Luigia Tagliani, 108 anni ricoverata a Galliate per la prima volta nella sua vita.

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foto www.oknovara.it

L’età media della popolazione si sta alzando e con essa, anche quella dei pazienti ricoverati in ospedale, ma quello di Luigia Tagliani è un vero record: 108 anni. La signora Tagliani, nata a Casalino nel 1902, è stata dimessa lo scorso sabato 24 luglio dopo un breve ricovero, presso la Ssvd Medicina Interna di Galliate, diretta dal dottor Maurizio Dugnani. «In trent’anni di professione – dice Dugnani -, si tratta sicuramente della paziente più anziana che ho incontrato. All’inizio, quasi non avevo fatto caso all’età, visto che la signora, nel complesso, era in discrete condizioni. Addirittura, nella sua storia clinica, questo è il suo primo ricovero». Nell’azienda ospedaliero-universitaria Maggiore della Carità, la Struttura di Dugnani è il punto di riferimento per la cura degli anziani in fase di post acuzie. «Solo quest’anno – prosegue Dugnani – abbiamo avuto tra i ricoverati tre centenari. E negli anni scorsi sono diversi coloro che hanno compiuto in reparto il secolo di vita». Ma quali risorse servono per far fronte a questo trend sempre più marcato? «Credo che la risposta da parte delle strutture mediche ad una domanda che sempre di più si caratterizza in questo senso, debba avvenire su due livelli: il primo prettamente clinico, il secondo che punta l’attenzione sul tipo di accoglienza offerta». Per il primo livello, la necessità è di medici ed operatori sanitari preparati ad affrontare la casistica del tutto peculiare legata alla cura di pazienti molto anziani. «Nella mia struttura, oltre a me, hanno la specializzazione in geriatria anche le dottoresse Lucia Paccagnino, Gabriella Cornaglia e Cristina Bignoli. Una preparazione specifica, dunque, ma soprattutto tanti anni di esperienza acquisita sul campo. Perché i pazienti geriatrici molto anziani, hanno delle esigenze particolari. L’approccio diagnostico e terapeutico, non può limitarsi a prendere in considerazione la malattia, ma deve essere di tipo globale. Deve tenere in considerazione gli aspetti funzionali del paziente (ad esempio evitare gli effetti devastanti di un allettamento prolungato), ma anche quelli psicologici e socio ambientali». Dunque fondamentale è anche l’aspetto legato all’accoglienza del paziente. «Non è un luogo comune che quando si invecchia si torna un po’ bambini – spiega la caposala, Barbara Re -. I pazienti anziani, come i bambini, hanno bisogno di vicinanza e di ascolto, di una voce amica che li rassicuri e che li aiuti ad affrontare il momento della malattia. Fondamentale, in questo, è il rapporto con la famiglia. Spesso anche per i familiari la malattia di un anziano è grosso problema: chi prima era autosufficiente, può non esserlo più o può avere nuove esigenze. Dialogando con loro le si può aiutare a trovare la via giusta per affrontare queste nuove situazioni». Anche se alcune volte, non ci sono famiglie presenti. «In quel caso ci attiviamo e ci interessiamo con i servizi sociali per non lasciare solo il paziente».