La società italiana: una società dell’essere o dell’apparire? Di Annalisa Cerruti

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Purtroppo mai come oggi si conferisce tanta importanza all’apparenza. Molti giovani, così come anche molti adulti, pensano di  valere o di contare qualcosa nella nostra società soltanto uniformandosi a tendenze dettate dai personaggi pubblici o dai “miti” più in voga oppure, in altri casi, possedendo particolari oggetti considerati da taluni “di culto”, capaci di prometterci il successo nella vita e l’immortalità ( si pensi, per esempio, al braccialetto “Power Balance”, in una serie amplia di colori e misure che promette di aumentare la forza, l’equilibrio e l’elasticità del fisico di chi lo indossa grazie al magnetismo amplificato dallo stesso organismo umano ). Le indagini campionarie svolte nel corso degli ultimi dieci anni tra i bambini e gli adolescenti italiani rivelano una sostanziale costanza nei tempi di esposizione alla Tv, conferma del fatto che essa in questi anni si è mantenuta stabilmente come “compagna” e occupazione di una fetta significativa del tempo libero dei giovanissimi. Inoltre, circa la metà dei ragazzi segue il genere più discusso e contestato degli ultimi anni, i reality show come il Grande Fratello (2,6%) e talent show come X-factor (3,7%). Quali sono gli strumenti di cui non possono fare a meno e quanto tempo trascorrono in compagnia degli ultimi ritrovati dell’High Tech? Nell’arco di tempo preso in considerazione è aumentata la frequenza di quanti hanno inserito il cellulare tra gli oggetti abitualmente e quotidianamente utilizzati. Sale anche l’utilizzo del lettore mp3, strumento che per molti adolescenti è un fedele compagno negli spostamenti quotidiani così come nei momenti di studio. Indossare vestiti stravaganti, tingersi i capelli con i colori più svariati, essere ad ogni costo trasgressivi può far sentire certi giovani importanti, sicuri di sé, superiori agli anonimi coetanei. Nel triennio 2008-2010 le abitudini di consumo di bevande alcoliche da parte dei nostri giovani sono cambiate in maniera significativa. Le occasioni in cui più frequentemente i giovani consumano alcolici rimangano, nel tempo, quelle delle feste e delle ricorrenze, mentre un’altra buona fetta di popolazione giovanile decide di bere quando si trova in compagnia. Il 48,3% dei ragazzi dichiara di avere amici che fanno uso di droghe leggere e il 14,7% che consumano droghe pesanti. Inoltre, a dimostrazione della pervasività del fenomeno, il 30,5% ammette di aver ricevuto offerte di hashish e marijuana e il 9,2% di averne ricevute di eroina e cocaina. Questi dati, superiori a quelli relativi al consumo diretto degli adolescenti, sono una dimostrazione della preoccupante diffusione di queste sostanze anche tra i più giovani. Ne consegue che i ruoli educativi siano posti di fronte a nuove sfide, con un alto prezzo sotto forma di insicurezza, che ha colpito soprattutto i più giovani. È necessario allora ripensare la funzione educativa come capacità di accompagnare i più giovani nella crescita favorendo l’acquisizione di competenze e strumenti nella gestione delle emozioni e degli stress quotidiani come pure di strategie di difesa rispetto a specifiche situazioni di pericolo. Occorrerebbe soffermarsi a riflettere attentamente su questi recenti cambiamenti del nostro tessuto sociale per comprendere come, in realtà, l’apparenza non dia, alla lunga, la felicità o la realizzazione delle proprie aspettative. La ragione non dovrebbe abbandonare l’uomo nell’analisi di certi problemi sociali, politici e umani e dei sentimenti profondi che ciascuno racchiude in sé. Di fronte alle prove della vita ciò che è effimero o apparente crolla: rimane solo quello che di solido e autentico c’è dentro noi stessi, ovvero quel background culturale ( come onestà, lealtà, solidarietà, amicizia) che solo il conforto e la comprensione del nucleo familiare ci può offrire.