I novaresi, il disagio emotivo e la solitudine, di Annalisa Cerruti

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Quali sono le difficoltà della vita che danno a volte un profondo disagio emotivo, psicologico, emozionale? Secondo i dati di Telefono Amico Novara, punto di osservazione privilegiato sulla solitudine e sul disagio emotivo nella nostra città mediante il proprio servizio di aiuto attraverso l’ascolto telefonico, in testa alla classifica troviamo la disoccupazione o la precarietà del lavoro (89%), la povertà (88%), il soffrire di gravi ingiustizie (83%), il non avere un’abitazione o l’averla drammaticamente inadeguata (69%). Al secondo posto giocano, le conseguenze di certe malattie sia fisiche (81%) sia psichiche (80%). Al terzo posto conta la solitudine: il non aver nessuno che possa aiutare o al quale potersi confidare: in un contesto sociale in cui a molti capita di conoscere tanta gente ma di non avere nessun vero amico o amica.

Le forme di disagio emotivo, da sempre presenti nei momenti di grande trasformazione sociale sono oggi molto più numerose e complesse rispetto al passato e, in assenza di una solida rete relazionale, portano a gravi forme di depressione, ansia e talvolta a tentativi di suicido. La solitudine esistenziale o causata da situazioni pratiche e congiunturali che appaiono irrisolvibili è un problema diffuso e trasversale soprattutto tra i nostri giovani. Spesso l’indifferenza e l’egoismo della società moderna costringono molti giovani ad intraprendere scelte difficili e talvolta rischiose per la loro stessa incolumità, vuoi perché privi del necessario apporto psicologico che solo una famiglia coesa può offrire, vuoi perché orfani di una serie di valori e di ideali che vengono sempre di più perdendosi nella vacuità e nella sterilità di un contesto sociale incapace di offrire sani modelli cui ispirarsi.

Come è possibile che in un mondo, almeno come quello moderno ed evoluto quale quello in cui viviamo, connotato da relativo benessere e da uno sviluppo tecnologico senza precedenti che ci ha consentito di sconfiggere malattie incurabili fino a pochi anni fa, si soffra ancora di solitudine o di depressione?

Paradossalmente, in alcuni casi, può essere favorita da mezzi di comunicazione che invitano ad isolarsi ed alimentano l’individualismo. In una società come la nostra, nella quale sono in genere valorizzati i beni materiali, la ricchezza, il potere, il prestigio, occorre chiedersi come possa sentirsi un giovane operaio senza un diploma o un extracomunitario disoccupato o, comunque, un giovane che nutre ideali ben lontani da quelli che ci propinano i mezzi di comunicazione di massa.

La solitudine può nascere anche dal sentirsi diversi da come il mondo ci vorrebbe. Soprattutto se non si ha abbastanza forza d’animo per accettare la propria condizione, la propria solitudine o i propri ideali.

Annalisa Cerruti