La sfida di Fini: "Il Pdl non c'è più"- il video

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ampio riscontro del panorama politico, dal quotidiano LA SATAMPA

Gianfranco Fini lancia l’opa sul centrodestra tracciando la nuova rotta del suo gruppo, Futuro e libertà. «Il Pdl- dice- non c’è più, appartiene ad una bella e affascinante ipotesi politica che non si è realizzata, è solo una Forza Italia allargata con qualche colonnello e capitano di An che ha solo cambiato generale ed è pronto a cambiarlo ancora».

Dal fortino di Mirabello, dove per anni Giorgio Almirante ha galvanizzato una destra nera asserragliata nella rossa Emilia, il presidente della Camera spara palle di fuoco contro Silvio Berlusconi. E rilancia: «Siccome è contro natura, contro la fisica, che Futuro e Libertà rientri in ciò che non c’è più, si va avanti con le nostre idee». Fini candida “Futuro e Libertà” – e poco conta chiamarlo partito o in altro modo – ad occupare uno spazio vuoto, a realizzare quello che il Partito delle Libertà non ha saputo compiere, tradendo le attese per cui era nato.

«”Futuro e Libertà” non è An in sedicesimo ma lo spirito autentico del Pdl», di quel partito che «non c’è più dal 29 luglio quando, con un gesto profondamente lesivo non della mia persona ma delle ragioni stesse del partito che non può essere della Libertà se si caccia chi dissente», in due ore soltanto l’ufficio politico e Silvio Berlusconi hanno dichiarato Fini «incompatibile» e lo hanno cacciato. «Si va avanti – sprona – con le nostre idee e senza farci intimidire dai “metodi Boffo”, per far rinascere il Pdl e non per tradirne l’origine, per evitare che il governo commetta errori e perchè la legislatura arrivi alla fine, senza cambi di campo, ribaltoni o ribaltini: se lo tolgano dalla testa».

«Non ci ritiriamo nè in convento nè tantomeno andiamo raminghi in attesa di perdono – respinge al mittente le ultime offerte del Cavaliere – perchè Berlusconi, che è uomo di spirito, deve capire che i nostri parlamentari non possono essere trattati come clienti della Standa, che se non cambiano supermercato hanno il premio fedeltà». Quando si tratterà in Parlamento di votare i 5 punti di programma sui quali Berlusconi chiede la fiducia «i nostri capigruppo diranno sì a nome di tutti, senza distinzioni tra falchi e colombe, perchè non siamo appassionati di ornitologia». Si chiede però di discutere «con spirito costruttivo», e di farlo ogni volta «con un nuovo patto di legislatura e non un tavolo a due gambe e con l’acquiescenza del Pdl alla Lega». Con questo spirito Fini chiede di «lavorare per unire e non dividere, dando vita ad una politica di qualità, senza insulti, che sappia accogliere anche le politiche dell’opposizione, quando ha buone idee». Avanti «con il coraggio di fare quelle riforme che erano nel progetto originario del Pdl, nell’interesse nazionale».

«È avventurismo politico minacciare ogni giorno elezioni – dice ancora Fini rivolto al Cavaliere convitato di pietra. La fine della legislatura sarebbe un fallimento di tutti: mio, suo, perchè quando si ha una maggioranza così ampia il primo dovere è governare, non liquidare il dissenso e mettere alla porta chi non ti è simpatico». La colpa non è mia, torna a dire Fini «non c’è stato alcuna fuoriuscita, scissione, atteggiamento demolitorio» ma solo legittima difesa per l’espulsione dal partito creato «con un atto illiberale, perchè solo nel peggiore stalinismo si può essere messi alla porta perchè si dissente». «Governare – dice invece – significa comprendere le ragioni degli altri e garantire l’equilibrio tra poteri. non ho mai contestato la sua leadership, ma un leader deve essere capace di cercare il compromesso ed il punto di intesa». Il Pdl, quello dal quale Fini non si sente escluso e alla cui leadership anzi si candida «non può essere derubricato a contorno del leader, a coro di plaudenti». Deve essere invece «fucina di idee».

