che hanno posto fine ai suoi sogni di carriera.

Vediamo nel dettaglio la loro storia.

Giampiero Boniperti

Nativo (come detto) di Barengo, paese a 21 km a nord di Novara, lo scorso 4 luglio ha compiuto 91 anni.

Dopo aver iniziato a giocare a calcio nel collegio di Arona dove era studente, Boniperti fu osservato dalla squadra del paesino di Momo che lo tesserò ritenendolo un ottimo elemento. Nel frattempo, complice la vicinanza tra Momo e Barengo (4 km) e il fatto che lui studiava a Novara, poté unire l’utile al dilettevole, unendo perciò studio e calcio.

Boniperti era un attaccante molto dotato e di lui si interessò niente meno che la Juventus: per 60mila lire del tempo (1946), l’allora diciottenne Giampiero lasciò il paese di Santa Maria Assunta per approdare sotto la Mole. Si prospettava una carriera niente male per lui.

Presidente della squadra bianconera era allora Giulio Dusio, mentre Renato Cesarini (quello della “zona”) ne era l’allenatore. Obiettivo: riportare il tricolore in casa bianconera dopo nove anni, anche se in quel periodo la “voce grossa” la faceva il Torino.

Boniperti debuttò in bianconero il 2 marzo 1947 contro il Milan, giocando altre cinque partite quella stagione, segnando cinque gol.

In bianconero ebbe la fortuna di essere il centravanti di riferimento in un contesto di eccezionali calciatori come Parola, Praest, Sentimenti IV ed i danesi John Hansen e Karl Aage Hansen, ma se si parla di Boniperti, non si può non parlare del “Trio magico” formato da lui, l’italo-argentino Omar Sivori ed il gallese John Charles.

I tre fecero la fortuna della Juventus per quattro stagioni (1957-1961), vincendo tre scudetti e due Coppa Italia, anche se in Europa la Juventus subì due eliminazioni al primo turno in Coppa dei Campioni. I tre avevano soprannomi particolari: “cabezon” per il suo carattere ribelle (Sivori), “gigante buono” per le fattezze fisiche (Charles) e “Marisa” per i suoi pettinatissimi capelli biondi (Boniperti).

Al termine della stagione 1960/1961, Giampiero Boniperti diede l’addio al calcio, ritirandosi all’età di 33 anni: la sua ultima partita, il 10 giugno, in quel famoso 9-1 in cui esordì Sandro Mazzola e dove Sivori segnò sei reti. A 33 anni diceva addio al calcio il top scorer di presenze e reti con la maglia juventina: 469 partite giocate e 188 gol segnati complessivi.

Va da sé che Giampiero Boniperti giocò anche in Nazionale, debuttandovi il 9 novembre 1947 contro l’Austria, raccogliendo complessivamente 38 presenze e segnando otto reti. Prese parte a due campionati mondiali (Brasile 1950, Svizzera 1954), diventando il primo (ed unico, ancora oggi) novarese ad essere convocato a disputare un Mondiale di calcio

Ma il rapporto con la Juve non si interruppe quel 10 giugno 1961, ma divenne ancora più forte poiché divenne un dirigente del club, venendo prima nominato amministratore (1969) e poi presidente del club (13 luglio 1971), diciottesimo dalla sua nascita.

Con Boniperti presidente, la Juventus vinse nove scudetti, due Coppe Italia e, sopratutto, tutte le coppe internazionali (Coppa UEFA, Coppa delle Coppe, Supercoppa europea, Coppa dei Campioni, Coppa Intercontinentale), diventando il primo club europeo a riuscire nell’impresa. Boniperti si distinse per lo stile risoluto e pacato, deciso ed austero che lo resero uno dei dirigenti più vincenti (ancora oggi) del calcio.

Amato da tutti, Boniperti uscì di scena nella primavera del 1990, “coinvolto” nel cambiamento della Juventus di quegli anni: suo erede fu Vittorio Caissotti di Chiusano, avvocato vicino alla famiglia Agnelli.

