IVAN BOGDANOV – LA BESTIA

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Ivan Bogdanov - La Bestia

Ivan Bogdanov - La Bestia

di Alessio Marrari

La faccia di Ivan Bogdanov, 30 anni, il capo ultrà appeso alla rete di recinzione dello stadio Ferraris di Genova, ha fatto il giro del mondo in tv mentre l’arbitro di Italia-Serbia, gara valevole per le qualificazione agli Europei del 2012, decideva di sospendere la partita. Poi Bogdanov ha cercato di scappare e come un topo si è nascosto in una tana che reputava sicura per darsela a gambe dopo aver scatenato l’inferno: il bagagliaio di un autobus. Ma non ce l’ha fatta, perchè la polizia sapeva chi doveva cercare: quell’uomo imponente che aveva tatuato sul braccio anche il ‘1389’, la data della battaglia della Piana dei Merli: il mito fondante dello spirito ultranazionalista serbo. Ivan “la bestia”, qualche piccolo precedente penale per droga e resistenza a pubblico ufficiale, leader indiscusso degli Ultra Boys dello Stella Rossa, ultranazionalista che utilizza allo stadio i gesti del nazismo, è noto alla polizia del suo Paese e anche in Italia per certi legami con i neofascisti del Nordest. Per scatenare il caos a Marassi con un centinaio di ragazzotti mezzo ubriachi, Bogdanov si è nascosto il viso col mefisto ostentando i tatuaggi sui grassi bicipiti, come se volesse mettere una firma. Sapeva quello che faceva, Ivan, che di terribile ha solo la faccia oltre all’addome che sbuca dalla maglietta nera con teschio da metallaro. Si è nascosto perchè aveva paura. Ma i poliziotti l’hanno trovato: hanno fatto scendere i passeggeri di un autobus e li hanno messi tutti a torso nudo. Cercavano l’uomo grosso con i tatuaggi. E l’hanno trovato, stipato tra le valigie. L’hanno tirato fuori da lì e gli hanno tolto la maglietta. Oltre alla data, tutti gli altri tattoo: una bomba a mano e una croce celtica sui pettorali, facce feroci sugli avambracci e quella data impressa sotto il polso della mano destra. Quando l’hanno portato in questura Bogdanov non ha parlato: si è stampato sulla faccia un sorrisetto e ha aspettato che arrivasse l’interprete. Poi è stato accompagnato, in manette, al pronto soccorso per una piccola contusione alla mano destra: 7 giorni di prognosi. Da qui, Ivan ha preso la strada del carcere. Non ha battuto ciglio: ha sorriso.
Bogdanov è stato trasferito al carcere di Pontedecimo, casa circondariale femminile che ora ha qualche sezione maschile. A Marassi, Bogdanov non poteva andare: troppi albanesi, che non avrebbero voluto avere in cella un serbo. Troppi italiani che non hanno digerito il trattamento riservato alla Nazionale, troppi serbi. Troppi i detenuti. Così Ivan Bogdanov, che a Pontedecimo viene indicato come persona “gentile”, adesso si trova dietro le sbarre di un carcere italiano in attesa della formalizzazione dell’arresto. Domani avrà la visita di un avvocato d’ufficio.

L’ARRESTO

L’UOMO NERO

Il Servizio della Televisione Serba