La millenaria Fiera di Sant’Orso

Condividi sulla tua pagina social

di Sara Melito

1Torno sempre con piacere ad Aosta. Sarà perché mi piace la montagna, o per quella strada che corre lungo la Dora e sfiora castelli e fortezze. Sarà ancora perché questa città è piccola, accogliente, racchiusa intorno alla sua bella piazza e protetta dalle sue mura.

Questa volta ci vado per un’ occasione speciale, un evento che ha superato i mille anni e che, sin dalle sue antichissime origini, si svolge solo due giorni all’anno: il 30 ed il 31 gennaio.

LA MILLENARIA FIERA DI SANT ORSO

Narra la leggenda che l’allora custode della cappella cimiteriale, un canonico irlandese giunto ad Aosta verso la fine del 400 d.C., era dedito ad accogliere poveri ed indigenti nella zona dove oggi sorge la Collegiata a lui dedicata.

In quel lontano mattino d’inverno la neve era caduta abbondante e l’aria era fredda. Tanti erano coloro che vivevano di stenti all’ombra del maestoso Arco di Augusto ed il monaco, uomo mite e generoso, distribuì ai poveri della città i sabot in legno, i sandali tipici che ancora oggi calzano tanti contadini.sabot

Sant’Orso morì il 1 febbraio del 529 d.C. e per quasi 500 anni il ricordo di questo suo gesto scomparve. Ma nell’anno Mille, l’allora Vescovo di Aosta consacrò a suo nome la bella Chiesa in stile romanico e nei vicoli attorno a questo luogo santo gli artigiani della valle diedero vita ad un mercato di prodotti tradizionali. La Fiera è giunta sino ai nostri giorni cavalcando i secoli e rimanendo pressoché intatta: ora come allora le strade del centro si animano di produzioni raffinate e bellissime, il legno prende forme inaspettate, il ferro battuto rivela lucentezze mai viste e i merletti sembrano pizzi di cristallo.

Gironzolo incuriosita tra le oltre mille bancarelle, mi fermo a chiacchierare con gli artigiani ed ognuno di loro ha una storia da raccontare: c’è chi d’inverno intaglia personaggi fantastici, elfi e fate dei boschi, davanti al camino, chi riconosce animali improbabili nel granito, e ci sono le donne che portano avanti l’antica arte del ricamo. Le loro dita corrono veloci e dal tombolo nascono pizzi eterei e delicatissimi.

grolleLa tentazione è forte ed è impossibile non fare acquisti per portarsi a casa un oggetto speciale. Il primo pezzo è la grolla dell’amicizia, il recipiente intagliato in un unico pezzo di legno con tanti beccucci, uno per ogni commensale. Contiene il caffè corretto con la grappa e si usa, al termine di una cena conviviale, passarla a turno per suggellare il rapporto di amicizia e ospitalità. E poi dicono che i montanari sono gente introversa!!

Vedo dei bellissimi cestini in vimini e attrezzi agricoli rigorosamente in legno, ma mi lascio conquistare nell’ordine da: una splendida coppia di porta-tovaglioli in legno intarsiato, un mestolo da cucina con il manico lavorato e un tagliere (ideale per affettare il prelibato Lardo di Arnad) finemente decorato con immagini floreali.

Sono rapita dalla bellezza di sculture ricavate da quelli che in apparenza possono sembrare rami secchi. La fantasia dell’artista e la natura hanno creato pezzi unici. Mai la parola “bello” ha reso l’idea di ciò che sto guardando.2226_1074604113344_4329_n

Colpa del camminare o del freddo ma mi è venuta davvero fame. Raggiungo allora uno dei tanti punti di ristoro gestiti dagli Alpini e mi scaldo immediatamente con un bel bicchiere di vin brulè. Corroborata dal mix di vino e spezie affronto con entusiasmo il mio piatto composto da polenta e fontina e una scodella calda e fumante di  Soupe Valpellinenze, una ministra di patate, cavoli lessati e brodo di carne. Succulenta.

Il pomeriggio lo voglio dedicare alla scoperta della città. Approfittando che tutti, ma proprio tutti, sono attirati dalla Fiera, mi muovo liberamente tra gli angoli di interesse storico-artistico. La mia prima tappa è il Teatro Romano che ancora conserva la facciata  alta più di 20 metri e parte della platea oggi coperta dalla neve. Nel Medio Evo gli abitanti di Aosta sfruttarono le maestose mura del teatro come sostegni per le loro abitazioni compromettendo però la conservazione integrale di questo monumento.

Proseguo ed incontro la Porta Pretoria edificata sempre dai Romani nel 25 a.C. e principale via d’accesso alla città. Non mi fermo molto perché c’è un posto molto particolare che voglio visitare. Scendo nel cuore della città a 10 metri sotto l’attuale sede stradale. Il criptoportico forense è un luogo meraviglioso, forse un antico magazzino, appare come un lungo colonnato a forma di L sostenuto da ampie colonne e illuminato da finestrelle che assicurano il ricambio d’aria e mantengono una temperatura costante durante tutto l’anno.cripto

Mi rimmergo nel fiume dei visitatori perché voglio acquistare i fiori di legno realizzati con gli scarti di lavorazione. Tulipani, rose e stelle alpine, grezzi o colorati, ricchissimi nella lavorazione e nei dettagli. Con il mio delicato mazzo di trucioli mi dirigo verso l’ultima immancabile tappa, verso il luogo dove tutto è iniziato 1014 anni fa.

L’area della Collegiata di Sant’Orso sorge a ridosso delle mura, a breve distanza dall’Arco di Augusto ma è un’oasi di pace. Mi accoglie il contorto tronco di un tiglio secolare che da quasi 500 anni sembra proteggere l’accesso alla Chiesa, una cappella romanica sorta su un’antica necropoli paleocristiana. Scendo nella cripta perché so che nasconde un piccolo mistero: c’è infatti, dietro l’altare, un foro di forma quadrata scavato nella nuda roccia. La tradizione vuole che, passando carponi attraverso questo stresso passaggio, si guarisca dal mal di schiena e si propizi la fertilità.

2226_1074605553380_5668_nQuando esco è l’imbrunire e raggiungo velocemente il chiostro perché è bello perdersi tra le colonne, una diversa dall’altra e nessuna uguale, nell’ora in cui non è più giorno ma non ancora notte. I capitelli rivelano personaggi e animali fantastici e tutto è silenzio, come la neve che ricopre il giardino interno.

Che emozione poter essere protagonista di un evento che tanti altri prima di me durante questi 1014 anni hanno vissuto. Ci unisce la curiosità e l’amore per le tradizioni che nonostante tutto sono sopravvissute al tempo e che si rinnovano ogni anno.

Vuoi visitare anche tu la Fiera di St. Orso?  saramelito@cittadinovara.com