Novara, cancelli portici Piazza Garibaldi: è polemica sterile.

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di Alessio Marrari

I fatti, riportati in data 18/03/2017 dal quotidiano “La Stampa“, rispecchiano con assoluta chiarezza il quadro della situazione. Una proprietà privata, quella del “Banco”, decide di chiudere gli accessi ai portici (lato senza negozi è specificato) ma, il problema che viene mosso, riflette il modus operandi attuale che vede il mondo politico e dei simpatizzanti, schierato a favore o contro una soluzione adottata, peraltro, da un privato, liberissimo di compiere, nel rispetto di leggi e normative vigenti, tutte le modifiche che decide di volgere alla propria struttura. Chiaramente spunta il problema dei “clochard” che utilizzavano tale luogo per riposare nelle ore notturne. Non posso assolutamente confermare e, qui di seguito, spiegherò il perchè. Ricevuta una segnalazione, di qualsiasi natura, sono solito uscire di casa per verificarne personalmente grado di importanza, verità, criticità e sicurezza. In caso di eventuali risvolti problematici avviso le Forze dell’Ordine. Nella maggior parte dei casi, tali segnalazioni giungono da cittadini lettori i quali, attraversando via Manzoni, via San Francesco D’Assisi, Corso Garibaldi, notano soggetti e situazioni che non ispirano tranquillità e, mediante messaggio o telefonata, sono soliti mettermi al corrente. Per prima cosa uso recarmi in loco di giorno ed anche di notte, in auto ma sopratutto a piedi, per rendermi conto di quanto sopra e posso affermare che il 50% delle volte esistono serie motivazioni per preoccuparsi. Ho percorso molte volte entrambi i porticati e, solo in un paio di casi, qualche anno fa, è stata riscontrata la presenza di un paio di persone che dormivano lì in situazione di precarietà. Piuttosto, durante le ore diurne, ho altresì visto con i miei occhi alcolizzati in stato di euforia ed altri soggetti poco raccomandabili, intenti a schiamazzare, talvolta anche a litigare verbalmente ed anche fisicamente ma, di notte, il luogo è praticamente quasi sempre “deserto”. Nessun “clochard” fisso a dormire lì. Basta verificare quindi per smentire una polemica sterile che, tra un paio di giorni, sarà dimenticata a scapito di altre notizie più appetibili, atte ad alimentare future battaglie finte, strumenti di dibattito politico vuoto di contenuti. Si pensi piuttosto ai “clochard” che dormono all’interno del sottopassaggio della stazione, o almeno ci dormivano fino a domenica 12 marzo, data del mio ultimo sopralluogo eseguito intorno alle ore 23.30.