#Marò, tema periferico per i giornali ed il Governo: è evidente!

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di Alessio Marrari

marò“In questo giorno di festa davvero particolare, e nonostante siamo lontani dalle nostre case, sentiamo il vostro grandissimo e caloroso affetto. Auguriamo a tutti voi un buon e sereno Natale con la speranza che il 2014 ci restituisca la serenità che ormai da due anni attendiamo. Buon Natale”, questo l’ultimo messaggio ufficiale postato su un social network dalla moglie di uno dei due Fucilieri di Marina prigionieri in India, ma non è un copia/incolla che mi interessa proporre, bensì evidenziare quanto, il tema della loro liberazione, sia passato ai “titoli di coda” del Governo italiano ed invece solo un riempimento pagina, quando rimane spazio, sui giornali nazionali e telegiornali. La storia del nostro paese viene esaltata quando ci si riferisce al periodo della “resistenza”, alle imprese “partigiane” e a tutti gli episodi che, secondo i testi, manoscritti, ci avrebbero regalato la libertà. E’ anche giusto pensare al sacrificio di vite umane speso dai nostri nonni e bis nonni come fondamentale nella cacciata degli oppressori interni e stranieri ma, oggi, il Paese non è più quello, le esigenze sono diverse e l’opportunismo ed arrivismo politico e mediatico rasentano il limite della decenza. In altre epoche, qui in Italia, oppure al giorno d’oggi, in uno Stato diverso dal nostro, quanto sarebbe durato il rapimento di due militari? In quanto tempo si sarebbe arrivati ad una risoluzione e magari ad un definitivo patteggiamento tra le parti? Stiamo parlando di due professionisti del Battaglione San Marco, due eccellenze quindi del settore marinaro italiano che, per lavoro, erano su un mercantile a prestare servizio anti pirateria a favore dell’incolumità di altro personale civile. In più, i ripetuti esami balistici sul corpo del pescatori indiani uccisi, hanno dato esito di risultati completamente diversi dai proiettili in dotazione ai fucilieri del San Marco.

Non so quale sia la motivazione che spinga ancora la giustizia indiana a tenerli prigionieri ma ancor più grave è stato il comportamento del precedente ministro Terzi, il quale ne ha permesso il rientro in India a seguito della brevissima licenza natalizia, su cauzione, dell’anno 2012. Non parliamo del ministro Bonino, attuale in carica. Nessuna testata giornalistica mostra cuore nel mantenere viva la causa dei fucilieri e, sappiamo bene che, quando un TG od un’emittente desideri, riesca con facilità a proporsi come “letale” mediaticamente nello spostare i consensi dell’opinione pubblica.

I Marò probabilmente non interessano, non valgono le poltrone d’oro dei parlamentari e, l’argomento, risulta scomodo alla posizione di molti politici.

La vicenda richiede spina dorsale, decisione, fermezza, i nostri professionisti prigionieri indossano l’uniforme che rappresenta il tricolore, la bandiera, la nostra nazione ed anche la faccia degli amministratori di Governo i quali, è EVIDENTE, non stiano facendo nulla per giungere a definitiva risoluzione.

Ma “guardacaso” la Bonino si è prodigata ed ha fatto bene, a favore delle famiglie bloccate in Congo per la vicenda dei documenti dei bambini adottati da trasferire in Italia. Si è impegnata anche per favorire il rientro della Shalabayeva con la figlia in brevissimo tempo e qui nutro dubbi fortissimi in merito, i Marò non erano forse più importanti di una vicenda politica straniera che non ci appartiene?

A quanto pare il Governo continua a deludere le aspettative di molti italiani, marinai compresi. Negli  Stati Uniti D’America non sarebbe mai successo.