L’EVASIONE FISCALE È SPORT NAZIONALE

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Carlo Migliavacca

Carlo Migliavacca

di Carlo Migliavacca

Quando si è insediato il governo di Romano Prodi (dal 17 maggio 2006 al 7 maggio 2008)  l’Italia aveva già un impegno formale con l’Unione Europea firmato dal governo precedente (Berlusconi II e III): fare una manovra di almeno 15 miliardi di euro per riportare il deficit pubblico 2007 al di sotto del 3% rispetto al Prodotto Interno Lordo, cioè alla ricchezza prodotta in un intero anno dal Paese. Il disavanzo era infatti più elevato di quanto permettano gli accordi di Maastricht e il debito pubblico era tornato a crescere, fino a sfiorare il 108% del Pil. Appena insediato, il governo Prodi aveva fatto una rapida ricognizione dei problemi.
Risultato: oltre al deficit già accumulato e al debito in rapida crescita, ha trovato che il governo precedente aveva già prosciugato i fondi previsti per numerose attività dello Stato: dalle opere pubbliche ai treni, fino ai servizi più disparati. Perfino i fondi per l’otto per mille destinati dai contribuenti allo Stato erano stati impegnati per destinazioni diverse da quelle previste.  Il rientro nei parametri del 3%, che Prodi lo aveva portato addirittura al 2,7%, per le famiglie aveva segnato l’inizio della crisi, ma gli accordi con l’Unione Europea erano rispettati. Oggi i dati Istat ci dicono che nel primo semestre 2010 il rapporto deficit-pil è schizzato al 5,3% rispetto al 2,7% del 2008: il dato diffuso è il peggiore dal 1996 e peggiorerà ancora fino al 2012 (così le previsioni ufficiali). Di fronte a questi numeri impietosi, mi domando come si possa essere ottimisti visto che il debito pubblico è in continuo aumento, ad oggi siamo a 1858 miliardi, e per il 2010 viene calcolato al 116%; l’Italia, insieme ad altri Paesi del Terzo mondo, è lo Stato più indebitato del mondo, che faceva coppia con l’Argentina fino a quando quest’ultima ha dichiarato fallimento lasciando milioni di persone e centinaia di banche mondiali nel dramma. Oggi anche la Grecia è alla bancarotta e, se nulla succederà, presto toccherà anche all’Italia. C’è poco da gioire se prima di noi potrebbe toccare ad Irlanda, Portogallo e Spagna. Preso atto della situazione c’è da domandarsi come possano sperare gli imprenditori, le famiglie, i lavoratori e i pensionati italiani (parlo di tutti quelli onesti) in una diminuzione delle tasse; neppure il tanto osannato federalismo fiscale, in queste condizioni, potrà salvarci. Nel contempo si spiega anche il perché nel nostro Paese c’è la volontà, ma solo per chi può, di evadere il Fisco in tutti i modi: per salvare almeno i cavoli, visto che per le capre è opera vana; ogni italiano ha un debito sul groppone, contratto per lui dallo Stato, superiore ai 30.000 euro. Chi pensa al calcio come nostro sport nazionale si sbaglia di grosso: il  vero sport nazionale è quello dell’evasione fiscale.  Il nostro Paese è primo nella speciale classifica europea del maggior reddito in termini percentuali non dichiarato; il tasso di imponibile non dichiarato, secondo quanto emerso dai dati a cura delle Polizie tributarie dell’UE, in Italia è pari al 51%, ben più alto della Romania che, con il 42,7%, è al secondo posto; al terzo, al quarto ed al quinto posto ci sono la Bulgaria, l’Estonia e la Slovacchia. I principali evasori, sulla base dell’indagine, sono industriali (32%), bancari e assicurativi (28%), seguiti da commercianti (12%), artigiani (11%), professionisti (9%) e lavoratori dipendenti (8%). L’evasione è diffusa soprattutto al Sud (34,5% del totale nazionale), seguito dal Nord Ovest (26,5%), Centro (20,1%) e Nord Est (18,9%). L’anno scorso ci sono stati redditi non dichiarati per l’ammontare di 330 miliardi di euro, una cifra davvero considerevole. Questo studio è stato confrontato con i dati del Ministero dell’Economia, della Banca d’Italia e dell’Istat, che confermano il tutto. Ma che cosa è possibile fare con una cifra simile a disposizione? Innanzitutto ci sarebbero abbastanza soldi per finanziare fino a 10 ricostruzioni delle zone terremotate in Abruzzo, si potrebbero innalzare le pensioni minime fino a 1500 euro al mese, finanziamenti per le scuole e per la ricerca ben tre volte più grandi rispetto a quelli attuali (invece dei continui tagli), social card fino a 300 euro, incentivi per le risorse energetiche alternative del 50% più alti e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo sarebbe possibile se, e soltanto se, tutti pagassero le tasse, ma la soluzione è tanto semplice quanto impossibile. C’è da dire che il problema dell’evasione fiscale non è un problema tutto italiano, infatti ne è afflitta un po’ tutta l’Europa, senza contare poi gli Stati Uniti; però la sostanziale differenza tra noi e il resto del mondo è che nel nostro Belpaese le pene previste dalla legge, in merito all’evasione fiscale, sono molto più leggere e quindi l’evasore se la cava con molto poco. Se poi qualcuno, qui da noi, aiuta ad evadere garantendo scudo fiscale e immunità tombale… c’è solo da sperare nella buona stella.