La tragica fine di Simona Melchionda (dal Corriere di Novara)

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Oleggio – Luca Sainaghi – 28enne carabiniere originario di Valenza, domiciliato con la compagna a Lisanza, in servizio alla Stazione di Oleggio ma da alcuni giorni in mutua per le conseguenze di un incidente stradale – ha confessato all’alba di sabato di aver ucciso Simona Melchionda la notte di domenica 6 giugno, dopo che si erano dati appuntamento intorno alla mezzanotte nel parcheggio del centro commerciale di Pombia, adiacente la Ss32. Lì la ragazza aveva lasciato l’auto, la “Fiat Punto” rossa della madre che usava quando si incontrava di nascosto con Sainaghi, convivente con Ilaria Mortarini, dalla quale aveva avuto un figlio nato due mesi fa. Luca Sainaghi – già messo alle strette nel corso di precedenti interrogatori – si è presentato venerdì sera con due legali al Comando provinciale dei Carabinieri di Novara. Lunghe ore di interrogatorio, e poi la confessione. Caricata Simona sulla sua “Mercedes Slk” scura, è salito verso Divignano, fermandosi probabilmente nella zona del cimitero. Lì è avvenuta una discussione con Simona, un “chiarimento” degenerato in un gesto di follia: il giovane ha raccontato di aver sparato a Simona con la sua pistola di ordinanza che a quanto pare aveva nel cruscotto, e di aver poi raggiunto il Ticino di Varallo Pombia, in fondo alla Ss336, dove c’è la diga in località Porto Torre: subito a destra si accede un’area sterrata che consente, in fondo, di arrivare (solo a chi è autorizzato) fino alla riva del fiume. Lì Simona è stata buttata in acqua, alta per le piogge di quei giorni, e con una forte corrente. Quel punto era già stato ispezionato ripetutamente – presente anche chi scrive – ma il corpo non c’era più, perché subito trascinato a valle. Acquisita la confessione di Sainaghi, e comunicata la triste notizia ai familiari, sono partite immediatamente le ricerche.

«Così all’alba di sabato abbiamo appreso che Simona era stata uccisa»

Il capitano Silvio Mele, comandante la Compagnia Carabinieri di Novara, accompagnato da un maresciallo, sabato mattina, al termine del lungo interrogatorio di Luca Sainaghi che ha fruttato la confessione del giovane, si è presentato a Oleggio a casa Melchionda per dare ai familiari di Simona la tragica notizia. Erano le 7 quando l’ufficiale ha suonato al civico 1/z di via Cascine Calini. Siamo nella zona degli impianti sportivi di Oleggio, a ridosso del “biscione”, dove un tempo, accanto appunto ad alcune cascine, sorsero le prime “case popolari”, e dove invece oggi si sono aggiunte belle palazzine e anche servizi. Leonardo Melchionda, il papà di Simona, 50enne impiegato alla ditta Sirti, che opera nel campo della telefonia, stava uscendo di casa e ha incrociato i due militari; la moglie Giovanna Cerra stava ancora dormendo, ma è un modo di dire, perché la mamma di Simona il sonno lo avevo perso da quel giorno quando accese il cellulare – era lunedì 7 giugno – e lesse quell’sms spedito alle 2.25 nel quale Simona le faceva sapere che avrebbe dormito fuori…

Luca Sainaghi ha confessato probabilmente anche perchè si è reso conto di non poter più negare, pressato dalle contestazione degli inquirenti forti oltretutto dei riscontri ricevuti relativamente a telefonate e messaggi, e agli spostamenti di quel pomeriggio e di quella notte di domenica 6 giugno. Ma sicuramente importanti sono state le confidenze che Simona aveva fatto alla madre Giovanna, e a un paio di amiche, quello stesso pomeriggio: «Si è fatto vivo Luca, mi ha chiamato e mi ha dato appuntamento per questa sera». Luca ha, avrebbe – a quanto risulta – dapprima negato di aver più visto e sentito Simona da mesi, perchè non immaginava che la ragazza si sarebbe invece subito confidata con qualcuno? Questo spiegherebbe l’almeno apparente cambiamento di rotta: Ilaria, la sua compagna, ha poi invece riferito di una loro chiamata a Simona domenica pomeriggio, «per fissare un incontro chiarificatore fra tutti noi. Che però non c’è mai stato». Nessuno parente o amico di Simona poteva comunque esser certo che poi quell’incontro fosse invece effettivamente andato in porto.
Paolo Viviani