Sarà stato un caso, ma la prima stagione post bonipertiana fu molto deludente: Juventus settima in classifica e dopo ventotto stagioni consecutive non qualificata alle coppe europee. Il tecnico di quella stagione, Luigi Maifredi, fu sostituito da Trapattoni (voluto già nel 1976 dallo stesso presidente) e Boniperti fu richiamato a gran voce, diventando amministratore delegato. Rimase nei quadri societari fino al 1994, quando si dimise per accettare l’elezione a eurodeputato della IV legislatura oltre che per motivi anagrafici.

Nonostante tutto, Boniperti ha sempre seguito le vicende della sua squadra del cuore e dal 2006 è Presidente onorario del club, un ruolo puramente onorifico, ma doveroso.

A oggi, Boniperti occupa l’ottava posizione tra i giocatori juventini con più presenze, mentre è al secondo posto tra i marcatori di sempre della Vecchia Signora.

Michel Platini

Nei lontani anni ’10, Francesco Platini e la sua famiglia partirono dal piccolo paese di Agrate Conturbia (a 30 km a nord di Novara) verso la Francia in cerca di fortuna, direzione Joeuf, città francese economicamente fondata sullo sfruttamento delle miniere. Francesco crebbe, si formò, trovò lavoro e si sposò con una ragazza locale. Ebbero un figlio e lo chiamarono Aldo. Nel frattempo da maçon (muratore) divenne un commerciante ed aprì un bar.

Dopo un po’ di tempo Francesco e la moglie tornarono in Italia ed aprirono un bar, mentre Aldo rimase in Francia: era diventato un insegnante ed era un appassionato di calcio, tanto da essere l’allenatore della squadra locale. Aldo si sposò con una macaron ed ebbero due figli, Martina e Michel. E anche Michel si appassionò sin da subito al calcio: non sapeva ancora che trent’anni dopo avrebbe scritto una grande pagina del calcio italiano, europeo e mondiale.

Dopo aver iniziato nel Joef, il 17enne Michel, nel 1972, passò al Nancy, allora in Division 1. Sarebbe dovuto andare al Metz anziché alla squadra della Mosella, ma gli fu diagnosticato un problema fisico e la squadra bianco-granata non lo tesserò.

Col Nancy, Michel Platini giocò sette stagioni, vincendo una Coppa di Francia nella stagione 1977/1978 e classificandosi terzo al Pallone d’oro 1977: era dal 1959 che un francese (Raymon Kopa) non saliva sul podio del premio di France Football. Vinse anche per due volte consecutive (76-77) il titolo di miglior giocatore di Francia: il ragazzo aveva incominciato ad appassionare tifosi ed addetti ai lavori.

Nel 1978 partecipò al primo dei suoi tre Mondiali consecutivi, in Argentina, con i “galletti” che uscirono però subito nella fase a gironi, dove il numero 11 francese riuscì a segnare una rete ai padroni di casa.

Nell’estate 1979, il grande salto: il Saint Etienne. I verts allora erano la squadra più forte dell‘Esagono, avendo vinto nove scudetti, sei Coppe di Francia, cinque Supercoppe francesi ed erano stati finalisti di Coppa dei Campioni, a Glasgow, nel 1975/1976, perdendo la finale contro il Bayern Monaco.

Platini rimase in maglia verde fino al termine del Mondiale spagnolo, vincendo un titolo (l’ultimo del club a oggi, nella stagione 1980/1981), perdendo due finali di Coppa di Francia, mentre in Europa, in quelle tre stagioni, la squadra non fece benissimo raggiungendo due volte i quarti di Coppa Uefa ed uscendo subito al primo turno in Coppa dei Campioni . Nel 1980 si classificò al terzo posto nella classifica del Pallone d’oro dietro al duo tedesco occidentale Rummenigge-Schuster.

