Novara – F35

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                                                                                                                            di Annalisa Cerruti

F35

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Riuscirà la crisi a farci ragionare? Oppure continueremo a buttare decine di miliardi di euro in inutili spese militari come quelle per il progetto di costruzione dei cacciabombardieri F35 a Cameri? Il costo totale di sviluppo del programma, inizialmente previsto in 25 miliardi di dollari, è oggi valutato in circa 40-50 miliardi di dollari, cui si aggiungeranno i costi di produzione.  Attualmente il programma è in piena fase di sviluppo la cui conclusione è prevista per il 2013. I governi italiani hanno deciso di partecipare al progetto di costruzione dei nuovi cacciabombardieri americani fin dal 1996 prima con il governo D’Alema e poi, nel 2002, con il governo Berlusconi. Fino ad oggi l’impegno finanziario italiano per lo sviluppo del progetto è stato di 1028,48 milioni di dollari. Tra breve saranno impegnati altri 903 milioni di dollari. In Italia è stato scelto come sito per l’assemblaggio finale (che fornirà la maggior parte degli F35 che saranno venduti in Europa) l’aeroporto militare di Cameri, che si trova a pochissimi chilometri da Novara. Qui già si cura la manutenzione di F-16 Falcon, Tornado, AM-X, e, da poco, pure degli Eurofighters. Il dubbio è più che legittimo. Non ci sono riuscite le immagini più strazianti dei bambini che ogni tre secondi continuano a morire di fame, sete e malattie curabilissime. Eppure basterebbe essere disponibili a fare i conti con la realtà delle cose. Non serve invocare i valori più alti della coscienza e della Costituzione: basta condividere una visione realistica della politica. E applicare anche a questo settore della spesa pubblica, gli stessi criteri che si pretende di imporre a tutti gli altri ambiti essenziali dello stato come la salute e l’istruzione. Del resto, tutta la spesa pubblica è sotto esame. E’ giusto che lo sia anche la spesa militare. Si discute di riforma delle pensioni, della scuola, della sanità e di mille altri settori strategici della nostra vita. Le domande sono molte. Mancano i fondi per la polizia e la magistratura impegnata nella lotta alle mafie, per lottare contro la povertà, la disoccupazione e l’esclusione sociale, per restituire dignità a tutti quelli che l’hanno persa, per gli enti locali e i loro servizi alla persona, per gli asili, per la scuola, per l’Università, per la cultura, per la ricerca, per fare spazio ai giovani. Ce lo possiamo permettere? In tempo di crisi, è innanzitutto una questione di priorità. Anche quando pensiamo ai problemi della pace e della sicurezza. Mancano i fondi per la polizia e la magistratura impegnata nella lotta alle mafie, per lottare contro la povertà, la disoccupazione e l’esclusione sociale, per restituire dignità a tutti quelli che l’hanno persa, per gli enti locali e i loro servizi alla persona, per gli asili, per la scuola, per l’Università, per la cultura, per la ricerca, per fare spazio ai giovani, per garantire il diritto alla salute. Mandiamo i nostri soldati a fare la pace nel mondo, a bordo di aerei e portaerei faraoniche, e non abbiamo la forza necessaria per vincere l’annosa guerra con le mafie che tutti i giorni seminano morti, violenze, terrore per le nostre strade. E’ tempo dunque di cambiare il modo di spendere i nostri soldi. Per combattere, con le armi giuste, i veri nemici del nostro tempo: la povertà, i cambiamenti climatici, le disuguaglianze e le ingiustizie. Perché non cominciare col sospendere immediatamente tutti i programmi di costruzione ed acquisto di quei sistemi d’arma, come gli EFA e gli F35, pensati per una guerra che non si può (e non ha più senso) fare. La lotta al terrorismo la vinceremo potenziando l’intelligence, non sprecando soldi in armi capaci solo di provocare disastri umanitari. Riuscirà la crisi a convincerci che questa è la strada?