Operazioni dei Carabinieri della Compagnia di Novara in applicazione del “Codice rosso”.

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violenza donne

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Nel corso dell’ultima settimana i Carabinieri dipendenti dalla Compagnia di Novara hanno eseguito quattro operazioni di servizio nell’ambito della normativa a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, anche in applicazione il c.d. “Codice rosso” (la norma che ha dettato la modifica dell’art. 347 e dell’art. 362 del c.p.p., sancendo con l’integrazione dell’articolo 370, l’obbligo per la polizia giudiziaria, in presenza di determinati reati, di dare priorità alle indagini,
escludendo la possibilità che quest’ultima valuti discrezionalmente l’esistenza dell’urgenza. I reati vanno dai maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale aggravata e non, atti sessuali con minori, corruzione di minori, violenza sessuale di gruppo, stalking, lesioni personali aggravate, commessi in contesti familiari o di convivenza. La stessa norma, in materia di violazioni dei provvedimenti di allontanamento della casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, ha introdotto nel codice penale l’art. 387-bis il quale punisce con
la reclusione da sei mesi a tre anni chiunque, violi gli obblighi derivanti dai sopracitati provvedimenti
ed ha modificato l’art. 165 del codice penale, in materia di sospensione condizionale della pena, la
quale è subordinata alla partecipazione a percorsi di recupero, organizzati ad hoc da enti o
associazioni che si occupano di assistenza psicologica, prevenzione, e recupero di soggetti
condannati per reati sessuali).
In particolare sono stati i militari delle Stazioni di Novara, Momo ed Oleggio, ad operare i distinti
interventi a tutela delle vittime che si erano rivolte all’Arma per segnalare le condizioni di sofferenza
che stavano vivendo.
Ed è così che:
– un marito è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti in famiglia (per alcune percosse in
danno della moglie) aggravati dal fatto di aver commesso le azioni incriminate in presenza di minori. L’uomo si era reso responsabile di analoghe vessazioni nei confronti della consorte anche cagionandole lesioni guaribili in gg.7 s.c., a seguito del quale si attivava la procedura del c.d. “codice rosso”;
– un “ex” marito ha ricevuto la notifica di un provvedimento del GIP (emesso su richiesta della
Procura della Repubblica) di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla moglie da
cui ora è separato e dai figli;
– un figlio con problemi di droga è stato obbligato a lasciare l’abitazione dove viveva con la madre che da tempo subiva le sue vessazioni. L’intervento dei Carabinieri ha portato al sequestro di 23 grammi di hashish, al rinvenimento di un coltello che poco prima era stato utilizzato dall’uomo per minacciare l’anziana madre;
– i genitori di una figlia diciannovenne, originari di un paese centro africano, sono stati colpiti da un provvedimento di “divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima” (emesso dal GIP su richiesta della Procura della Repubblica). La ragazza si era rivolta ai Carabinieri per denunciare i maltrattamenti che subiva ad opera dei genitori (che le avevano procurato lesioni lievi a seguito di percosse con la cintura dei pantaloni piuttosto che per averla colpita con mestoli da cucina), era stata subito messa in sicurezza presso una casa protetta. Ad accomunare le vicende lo stato d’ansia e frustrazione delle vittime e la necessità di chiarire le responsabilità dei presunti autori all’esito dei vari procedimenti nel corso dei quali tutti gli indagati dovranno rispondere del reato di “maltrattamenti in famiglia”, previsto e punito dall’art. 572 del codice penale, che prevede che “chiunque…maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi e dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni. Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato”.