Il Presidente della Camera offre le sue: un federalismo equo che non intacchi l’unità del paese, una legge elettorale dove si scelga il premier ma anche i parlamentari («Faccio mea culpa perchè ho contribuito anch’io, ma è vergognosa la lista bloccata»), una riforma della giustizia «dove si rovesci l’approccio, il premier abbia uno scudo che tuteli la sua funzione ed il ruolo» senza amnistie generalizzate. E ancora: immigrazione, giovani, riforma del fisco (con una apertura al quoziente familiare), provvedimenti anti-corruzione. Infine, fuori i sassolini dalle scarpe, mentre in platea Elisabetta Tulliani stringe le labbra e guarda dritto in faccia Fini, sulla campagna di «calunnie, diffamazioni, volgarità che hanno dato vita alla lapidazione di tipo islamico, con un atteggiamento infame perchè diretto non alla mia persona ma alla mia famiglia, ed è tipico degli infami farlo».

Il Pdl: non ci faremo logorare in Parlamento
La risposta di Berlusconi ancora non è arrivata, il suo portavoce Bonaiuti nega commenti a caldo. Ma Fini assicura: «Andremo avanti, senza farci intimidire, per un centrodestra autenticamente liberale», quello che era nello spirito del Pdl che ora non c’è più: «È rimasto il partito del predellino, il sogno del Pdl vive in Futuro e Libertà». Dalle file della maggioranza le reazioni sono rabbiose. «No al logoramento “futurista” in Parlamento, piuttosto il voto», recitano in coro i falchi berlusconiani. «Mi auguro che sui cinque punti ci sia una linea positiva di impegno e di appoggio in Parlamento e non una tattica di logoramento», dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Mentre Gasparri critica Fini per non aver dato diverse risposte dopo aver richiamato «un codice etico», e il riferimento è alla vicenda della casa di Montecarlo, tasto su cui batte anche il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, che da tempo conduce una campagna su questo: «Quello di Gianfranco Fini è stato un discorso con cose vere ma dove non ha detto la verità, pieno di buchi e vuoti memoria» e ora «faremo altri 40 titoli» perché «infame è quello che dice l’ex leader di An».

Bossi: “Situazione difficile, non dura”
« Fini – attacca La Russa – vuole lasciare Berlusconi con il cerino in mano senza prendersi la responsabilità della rottura. Non sono i colonnelli che hanno cambiato il generale, ma il generale che ha cambiato la bandiera». Amaro anche il commento di Altero Matteoli, ex “colonnello” di An, oggi ministro e fedele a Berlusconi: «Non mi pare che l’intervento di Mirabello abbia contribuito a chiarire la situazione politica, destinata ad essere chiarita solo dopo i previsti passaggi parlamentari che contano più di ogni altra manifestazione». I toni più preoccupati sono quelli della Lega. «Mi pare evidente che sia rinata An. La questione è seria e bisognerà valutare nei prossimi giorni se ci sono le condizioni per andare fino alla fine della legislatura oppure no», tuona da Torino il ministro degli interni Maroni. Bossi vede nubi all’orizzonte: La situazione è difficile, perchè è come se Fini avesse detto “non voglio accordi con la Lega”. Anzi, peggio: “io ce l’ho con il nord”. Se Berlusconi dava retta a me si andava a elezioni e non c’erano Fini ne Casini nè la sinistra che scompariva». Dal palco Bossi ha ribadito che adesso «per Berlusconi la strada è molto stretta: se tutti i giorni deve andare a chiedere i voti a Fini e a Casini per far passare una legge non dura molto». Il leader della Lega domani vedrà il premier. Tira aria di urne e Maroni stringe i tempi: «Se cade la maggioranza si va al voto e il Ministero dell’Interno è pronto a organizzare le elezioni in pochi giorni».