Ennesima tragedia idrogeologica su territorio italiano: la Gallura in ginocchio. E se la prevenzione fosse stata tradotta in azione?

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di Alessio Marrari

20131118_57453_01Tralasciando i dati di cronaca relativi alle perdite pagate in vite umane, a tutte le info tecniche e solidali divulgate dai social network in particolare Twitter alla pagina di emergenza sotto l’hashtag #allertameteoSAR , ai video pubblicati in tempo reale da www.youreporter.it, da cui le televisioni nazionali hanno estrapolato il 90% dei filmati che girano in questo momento sui programmi di palinsesto, vorrei concentrare le attenzioni su alcuni punti che reputo fondamentali, dopo aver assistito e seguito, in prima persona, le tragedie idrogeologiche avvenute negli ultimi anni, sul territorio italiano.

Ricorderete il dramma di Atrani (Costiera Amalfitana) nel settembre del 2010, sempre nello stesso mese Prato fu invasa dall’acqua, 100 mm in pochissime ore, ad ottobre 2010 il Veneto fu colpito dallo straripamento del Bacchiglione e del Retrone provocando l’allagamento di 140 kmq con i relativi danni all’agricoltura ed allevamento oltre a quello inflitto alla popolazione di commercianti ed abitazioni ubicate ai piano terra. A marzo del 2011 in Puglia e  Basilicata, i fiumi Bradano ed Agri  a seguito di piena, scatenarono il putiferio nelle province di Taranto e Foggia provocando danni per 80 milioni di euro a colture, strade ed interi paesi. Sempre marzo 2011 a Casette d’Ete, nelle Marche, il fiume Ete , ingrossato da 200 mm d’acqua in un solo giorno, fece decretare lo stato di calamità naturale ed anche li si contarono danni e vittime.

Il 4 novembre del 2011 fu il turno di Genova e del ponente ligure dove caddero 400 mm di acqua in poche ore con un bilancio sette morti.  Il 22 novembre 2011 le “bombe d’acqua” si trasferiscono nel messinese, precisamente a Scarcelli, frazione di Saponara, dove non mancarono i morti. A novembre del 2012 caddero 200 mm di pioggia in due ore a Massa Carrara e provincia con conseguenti frane e circa 16 milioni di euro i danni.

Insomma gli ultimi tre anni sono più che una serie di “campanelli d’allarme”. I media televisivi e del web continuano a martellare con novità inerenti ai nuovi scenari atmosferici, addirittura oggi a Varsavia si è conclusa la “Settimana Internazionale sui Cambiamenti Climatici” che non ha condotto a nessun risultato, in quanto Australia e Giappone hanno palesato il rifiuto di ridurre le proprie emissioni industriali. Come sopra descritto, bastano 200 mm di pioggia in poche ore per generare il putiferio, in un’Italia in cui, nelle regioni del centro sud, gli stessi millimetri di acqua corrispondevano alle precipitazioni di 6 mesi invernali degli anni ’90. E’ ormai chiaro che la condizioni meteorologiche odierne siano verificate, il clima tropicalizzato ci mette di fronte a trombe d’aria estive ed anticicloni ( in quanto quest’ultima perturbazione procedeva in senso antiorario da satellite, mentre il ciclone ruota sempre in senso orario) come quello abbattutosi questa notte e nel pomeriggio di ieri sulla bellissima Sardegna.

Da news mediatiche, il Capo della Protezione Civile Gabrielli, ha sottolineato e lanciato l’allarme con netto anticipo, pronunciando le testuali parole: ” io quello che dovevo fare l’ho fatto, ho fatto l’avviso di criticità, adesso interrogherò gli altri su che cosa abbiano fatto, a cominciare da chi stava sul territorio” ed è su questo che vorrei porre alcuni interrogativi al fine di capire meglio  “perchè” determinate tragedie non possano essere arginate con anticipo.

Se il Prefetto Gabrielli ha proveduto agli adempimenti d’allarme, attraverso il Dipartimento di Protezione Civile, perchè le Istituzioni locali, nelle ore successive, non hanno tradotto gli stessi in azione sul territorio? Un esempio tangibile potrebbe essere la chiusura di strade, viadotti, la comunicazione ai residenti dei piano terra di abbandonare le proprie case, ai commercianti di porsi in sicurezza, agli automobilisti di limitare la marcia in strada solo per casi di emergenza, insomma di emettere ordinanze più chiare e restrittive?

La gestione di un allarme “emergenza” deve specchiarsi in totale azione da parte di chi governa, in modo tale da mettere un freno a tragedie come quella verificatasi nelle scorse ore.

Fatto salvo l’altissimo rischio idrogeologico italiano, credo sia il momento di istruire i cittadini  “a bocce ferme”, consentitemi tale ragionamento dimostrativo e cioè dire l’adozione di cultura tradotta in  preparazione preventiva . La gente deve apprendere come comportarsi in emergenza, ma deve farlo in un momento di quotidianità, evitando l’improvvisazione in casi estremi e ciò sarebbe opportuno venisse impartito ai Comuni dal Governo e, di riflesso, ai cittadini.