L'Italia fa marcia indietro: abolite 10 province tra cui Biella e Vercelli. "Recessione culturale"?

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da www.voceditalia.it

Province sì, province no. È giallo sulla presunta abolizione delle istituzioni con meno di 220 mila abitanti, escluse quelle nelle Regioni a statuto speciale. Si tratta di Biella, Vercelli, Massa Carrara, Ascoli Piceno, Fermo, Rieti, Isernia, Matera, Crotone e Vibo Valentia. Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi lo avevano smentito: “E’ una notizia falsa”, avevano detto il Ministro dell’Economia e il Presidente del Consiglio. Rasserenando le autorità delle province interessate, che avevano espresso la propria forte contrarietà al momento della pubblicazione della prima bozza del documento. Umberto Bossi, leader della Lega Nord, non era d’accordo con la presunta abolizione della provincia di Bergamo (ha usato anche l’espressione “guerra civile”, un po’ scherzando e un po’ no). Bergamo, peraltro, ha oltre un milione di abitanti nella sua provincia. Ora invece, con la pubblicazione del testo definitivo del decreto legge della Finanziaria, emerge la verità. E’ prevista la ridisegnazione delle aree in cui saranno cancellate le mini province. Verranno quindi formate nuove circoscrizioni. Le province sono quelle che risultano, “sulla base delle rilevazioni dell’Istat al 1° gennaio 2009, inferiori a 220 mila abitanti”. Nel disegno di legge si dispone che entro 60 giorni i comuni possano scegliere la nuova provincia tra quelle non soppresse della propria Regione. Entro 120 giorni, invece, un decreto del Presidente del Consiglio può determinare le nuove circoscrizioni provinciali.