Lettera aperta del nostro carissimo lettore Carlo Migliavacca

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Carlo Migliavacca

Carlo Migliavacca

Mi ricordo che quando Mario Monti si è insediato con la sua variopinta squadra di professori seri e compunti, abbiamo tutti tirato un sospiro di sollievo. Ci ha fatto credere che il risveglio era alle porte, ma invece del risveglio hanno accelerato la deriva onirica trasformando la favoletta pseudo-narcisistica dell’Italia narcotizzata da Berlusconi in un incubo ipodato high tech.

Chi conosce la storia potrà riconoscere le parole che cito virgolettate e magari le potrà paragonare a quelle dette dal nostro professore: «Io vi risolleverò dalla vergogna, dall’umiliazione, perché usciremo tutti insieme dal baratro che si apre dinanzi a noi, da questa immensa voragine del debito pubblico che ci sta mangiando vivi e riconquisteremo la credibilità internazionale diventando orgogliosi di essere un popolo, una nazione, proiettati verso un futuro di progresso sociale e di equità». Così Adolf Hitler parlava al suo comizio elettorale conclusivo nel febbraio del 1932, quando vinse le elezioni, parlando continuamente – un vero e proprio mantra ossessivo – di “baratro” di “mancanza di alternative” di “necessità di rigore” di “regole ferree”.

Il popolo tedesco venne ipnotizzato dall’idea del nazional-socialismo e l’espressione “progresso sociale ed equità” conquistò i cuori della classe operaia che spostò il 40% dei voti dai partiti di sinistra verso di lui. Adolf Hitler (così come in Italia aveva fatto Benito Mussolini dieci anni prima) conquistò il potere presentandosi come un liberista socialista.

Il resto è storia nota.

Non appena preso il potere, occupati i gangli produttivi, iniziò la sistematica produzione di falso e falsificazioni.

Ma allora non c’era la “rete” e le alternative nell’accesso alle informazioni erano poche, minime.

Oggi, le alternative esistono eccome. È possibile comprendere, smascherare e denunciare i falsi. Non è facile neppure oggi, però, perché la truppa mediatica asservita (e ben pagata) partecipa al balletto, ma si può controllare, verificare, parlarne. Dopo di che non è più possibile lamentarsi. Si prende atto che dicono il falso e si sceglie di sottrarsi.

E venne il governo Monti con le sue tasse per salvare l’Italia dal crac, per abbassare l’enorme debito pubblico; e il debito pubblico, ancora oggi, è in continuo aumento.

E venne la Fornero con le sue lacrime: di gioia per lei e di dolore per i lavoratori e le lavoratrici.

“La riforma del mercato del lavoro che abbiamo varato è stata considerata in tutto il mondo davvero rivoluzionaria: aumenterà l’occupazione e rilancerà l’economia liberalizzando l’accesso, in linea con i parametri più avanzati d’Europa”; così dichiarò Mario Monti in data 2 aprile 2012. Il risultato lo stiamo vivendo drammaticamente.

Per non parlare dei tagli sugli stipendi dei parlamentari e sui costi della politica: tutto rimandato!

La Bce ha fatto avere alle banche italiane, attraverso Mario Draghi, la cifra di 325 miliardi di euro affinché si ricapitalizzassero e aprissero i crediti alle imprese. Le banche italiane hanno preso i soldi, hanno chiuso i rubinetti e li hanno investiti nella finanza speculativa ad alto rischio per recuperare, da bravi giocatori d’azzardo compulsivi, i soldi persi. Da tutte le piazze finanziarie del mondo arrivavano massicci ordini di vendita sui titoli italiani, considerati ormai carta straccia e spuntò lo “spread”.

In data 18 marzo 2012 Mario Monti ha dichiarato “stiamo uscendo dalla crisi; l’eurozona ce l’ha fatta e in Italia ci sono già segni di ripresa industriale”. Mai falsità fu così pacchiana e sfacciata.

Ho sempre sostenuto, e continuo a sostenerlo, che ciò che vediamo e sappiamo è solo una parte della realtà.

Nell’aprile 2013, dopo le elezioni politiche, viene insediato il governo Letta, chiamato “delle larghe intese”, con l’obiettivo di continuare il lavoro di risanamento fallito da Monti, ma non mi pare che queste larghe intese – sarò un pessimista – riescano a portarci fuori dal pantano: non a parole, nei fatti.

Se questi governi e questi politici si comportano così è soprattutto demerito nostro, di tutti gli italiani che, più o meno consapevolmente, lasciamo fare.

Sta quindi a noi recuperare la nostra dignità, la nostra sovranità, nelle forme più opportune e democratiche, smettendo il ruolo di vittime. Bossi, Lusi, Fiorito, Berlusconi, Rutelli, Penati (tanto per citarne qualcuno) sono tutti frammenti della realtà italiana, specchi che ci rimandano indietro la nostra immagine di popolo opportunista, schiavo del proprio ego, attento al proprio particolare, religioso sino al fanatismo (che si tratti del dio Po o del papa-re). Aspettare che arrivi qualcuno dall’esterno, che sia l’uomo forte, è ancora una volta fuggire dalle proprio responsabilità.

Dipende solo da noi darsi da fare per cambiare il mondo esterno che, essendo a nostra immagine e somiglianza, può cambiare solamente se lavoriamo su noi stessi, sulle nostre convinzioni. È un problema di cultura, di informazione, e non può risolversi dall’oggi al domani perché richiede la consapevolezza di tutto un popolo. Altrimenti, quando la massa si muove lo fa reagendo a stati d’animo, a sopraffazioni, con la ghigliottina e le rivoluzioni, ma senza risolvere il problema della “giustizia”, se non in apparenza.

E ora, a mio parere, siamo in questa fase… che ritengo di avvertimento di allarme.