La Pernigotti verso la chiusura. Di Maio: “Una legge per tutelare i marchi”.

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Di Alessandro Berardi

C’era una volta la Pernigotti. Non è il titolo di un libro, bensì una triste realtà che potrebbe concretizzarsi prossimamente in quel di Novi Ligure (provincia di Alessandria), dov’è situato lo storico stabilimento di uno dei fiori all’occhiello del “Made in Italy” e del Piemonte, che da molti anni, produce gianduiotti, torroni, uova di pasqua ed ingredienti composti per gelateria.

La storia dell’azienda parte dalla metà dell’ 800’ (1860), quando Stefano Pernigotti, decide di aprire nella piazza del mercato di Novi Ligure, una drogheria specializzata in “droghe e coloniali”.

Notando che gli affari andavano bene, Stefano, otto anni dopo (il 1º giugno del 1868) insieme al figlio Francesco, decide di fondare una società specializzata in produzione dolciaria: la “Stefano Pernigotti & Figlio”.

La soddisfazione più grande per loro, arriva Il 25 aprile del 1882, quando Re Umberto I in persona concede alla società la facoltà di innalzare lo stemma reale sull’insegna della fabbrica, che accompagnerà il logo dell’azienda fino al 2004. Così, La Pernigotti, diventa ufficialmente il fornitore ufficiale della famiglia Reale.

Nel 1995 Stefano Pernigotti, rimasto senza eredi dopo la scomparsa dei due figli nel luglio 1980, decide di cedere lo storico marchio alla famiglia Averna, molto nota per la produzione nel settore delle bevande alcoliche.

L’azienda, nel luglio del 2013 cambia nuovamente proprietà: la famiglia Averna cede l’attività al gruppo turco appartenente alla famiglia Toksöz, attivo nel dolciario, nel farmaceutico e nel settore energetico.

“Pernigotti e il gianduia, una lunga storia d’amore”: così recita lo slogan dello storico marchio.

Una storia, che come detto, rischia di avere un finale amaro, in particolare, per i dipendenti della fabbrica.

La volontà della proprietà turca, è quella di chiudere lo stabilimento, ma mantenere il marchio e spostare la produzione, probabilmente all’estero.

Dopo l’incontro che si è tenuto giovedì a Roma presso il MiSE (Ministero dello sviluppo economico), presieduto dal Ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Luigi Di Maio, i rappresentanti della proprietà, spiegano le motivazioni della loro scelta: “Le cause di tale decisione, risiedono nella situazione di crisi che l’azienda sta attraversando, determinata dall’eccessiva incidenza dei costi di produzione rispetto all’andamento delle vendite, ad oggi insostenibili, nonostante le strategie finora attuate a sostegno del business”.

Secondo i sindacati, negli ultimi 5 anni, la ditta avrebbe avuto perdite per 13 milioni.

Erano presenti all’incontro anche il Vice Capo di Gabinetto del MiSE Giorgio Sorial, il Sottosegretario al Lavoro Claudio Duringon, l’Assessore della Regione Piemonte Giovanna Pentenero, il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Al termine del tavolo, il Ministro Di Maio ha incontrato i lavoratori della Pernigotti che si trovavano in presidio davanti al Ministero e ha dichiarato:

“La Pernigotti è un marchio del Made in Italy importantissimo, dove lavorano, presso lo stabilimento di Novi Ligure, oltre 100 lavoratori: per tale ragione, io e il sottosegretario Durigon abbiamo convocato subito questo tavolo, chiedendo immediatamente che la proprietà non licenzi i dipendenti”.

Produzione all’estero mantenendo il marchio?

“E’ impensabile – spiega Di Maio – che un marchio come questo continui ad esistere, ma chi l’ha reso grande, debba andare a casa: per questo io e il Presidente del Consiglio dei Ministri, chiederemo un incontro alla proprietà turca (dato che a questo tavolo erano presenti i loro rappresentanti), spiegandogli che per noi il “Made in Italy” non è solo il marchio, ma tradizione, territorio e lavoratori”.

LA PROPOSTA DI LEGGE

Il “caso Pernigotti” ha infastidito il Vice premier, il quale ha pensato ad una proposta di legge, per cercare d’impedire che situazioni analoghe si ripetano in futuro:” Entro la fine dell’anno faremo una proposta di legge che lega, per sempre, i marchi al loro territorio: non è più accettabile che si venga in Italia, si prenda un’azienda come Pernigotti, si acquisisca il marchio, poi si cambino 5 manager in 5 anni. Sicuramente non si produce un effetto positivo per l’azienda se si prende il marchio e si molla la gente”.