Platini fu convocato dal Ct Michel Hidalgo per il Mondiale di Spagna 1982: fu il capitano di una squadra talentuosa che avrebbe fatto benissimo nei successivi quattro anni. I Blues si classificarono al quarto posto, perdendo in semifinale contro la Germania ovest (prima partita nella storia della manifestazione decisa ai rigori) e poi contro la Polonia. Platini era stato tra i migliori, avendo segnato anche due reti, e per lui la Division 1 iniziava ad essere troppo stretta: era ora di andare a giocare all’estero.

Di lui si interessarono diverse squadre europee, ma il 30 aprile 1982, per “soli” 250 milioni, firmò con la Juventus. L’Avvocato Agnelli, uno che tra soprannomi e massime ha avuto un grande talento, disse che la Juve lo aveva “pagato un tozzo di pane, lui ci ha messo sopra il caviale”. Platini lasciava il Saint Etienne dopo 145 partite ed ottantadue reti segnate.

All’inizio Platini, punta di diamante di una squadra che contava ben sei campioni del Mondo e il neoacquisto polacco Boniek, fece molta fatica ad adattarsi, sopratutto per colpa delle difese, ma poi “capì” il meccanismo e divenne un giocatore incredibile.

Platini rimase in bianconero cinque stagioni giocando duecentoventiquattro partite, segnando 104 reti e vincendo due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa europea, una Coppa dei Campioni ed una Coppa Intercontinentale. Non plus ultra, vinse per tre volte consecutive (un’altra volta nella storia del girone unico fino a quel momento) la classifica marcatori del campionato (a sedici squadre con 16, 20 e 18 reti) ed altrettanti Palloni d’oro (1983-1984-1985), eguagliando Johann Cruijff, ma superandolo poiché il francese li vinse (primo della storia) consecutivamente.

La sua ultima presenza con la maglia della Juventus avvenne il 17 maggio 1987 in un campionato dove il giocatore segnò in tutto due sole reti: erano dodici stagioni che non segnava così poco, essendo andato per dodici stagioni consecutive in doppia cifra, sia in Francia sia in Italia. Si ritirava nell’età in cui un calciatore era al top della condizione fisica e tecnica: aveva 32 anni e decise di dire basta.

Una carriera ricca di gol e prestazioni da vero campione quella di Michel Platini, con un solo (grande) neo: l’esultanza per il gol su rigore (inesistente) segnato all’Heysel nella tragica finale dello stadio di Bruxelles del 29 maggio 1985 dove morirono, sugli spalti, 39 persone, di cui trentasei tifosi italiani giunti nella capitale belga per assistere alla finale della Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

Ma se Platini è stato un grande con la Juventus, altrettanto grande è stato con la Nazionale francese, cui prese parte a tre Mondiali consecutivi e ad un Europeo. Il quadriennio 1982-1986 fu la seconda golden age del calcio transalpino: quarto e terzo posto mondiale, vittoria dell’Europeo casalingo del 1984. E nell’edizione della kermesse continentale, Platini fu il capitano e trascinatore dei “galletti”, segnando addirittura nove reti: a distanza di 35 anni, ancora oggi il record di reti di Platini in una singola edizione è imbattuto. Cristiano Ronaldo ha segnato le stesse reti di Platini, ma in quattro edizioni ed entrambi sono i top scorer nella storia della manifestazione nata nel 1960.

A differenza di Boniperti che non fece mai l’allenatore, per Platini arrivò, nel novembre 1988, la chiamata della FFF (Federcalcio francese) per allenare la Nazionale. Se da giocatore in Nazionale fu devastante, in panchina il percorso fu difficile: erede di Henri Michel (già suo compagno a Messico ’86), Platini non portò la Francia a qualificarsi al Mondiale italiano del 1990 ed uscì al primo turno nell’Europeo di Svezia di due anni dopo. Quella fu la sua ultima “panchina”.

