Fidanzato deluso fa strage:uccisi la ex e il nuovo amico

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dal quotidiano La Stampa

Una coltellata alla gola a lei. Poi due, forse tre fendenti al fidanzato che ha tentato di difenderla. Sono morti così, in strada, Katarina Markovic, 24 anni e Salvatore Ciantia, muratore, di 34. Croata lei, siciliano lui. Li ha ammazzati l’ex di lei, arrivato dalla Croazia anche lui. Ricercato in tutt’Italia e alle frontiere per ore, è stato trovato in serata a Ceva. Il trentenne ha cercato di togliersi la vita: è in gravi condizioni.

Teatro del duplice omicidio la città di Ceva, seimila abitanti, paesone di confine tra Piemonte e Liguria. Tanti immigrati, piccoli guai, ma mai un omicidio. Qui si era stabilita Katarina. Una ragazza solare, dicono, capace di farsi benvolere. Ad aiutarla ci pensava la Caritas che le aveva trovato lavoro come badante in una famiglia della zona e una casa. All’apparenza una vita tranquilla da quando aveva incontrato Salvatore: abitavano in alloggi diversi, ma trascorrevano ogni momento libero insieme, anche a casa di lei, un appartamento in via Mombasiglio.

Ma ieri pomeriggio Katarina ha dovuto fare i conti con un passato che sperava di aver lasciato definitivamente alle spalle. Ad aspettarla, in strada, c’era il suo ex, che di interrompere quella relazione proprio non voleva saperne. Di lui per adesso non si sa nulla. Forse erano arrivati insieme in Italia, forse era all’estero e ha voluta rivederla. Nessuno, forse, saprà mai che cosa si sono detti, ma in tanti l’hanno visto passeggiare per ore lungo le strade della cittadina.
Katarina verso le otto della sera stava scendendo di casa. Davanti al portone, tra il ristorante Italia e il distributore di benzina, con Salvatore. Un istante e da un’auto è sceso l’ex fidanzato. Hanno discusso per qualche minuto. C’è chi dice di averli sentiti urlare. Ma la prima coltellata alla gola di lei è arrivata a freddo. Salvatore ha tentato di aiutarle, difenderla, reagire. È caduto sotto una serie di fendenti inferti con rabbia. Quindi l’aggressore è fuggito.

L’unica testimone, una donna di Ceva, ha urlato, forte. Sono arrivati in tanti e in pochi minuti le ambulanze dall’ospedale che sta a poco più di un chilometro. Salvatore respirava ancora. E mentre un infermiere copriva la giovane con un lenzuolo i medici si affannavano ad aiutare lui: è morto due ore dopo, in ospedale.

I carabinieri intanto erano riusciti a dare un nome all’omicida. Su di lui erano state diramate informazioni precise e un identikit a tutti i posti di frontiera, temendo che l’uomo potesse allontanarsi, magari protetto e aiutato da qualche complice. In tarda serata, la svolta: come si pensava, l’uomo aveva tentato il suicidio. Il giovane è apparso in gravi condizioni: sul corpo numerosi segni di ferite, probabilmente quelle che si è inferte con la stessa arma usata per vendicarsi poche ore prima.

Questo di Cuneo è solo l’ultimo caso di un’estate segnata da una serie di omicidi di ex: dieci le donne uccise in tre settimane da uomini che rifiutavano di essere lasciati e che, nella maggior parte dei casi, si sono suicidati dopo l’omicidio.