Ordinanze anti-prostituzione nel novarese

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Abbiamo letto le recenti ordinanze dei Sindaci dei Comuni di Pombia, Varallo Pombia e Divignano finalizzate a contrastare il fenomeno della prostituzione su strada. Ne abbiamo apprezzato il contenuto. Prevedendo sanzioni amministrative solo per i “clienti” e non anche per le ragazze che si prostituiscono, le ordinanze sottintendono un approccio al problema della prostituzione su strada che condividiamo. Se non ci fossero i clienti, non ci sarebbero neanche le ragazze che si prostituiscono. Se la domanda di sesso mercenario non fosse così massicciamente presente, non ci sarebbe l’offerta da parte di tante persone che spesso sono ridotte in situazioni del tutto analoghe alla schiavitù per essere in grado di consegnare i soldi ai loro sfruttatori. Stabilendo di non sanzionare la vittima, i Sindaci di una delle zone della provincia di Novara purtroppo più interessate al fenomeno della prostituzione straniera su strada lanciano un messaggio molto chiaro: le vittime della tratta vanno tutelate perché non sono quasi mai del tutto libere; usandole come merce, i clienti contribuiscono a fomentare la tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e a perpetrare una grave violazione dei diritti umani. Grazie all’impegno delle forze dell’ordine della zona e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Novara, negli ultimi due-tre anni sono state portate positivamente a termine, nei tre comuni in questione, numerose operazioni di polizia che hanno portato all’arresto e alla condanna definitiva di parecchi criminali ed hanno permesso alla nostra associazione di assicurare il necessario sostegno ad almeno una ventina di giovani ragazze provenienti per lo più dall’Africa equatoriale. E’ possibile che l’applicazione severa delle ordinanze incrementino il numero di persone disponibili a sottrarsi ai condizionamenti delle organizzazioni criminale dedite allo sfruttamento della prostituzione e a denunciarne i responsabili. Nel redigere le ordinanze, sembra di capire che i sindaci abbiano in qualche modo voluto anticipare l’applicazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani (definitivamente approvata anche dal legislatore italiano il 3 giugno 2010, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), la quale, tra l’altro, prevede la possibilità di adottare e rafforzare misure amministrative finalizzate a “scoraggiare la domanda” e ad adottare le misure necessarie per assicurare assistenza alle vittime “per il loro recupero fisico, psicologico e sociale” .