Nel novembre 1992 iniziò poi la carriera dirigenziale, diventando il leader (ed il volto vincente del calcio transalpino) del comitato organizzatore per l’assegnazione alla Francia dell’organizzazione del Mondiale del 1998. Mondiale che l’Esagono organizzò e che vinse in finale contro il Brasile con una prestazione sontuosa del primo vero erede di Platini, Zinedine Zidane, che come “le roi” aveva sulle spalle il numero 10.

Ma il meglio doveva ancora arrivare per Michel Platini: tra il 2001 ed il 2006 fu nominato vice-Presidente della Federcalcio francese e nel 2007 venne nominato Presidente della UEFA, succedendo a Lennart Johansson.

Platini diventava il settimo Presidente del calcio europeo, secondo francese dopo Jacques Georges. Ma, sopratutto, Platini era il primo calciatore a diventare capo dell’Uefa. Platini bissò la segreteria tra il 2011 ed il 2015.

Sotto la presidenza Platini, ci furono molti importanti cambiamenti nel calcio europeo:

  • la Champions League vide l’aumento delle squadre partecipanti per alcuni Paesi top, con la terza squadra classificata in campionato qualificata alla fase a gironi e la quarta a giocarsi i play off;

  • con il nuovo format della Champions, si diede la possibilità alle squadre dei Paesi tecnicamente più deboli di giocare la coppa europea più importante;

  • cambiò la denominazione della Coppa Uefa che divenne Europa League, cambiando anch’essa format;

  • l’introduzione del Fair Play Finanziario, ovvero la regola per cui una squadra di calcio non deve spendere più di quanto possa guadagnare, andando incontro (nel caso) a sanzioni e a squalifiche.

La carriera dirigenziale di Platini era in completa ascesa e per lui si iniziò a parlare della “poltrona delle poltrone”: la Presidenza della FIFA. Unico ostacolo, Joseph Blatter, dal 1998 grande capo del calcio mondiale.

L’8 ottobre 2015 Platini fu sospeso per tre mesi dal Comitato etico FIFA per aver incassato illegalmente un compenso, quattro anni prima, per una serie di consulenze a cavallo tra i Novanta e i Duemila. Il 21 dicembre successivo fu squalificato per otto anni dallo stesso Comitato etico da tutte le cariche calcistiche. La squalifica è poi passata a sei e a quattro anni e nel maggio dello scorso anno la magistratura elvetica ha assolto Platini. L’ex Pallone d’oro ha sempre dichiarato, sui media, di essere innocente e di essere stato vittima di un complotto affinché non arrivasse ad occupare la poltrona più importante di Zurigo.

Platini, lo scorso 18 giugno, è stato messo in stato di fermo in base all’inchiesta sulla corruzione per l’assegnazione al Qatar dell’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022. Ovvero, la situazione dell’ex giocatore francese si è complicata.

Dal punto di vista tecnico, Boniperti fu il faro della Juventus che dai tempi del “quinquennio” non riusciva più a vincere nulla, simbolo della rinascita e dell’affermazione della squadra in Italia, mentre Platini è stato un vero numero 10: una visione di gioco mostruosa accompagnata a piedi educati e quella voglia di diventare davvero il più forte.

Se Boniperti è stato un top come dirigente, Platini non lo è stato. Poteva diventarlo ma alcuni gravi errori personali lo hanno frenato nella corsa alla poltrona più importante del calcio mondiale, rendendolo un “incompiuto”.

Dopo il ritiro di Boniperti, solo altri cinque nativi novaresi hanno giocato in Serie A: Mario Guidetti, Massimo Venturini, Domenico Volpati, Mattia Cassani e Massimo Maccarone. Il Novara calcio, nella sua ultra centenaria storia, ha tesserato sei giocatori francesi (Laurent Lanteri, Jean-Cristophe Coubronne, Guillaume Gigliotti, Matthias Lepillier, Alain Pierre Baclet, Gael Genevier).

Ma è un vero peccato che pochissimi giocatori novaresi abbiano sfondato nel mondo del calcio professionistico.

immagini in evidenza tratte da www.ilbianconero.com e www.sport.eurosport.com