I vescovi: momento drammatico, «Alla nazione serve una visione»

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Ancora una volta, il vaticano mette il naso nella politica italiana. E’ un dato di fatto che la chiesa si dimostra “lo stato” più potente del mondo, ricca e politicizzata, capace di “metter becco” ovunque facendo, come storia insegna, il “buono e il cattivo tempo”. Capaci di coprire ed occultare i propri “criminali pedofili” proteggendo gli interessi d’inestimabile valore ed i possedimenti derubati con le “sanguinose guerre” di colonizzazione svolte nel corso degli ultimi due millenni. Si vergognino. Ci mancherebbe in Italia un nuovo “premier” ricoperto da ornamenti d’oro come sono soliti presentarsi, “grassi ed ornati”. 

dal quotidiano La Stampa

L’Italia sta vivendo un momento «drammatico», appare «un paese senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, degli obiettivi condivisi e condivisibili»: è questa l’analisi da cui parte il documento base della prossima «Settimana sociale», promossa dalla Cei a Reggio Calabria, anticipato in un’ intervista a Radio Vaticana, dal segretario del comitato organizzatore, Edoardo Patriarca. «L’analisi che abbiamo fatto, lavorando al documento preparatorio – spiega Patriarca – è proprio della sensazione di un paese che sta vivendo un passaggio pesante, in cui però la politica non svolge la funzione che le dovrebbe competere, cioè tentare di dare una visione con obiettivi di medio e lungo termine».

«Quando parlo di classe dirigente – ha detto Patriarca – parlo non solo della politica ma anche di tutti quei soggetti, imprenditori, associazionismo. Mancano cioè soggetti che abbiano la capacità di orientare, che si assumano la responsabilità di costruire percorsi nuovi di speranza. Il cardinale Bagnasco ha parlato spesso di questo bisogno di riprendere a crescere, economicamente ma anche moralmente da un punto di vista educativo». Da qui l’esortazione «alla responsabilità per il laicato cattolico». «Noi crediamo- ha detto Patriarca – che questa responsabilità ce la dobbiamo assumere, altrimenti rischiamo davvero non tanto di essere irrilevanti ma di compiere un peccato di omissione verso il bene comune».