Governo turco: "E' terrorismo di stato"! Furiosa la popolazione.

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da’ La Stampa

della Marina israeliana al convoglio di navi che portavano passeggeri e aiuti umanitari a Gaza, con la morte di parecchie persone, tra cui diversi turchi, ha fatto ripiombare nella crisi più profonda i rapporti fra Turchia e Israele, già raffreddatisi dal gennaio dell’anno scorso. Ankara non ha esitato un momento e, in successione, ha richiamato in patria il proprio ambasciatore a Tel Aviv, Oguz Celikkol, ha annullato tre manovre militari in programma con lo Stato ebraico ed ha chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che si riunirà in serata al Palazzo di vetro a New York. E, tanto per andare sul sicuro, ha cancellato pure una partita di calcio tra la nazionale Under 18 turca e quella israeliana.

La crisi odierna interviene in un momento già di «bassa» nei rapporti tra i due Paesi che – nonostante siano alleati strategici e militari dal 1996 – negli ultimi 12 mesi hanno registrato una serie di strappi politico-diplomatici a seguito dell’offensiva militare israeliana »Piombo fuso« contro il movimento integralista palestinese Hamas nella Striscia di Gaza tra il dicembre del 2008 e il gennaio 2009. Dal canto suo, il premier turco Tayyip Erdogan, sulla via del ritorno in patria dal Sudamerica dove stava compiendo una visita ufficiale in vari Paesi, non ha esitato a definire l’accaduto come »un atto di terrorismo di Stato«. Mentre il capo di Stato Maggiore delle forze armate, gen. Ilker Basbug, anch’egli rientrato in tutta fretta dal Cairo dove era in visita, parlando al telefono con il suo collega israeliano Gaby Askenazi, ha detto che l’uso della forza militare contro il convoglio «è stato un fatto grave ed inaccettabile».

Come la notizia dell’assalto si è diffusa, migliaia di turchi infuriati si sono radunati davanti alla residenza dell’ambasciatore israeliano ad Ankara, Gaby Levi, (che, nel frattempo, era stato convocato al ministero degli Esteri) e di fronte al consolato dello Stato ebraico ad Istanbul. Entrambi gli edifici, controllati a vista da cordoni di polizia, sono stati bersagliati con bottiglie d’acqua, uova ed altri oggetti mentre i manifestanti, sventolando bandiere turche e palestinesi o indossando la keffiah palestinese a scacchi bianchi e neri, gridavano insulti o pregavano per le vittime. Ad Istanbul un gruppo di manifestanti ha anche dato alle fiamme una bandiera isreliana.

In mattinata il vice premier Bulent Arinc, che ha presieduto una riunione d’emergenza di politici e militari, aveva duramente condannato l’attacco israeliano che, ha detto «resterà come una macchia nera nella storia dell’umanità. Non si può giustificare in alcun modo questa azione». Mentre si intrecciavano frenetiche telefonate tra il ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, con quelli turchi degli Esteri Ahmet Davutoglu, e della Difesa, Vecdi Gonul, un portavoce dell’Ong turca Insani Yardim Vakfi (Pia fondazione per gli aiuti umanitari, Ihh) annunciava che a bordo della nave turca «Mavi Marmaris» – abbordata dagli israeliani e sulla quale c’erano stati morti e feriti – viaggiavano circa 800 persone tra cui anche un bimbo di appena sei mesi.

«Prima dell’assalto in mare – ha raccontato il portavoce -, gli israeliani hanno interrotto le comunicazioni con le navi. Ma da una fonte a bordo della nave abbiamo ricevuto un video sugli incidenti. Nelle immagini si vedono i militari israeliani che salgono a bordo da imbarcazioni o calandosi da elicotteri. Si vedono anche i feriti riuniti nella parte centrale del ponte della nave, ma non abbiamo informazioni certe».

Secondo il Centro israeliano di Intelligence e Terrorismo, però, l’Ihh – uno dei principali organizzatori della flottiglia di aiuti a Gaza – sarebbe una organizzazione radicale islamica anti-occidentale ed il suo fondatore e leader, Bulent Yildirim, avrebbe stretti legami con il leader di Hamas a Damasco Khaled Mashal e con la Fratellanza musulmana in Egitto.