L’AVVOCATO INFORMA: IL NUOVO STATUS GIURIDICO DI FIGLIO E LE NUOVE COMPETENZE DEL TRIBUNALE ORDINARIO.

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DI ANTONIO COSTA BARBE’

E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale di ieri (G.U. n. 293 del 17.12.2012) la legge sulla nuova filiazione.

AVVOCATO ANTONIO COSTA BARBE'

AVVOCATO ANTONIO COSTA BARBE’

Da oggi, dunque, la riforma ha un volto ufficiale: si tratta della legge 10 dicembre 2012, n. 219 la quale comincerà a produrre i propri effetti dal 1 gennaio 2013. La nuova legge realizza un cambio di rotta non certo irrilevante nella considerazione giuridica e nel trattamento dei figli, introducendo uno stato giuridico unitario di figlio (cfr. il nuovo art. 315 c.c.).

Si può, anzi, essere certi che la legge n. 219/2012 diverrà una pietra miliare del percorso che ha accompagnato l’evoluzione del diritto di famiglia negli ultimi decenni, a partire dalla legge sul divorzio n. 898/1970, per proseguire con la legge n. 151/1975, fino alla legge n. 54 del 2006; provvedimenti tutti il cui trait d’union è costituito dalla crescente valorizzazione della persona, e delle sue spinte realizzatrici (il fenomeno è quello della esistenzializzazione del diritto privato).

Il I libro del codice civile è divenuto, così, sempre più, ‘statuto della persona’ ed ha trasformato la famiglia da istituzione patriarcale ad ambito realizzativo dei suoi componenti.

Riguardo ai bambini e agli adolescenti il traguardo è stato realizzato con grande ritardo, non senza incontrare le ultime residue resistenze nella posizione espressa da alcune forze parlamentari in sede di discussione in assemblea.

La patata bollente era costituita, durante i lavori preparatori, dall’eliminazione del divieto di riconoscimento per i figli cd. incestuosi, data l’idea preconcetta (sebbene erronea) che autorizzare tale riconoscimento significasse ‘premiare’ il genitore autore di violenza endofamiliare.

Tale opinione non considerava, tuttavia, che non era giusto continuare a penalizzare bambini del tutto innocenti, cui non poteva farsi pagare la colpa dei genitori.

Sta di fatto che da qui in avanti non sarà più consentito bollare qualcuno come figlio incestuoso, mentre tutti i figli, ma proprio tutti ora saranno uguali: “Ve lo avevo detto!” esclamerebbe oggi soddisfatta la nostra Filumena Marturano.

(Residuano, ancora – per essere precisi – talune differenze di trattamento a carico dei figli nati fuori dal matrimonio, come il permanere del diritto di commutazione spettante ai figli prima detti legittimi; le disposizioni che lo contemplano sono, comunque, destinate a venire ritoccate a breve dal Governo, per effetto della delega ai fini di coordinamento di cui all’ art. 2 della legge n. 219/2012).

Dunque, il dado è tratto: d’ora in poi vi sarà un solo genere di figli, ed un giudice pressochè unico per la regolamentazione dei rapporti tra questi e i genitori.

Del resto l’art. 3  ridefinisce le competenze fra Tribunali ordinari e Tribunali dei minorenni in materia di procedimenti di affidamento e mantenimento dei figli, dettando, inoltre, disposizioni a garanzia del diritto dei figli agli alimenti e al mantenimento; trasferisce al giudice ordinario la competenza che finora spettava al tribunale per i minorenni per i giudizi che riguardano la tutela dei diritti dei figli nati fuori del matrimonio.

 La competenza del giudice ordinario viene disposta anche nei giudizi relativi all’amministrazione dei beni di competenza del minore, al riconoscimento, alla sua impugnazione e all’affidamento del figlio nato fuori dal matrimonio, all’assunzione del cognome e alle dichiarazioni giudiziali di paternità nonché con riferimento ai ricorsi relativi all’esercizio delle competenze della potestà genitoriale e le questioni sulla potestà da decidere in caso di impedimento di uno dei due genitori.

 Il tribunale per i minorenni continuerà ad occuparsi della tutela dei minori nelle questioni della decadenza e reintegra della potestà, della decadenza e riammissione, dell’amministrazione del patrimonio del minore e della sua adozione nonché, su richiesta dell’interessato, della decisione sull’ammissione al matrimonio, per gravi motivi, per chi ha compiuto 16 anni.

 La legge in esame prevede anche una delega al Governo per provvedere, nel termine di un anno, al riordino ed all’attuazione delle novità legislative con la vecchia disciplina.

ECCO IL TESTO DELL’ARTICOLO 3 della legge 219/12

 Art. 3

Modifica dell’articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del

codice civile e disposizioni a garanzia dei diritti dei figli agli

alimenti e al mantenimento

1. L’articolo 38 delle disposizioni per l’attuazione del codice

civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 30 marzo

1942, n. 318, e’ sostituito dal seguente: «Art. 38. – Sono di

competenza del tribunale per i minorenni i provvedimenti contemplati

dagli articoli 84, 90, 330, 332, 333, 334, 335 e 371, ultimo comma,

del codice civile. Per i procedimenti di cui all’articolo 333 resta

esclusa la competenza del tribunale per i minorenni nell’ipotesi in

cui sia in corso, tra le stesse parti, giudizio di separazione o

divorzio o giudizio ai sensi dell’articolo 316 del codice civile; in

tale ipotesi per tutta la durata del processo la competenza, anche

per i provvedimenti contemplati dalle disposizioni richiamate nel

primo periodo, spetta al giudice ordinario.

Sono emessi dal tribunale ordinario i provvedimenti relativi ai

minori per i quali non e’ espressamente stabilita la competenza di

una diversa autorita’ giudiziaria. Nei procedimenti in materia di

affidamento e di mantenimento dei minori si applicano, in quanto

compatibili, gli articoli 737 e seguenti del codice di procedura

civile.

Fermo restando quanto previsto per le azioni di stato, il tribunale

competente provvede in ogni caso in camera di consiglio, sentito il

pubblico ministero, e i provvedimenti emessi sono immediatamente

esecutivi, salvo che il giudice disponga diversamente. Quando il

provvedimento e’ emesso dal tribunale per i minorenni, il reclamo si

propone davanti alla sezione di corte di appello per i minorenni».

2. Il giudice, a garanzia dei provvedimenti patrimoniali in materia

di alimenti e mantenimento della prole, puo’ imporre al genitore

obbligato di prestare idonea garanzia personale o reale, se esiste il

pericolo che possa sottrarsi all’adempimento degli obblighi suddetti.

Per assicurare che siano conservate o soddisfatte le ragioni del

creditore in ordine all’adempimento degli obblighi di cui al periodo

precedente, il giudice puo’ disporre il sequestro dei beni

dell’obbligato secondo quanto previsto dall’articolo 8, settimo

comma, della legge 1º dicembre 1970, n. 898. Il giudice puo’ ordinare

ai terzi, tenuti a corrispondere anche periodicamente somme di denaro

all’obbligato, di versare le somme dovute direttamente agli aventi

diritto, secondo quanto previsto dall’articolo 8, secondo comma e

seguenti, della legge 1º dicembre 1970, n. 898. I provvedimenti

definitivi costituiscono titolo per l’iscrizione dell’ipoteca

giudiziale ai sensi dell’articolo 2818 del codice civile.