Innalzamento età pensionabile, sì ma con investimenti a favore delle donne. In risposta al blog del Ministro Carfagna, di Annalisa Cerruti

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Oggi, con l’emancipazione culturale e intellettuale, la donna oltre a ricoprire certi naturali ruoli in famiglia, si sente in grado di poter esprimere le proprie capacità e potenzialità intellettive nei vari campi lavorativi, sia per l’affermazione di se stessa, sia per contribuire dignitosamente con il suo salario al menage familiare, ma anche come fattore determinante per lo sviluppo competitivo e per la crescita della nostra società.

Secondo i dati concessimi dal Centro Servizi Donna, operativo presso la Provincia di Novara sin dal 1993, è stato particolarmente virtuoso il comportamento di numerose aziende private novaresi le quali, rispetto alla media nazionale, hanno usufruito dei finanziamenti offerti dall’art. 9 della legge 53/2000, creando le condizioni necessarie per permettere ai propri/e dipendenti una più agevole conciliazione tra lavoro e famiglia.

Occorrerebbe pertanto promuovere condizioni di effettiva conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro ( per esempio, con orari di lavoro flessibili e servizi di custodia dei bambini ), azzerando altresì i differenziali salariali per agevolare la presenza femminile nel mondo del lavoro e nei vertici aziendali. Ma anche, e soprattutto, incoraggiare la presenza delle donne in tutti i settori occupazionali dai quali sono tradizionalmente escluse o ai quali accedono con difficoltà.

La nostra Costituzione individua tra i suoi principi fondamentali “le pari dignità e l’uguaglianza dei diritti dei cittadini e delle cittadine, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizioni sociali e personali” e ne promuove il pieno rispetto e l’attuazione con una serie di interventi di carattere normativo, orientati alla adozione di strumenti di contrasto alle discriminazioni.

Troppo sovente le donne sono ancora oggetto di violenze fisiche in famiglia e, ancora più spesso, al di fuori di essa. Per questa ragione si dovrebbe alimentare una diversa cultura sulla donna, basata sul rispetto della persona come diritto fondamentale, sul rispetto di chi è più debole fisicamente, ma non certo umanamente e culturalmente. Le donne dovrebbero essere in prima fila a diffondere e ad affermare questa cultura su loro stesse. Anche in questo modo si può conquistare la parità con gli uomini.

Annalisa Cerruti