Novara, veicolo investe un ciclista e fugge. Lo sfogo di Nicola Cordone, parte lesa.

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Accade sabato 5 agosto 2017 intorno alle 22:20 in via Boggiani ad incrocio con Via De Enricis ed un giovane 23enne novarese di nome Nicola Cordone il quale, per fortuna non ha riportato danni gravi se non qualche contusione giudicata guaribile in 10 giorni dal Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Novara. A bordo della propria bicicletta, Cordone percorreva via De Enricis quando, in prossimità dell’intersezione con via Boggiani, viene travolto da un’automobile che ha chiaramente omesso il segnale di “stop”.

“L’auto era una Fiat Punto vecchio modello di colore rosso o meglio identificata poi da un testimone di colore bordeaux” spiega il malcapitato, “è avvenuto tutto molto rapidamente ma, la mia fortuna, è stata anche l’abilita di leggere la situazione e quindi al momento dell’impatto mi sono completamente lanciato dalla bici usando la violenza dell’urto come contraccolpo di allontanamento” continua Nicola,  “solo così ho evitato di rimanere incastrato sotto il veicolo. Il volo è stato di circa 2 metri per poi atterrare all’esterno della carreggiata potendo così osservare il comportamento del conducente della Fiat. La mia bicicletta è rimasta incastrata sotto la parte anteriore della Punto sul lato sinistro. Il guidatore era visibilmente sui 30 anni, capelli e barba molto corti, apparentemente italiano e cosa fa? Guarda per terra sul ciglio della strada e mi fa un cenno con le braccia che ancora non riesco a spiegarmi. Immediatamente dopo riparte a tutta velocità con la mia bicicletta incastrata sotto, trascinandola con se a tal punto da vedere sull’asfalto numerose scintille intense. Noto subito diverse persone affacciate alle finestre le quali si sono preoccupate accorrendo in mio aiuto ed altre affacciate ai balconi spaventate dal forte rumore dovuto all’impatto. Quasi contemporaneamente giunge una vettura guidata da un signore che nota l’accaduto in tempo reale e nonostante tutto prova a seguire il conducente della Punto per prendere il numero di targa ma non ci riesce, causa alta velocità del fuggitivo. Assicuratomi di stare bene e di essere ancora vivo, decido come primo step di chiamare il 112, “numero unico di emergenza” sperando in un pronto intervento delle forze dell’ordine i quali avrebbero potuto cosi fermare il pirata della strada che, oltre diverse infrazioni, ha anche omesso il mio soccorso. Rimango in attesa 15 minuti circa per prendere coscienza che non vi era nulla da fare e mi sono chiamato da solo un ambulanza. Nel frattempo alcuni residenti e testimoni della zona mi hanno fornito acqua e ghiaccio per tamponare fino all’arrivo del mezzo sanitario. Un signore è andato a cercare la bicicletta della quale non c’era traccia, era rimasta sotto la Punto ed il pirata della strada è fuggito con lei sotto il veicolo. Richiamo il 112 per capire se qualcuno fosse intervenuto oppure no e, dopo un altro “ping pong” vengo messo in contatto con la Polizia che mi fa rispiegare per la sesta volta quanto accaduto e ricevendo in risposta che a loro dispiaceva ma che avevano tutte le volanti impegnate. Decido di farmi passare i Carabinieri e, dopo un 20/25 minuti dall’accaduto, arriva l’ambulanza. Durante il tragitto per arrivare in ospedale ritroviamo la bicicletta tutta piegata nelle adiacenze di via Tornielli. Giunto in ospedale mi identificano e mi fanno entrare con un codice verde alle 22:58, nonostante un incidente auto-bici probabilmente meriterebbe almeno un codice giallo, comunque non mi lamento ed entro sapendo che ne sarei uscito soltanto la domenica mattina, avevo dolori su tutta la parte destra del corpo, quella che ha avuto lo scontro violento con il suolo. Soltanto dopo  ulteriore chiamata di mio padre al 112 alle ore 1:40 di notte si presenta in ospedale la Polizia per rilevare il fatto, anche loro increduli per quanto sia successo e per la mancata uscita tempestiva delle forze dell’ordine. A tal proposito dopo aver raccontato il fatto gli stessi poliziotti mi fanno fare un esposto per sottolineare la gravita dei mancati interventi. Finito l’incontro con la polizia rimango ad attendere il mio turno che arriverà in torno alle ore 6:30 del mattino e mi vengono fatte lastre in tutte le zone del corpo e anche un’ecografia , fortunatamente alle ore 7:45  vengo chiamato per i referti e non risulta niente di rotto solo forti contusioni che con  10 GG di prognosi dovrebbero rientrare. I poliziotti mi avevano consigliato di andare a esporre comunque denuncia in Questura con allegati anche i referti medici e magari anche le foto della bicicletta ritrovata, cosi appena uscito dall’ospedale, dopo tutta la notte sveglio, vado a dormire alle 9.00 e mi sveglio appositamente intorno alle 12.00 per recarmi a far denuncia, arrivato in Questura, come indicato alle ore 12:50, vengo allontanato perchè gli uffici chiudono solo 10 minuti dopo. Spiego la situazione ma niente da fare mi viene detto di tornare il giorno dopo che tanto dal lunedì è aperto fino alle 19 . Cosi, il giorno indicato, lunedì 7 agosto, mi reco di nuovo in Questura e, dopo aver aspettato il mio turno, mi viene consigliato di recarmi in via Alberto da Giussano presso il Comando di Polizia Locale, aperto fino a 12 quindi, da sabato sera, giorno in cui sono stato investito, solo martedi 8 agosto riuscirò forse a denunciare il fatto.  Inoltre mi spiegano che, sul luogo, sarebbe comunque dovuta intervenire  la polizia locale perché questi incidenti sono di loro competenza. …Come se io dovessi “nascere imparato” e sapere di chi siano le competenze e con chi parlare. Ma l’operatore del 112 forse non avrebbe dovuto già sapere a chi veicolare? Per fortuna almeno che mia madre e mia sorella si sono accorte che in prossimità del luogo del sinistro ci siano delle telecamere di una casa privata. non sarebbe forse il caso che le forze dell’ordine rilevassero la targa del mezzo che mi ha investito? Speriamo almeno nella giustizia…”