L'Italia nel caos, si voterà? Terzo polo "area di responsabilità istituzionale"?

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Su Caliendo nessuna imboscata. Gianfranco Fini riunisce i suoi e, a cena, detta la linea sul voto nel caso del sottosegretario su cui pende la mozione di sfiducia dell’opposizione. Una mozione «chiaramente strumentale», dice il presidente della Camera, perchè «Caliendo non è Cosentino. Questa vicenda è tutt’altra cosa». I ministri, dunque, devono votare col governo, dice Fini, «dobbiamo ribadire assoluta fedeltà al programma». «Non siamo traditori» scandisce la terza carica dello Stato ribadendo che i finiani saranno leali al governo ma anche «coerenti». Il momento della verità è fissato per le 17 di domani mattina, quando a Montecitorio i deputati saranno chiamati a esprimersi con un sì o con un no. Sulla carta, Caliendo non rischia granchè : la decisione di astenersi presa dal neonato gruppo finiano in compagnia di Udc, Api e Mpa mette il sottosegretario al riparo da brutte sorprese.

Ma apre ugualmente un problema politico grande come una casa, perchè a pochi giorni dal divorzio tra Fini e Berlusconi, la pattuglia dei fedelissimi del presidente della Camera volta le spalle alla maggioranza e si ritrova dallo stesso lato delle forze interessate alla costruzione di un terzo polo sganciato dal centrodestra e dal centrosinistra.

I diretti interessati, intanto, se proprio devono dare una definizione al cantiere di fatto messo in piedi, Udc di Casini, Api di Francesco Rutelli, Fli finiano e Mpa, si trincerano dietro un diplomatico «area di responsabilità istituzionale». I due deputati Svp ricorrono addirittura al tedesco e si dicono «blockfrei», il che vuole comunque dire fuori dagli schieramenti. L’appuntamento di domani alla Camera, dopo la formazione dei gruppi autonomi finiani, sembra rimescolare le carte anche in prospettiva. Tanto che anche Pier Luigi Bersani lascia balenare una non ostilità a un eventuale governo di transizione a guida Tremonti («Non lo so, vediamo. Certamente, non potrà essere Berlusconi») anche se il suo portavoce puntualizza che «Bersani si è limitato a ribadire ai giornalisti quanto già affermato in questi giorni, e cioè che la cosa meno sensata è andare a votare con questa legge elettorale» mentre il resto «non è adesso in discussione ed eventualmente spetterebbe solo al Capo dello Stato».

Maroni stoppa il risiko e avverte che «se il governo sarà sfiduciato, non ci sono alternative al voto anticipato. Con la novità, per l’Italia, che si voterà a ottobre o novembre, ma cambia poco». «Il cambiamento è solo all’inizio», certo è che «si è rotta la maggioranza più forte degli ultimi 60 anni, e di fatto il bipolarismo», spiega invece Francesco Rutelli che ritiene necessario «unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità». Ed ecco il senso della girandola di incontri di queste ore. A partire dal vertice dei ’non allineatì in vista del voto di domani sulla mozione Caliendo. Il risultato è la convergenza delle quattro forze politiche sull’astensione nell’aula di Montecitorio. E a quel punto, contrattacca il Pdl, «dal governo deve uscire chi si astiene».

E il nuovo movimento politico dei finiani, Berlusconi «lo vuole, politicamente parlando, amico o nemico? Dipende da lui, soprattutto da lui», è il messaggio che arriva da Carmelo Briguglio. «Nel sistema bipolare non esiste il terzo polo. Sarebbe come giocare a tennis seduti sulla rete…», sdrammatizza il finiano Italo Bocchino. Quindi, lealtà al governo Berlusconi da parte del gruppo Futuro e libertà? «Lealtà al mandato ricevuto dagli elettori», risponde. Le stesse parole usate dal leader.