Per gli amici dell'Associazione Culturale Bruzia di Novara, di Salvatore Marrari

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REGGIO CALABRIA, LA MAGNA GRECIA  E  I  SUOI  ILLUSTRI  REGGINI
LA SCUOLA PITAGORICA ( Pitagora : Figlio di un mercante di Tiro, Pitagora nacque a Samo nel 570 a.C. Qualche leggenda lo presenta come allievo di Talete, che visse nella vicina Mileto, ma appare poco credibile, essendoci fra i due circa cinquant’anni di differenza. Compì viaggi in Egitto e a Babilonia, durante i quali frequentò circoli sacerdotali e magici, prima di stabilirsi definitivamente a Crotone, dove fondò la scuola che prese il suo nome. Le alterne vicende politiche lo costrinsero a riparare a Metaponto, dove morì nel 490 a.C. )
La comunità pitagorica fu la scuola fondata da Pitagora a Crotone intorno al 520 a.C. sull’esempio delle comunità orfiche e delle sette religiose d’Egitto e di Babilonia, terre che egli aveva conosciuto in occasione dei suoi precedenti viaggi di studio. La scuola di Crotone ereditò dal suo fondatore la dimensione misterica e la passione per la matematica, l’astronomia, la musica e la filosofia. Pitagora divise i pitagorici in due gruppi:
I MATEMATICI (mathematikoi), ovvero la cerchia più stretta dei seguaci, i quali vivevano all’interno della scuola, si erano spogliati di ogni bene materiale e non mangiavano carne. Ai matematici, gli unici ammessi direttamente alle lezioni di Pitagora, era imposto l’obbligo del silenzio e del segreto, in modo che gli insegnamenti impartiti all’interno della scuola non diventassero di pubblico dominio;
GLI ACUSMATICI (akusmatikoi), ovvero la cerchia più esterna dei seguaci, ai quali non era richiesto di vivere in comune o di privarsi delle proprietà e di essere vegetariani. Secondo la tradizione, la scuola pitagorica sopravvisse al suo fondatore e contò più di 200 allievi uomini.
Durante la sua esistenza, la scuola fu coinvolta nelle vicende politiche della città di Crotone. Nel 508 a.C., Pitagora fu addirittura costretto ad abbandonarla e a rifugiarsi a Metaponto (dove secondo alcune ricostruzioni sarebbe morto) per sfuggire alla vendetta di Cilone, un nobile crotonese che, a causa del suo carattere collerico ed eccessivamente vendicativo, non era stato ammesso all’interno della comunità. Nel tempo, la scuola si divise in numerose fazioni prima di essere dispersa da un nuovo attacco di natura politica intorno al 460 a.C.; i superstiti si rifugiarono a Tebe e in altri centri del Mediterraneo sud-orientale, ma da quel momento la setta fu definitivamente sciolta.
LA SCUOLA PITAGORICA A REGGIO
A Reggio, al tempo della tirannide di Anassila(Anassilao), sorse la scuola pitagorica che portò la città a primeggiare tra tutte le altre città della Magna Grecia.
– IPPONE, filosofo e medico di Samo (o di Crotone), è considerato uno dei più importanti esponenti della cosiddetta “seconda filosofia ionica”. Uno degli aspetti notevoli della filosofia di Ippone deriva dalla sua attività osservativa, imposta anche dalla sua professione di medico e naturalista, che lo conduce a teorizzare come fondamento del vivente un “principio vitale freddo” presente nell’umidità e in tutto ciò che ha come base costitutiva l’acqua, ciò, in netta contrapposizione ad Eraclito, il quale, come è noto, sulla base del fuoco-logos come origine e generazione del tutto, aveva sostenuto essere il fondamento del mondo un divino “principio vitale caldo”, insito nel fuoco.
A questo proposito, non sarà peregrino notare come, già a metà del primo millennio a.C., il mondo ellenico rivelasse in filosofia una netta contrapposizione tra i sostenitori di una filosofia metafisico-mistica del tutto astratta e coloro che, attraverso l’osservazione della natura e la riflessione su di essa, pervenivano a delle definizioni le quali, per quanto ancora lontane dalla scientificità più tarda, mostravano già una netta intuizione dei termini oggettivi in cui si pone la realtà fisica e biologica.
In una dichiarazione di Simplicio (Phis., 23, 22), Ippone viene associato a Talete e si fa cenno al suo presunto ateismo: A proposito dei veri “fisici”, per i quali il principio è uno e mobile, così Talete e Ippone (il quale sembra sia stato anche ateo) dicevano che il principio è l’acqua, spinti a tale conclusione dall’esame sensoriale dei fenomeni..
– IPPI(Hyppis), oratore, poeta e primo storico dell’occidente greco, è lo storico greco di Reggio che per primo analizzò e riportò i dati storici dell’occidente ellenico. La sua collocazione nel tempo la si può ricavare da quanto riporta la Suida, che lo inquadra in piena attività di storiografo durante le guerre persiane del V secolo a.C. (La Suida (o Suda) è un lessico enciclopedico, compilato intorno al 1000 sulla base di fonti precedenti. Si era pensato che “suda” fosse il nome dell’autore, ma oggi si ritiene sia il titolo dell’opera, nel significato di ‘roccaforte’ (del sapere), tratto dal latino. E’ il più vasto lessico greco che ci sia pervenuto, un’enciclopedia generale articolata in circa 30 mila voci, ordinate alfabeticamente, e attinenti a tutte le discipline: geografia, storia, letteratura, filosofia, scienze, grammatica, usi e costumi, ecc… Cominciò a essere citata nella forma “suida” da Eustazio da Tessalonica (XIII secolo). Fonte importantissima per la conoscenza dell’antica storia letteraria greca, conserva preziose notizie su opere andate perdute o conservate parzialmente. Tra le sue fonti sono poeti antichi (Omero, Sofocle, Aristofane ecc…), ed eruditi (Esichio, Arpocrazione, Costantino Porfirogenito ecc…), attinti attraverso commenti e antologie ).
Gli vengono attribuiti il trattato “Colonizzazione dell’Italia”, da intendersi Italia greca, cioè la Calabria e la Sicilia, due lavori dedicati alla Sicilia e dei racconti in prosa. Il tempo ci ha consegnato pochi frammenti dell’opera storiografica pur vasta del reggino. Lo cita alcune volte Ateneo, per integrare i suoi discorsi sull’alimentazione: “Ippi di Reggio afferma che il vino denominato ‘groviglio’ era conosciuto come Biblian, e che Pollis di Argo, il quale divenne tiranno di Siracusa, lo importò dall’Italia” (31, b; I Deipnosofisti, op. cit.). Argo era la più potente città dell’Argolide, la regione che vantava potenti città a noi note per essere state tra le fondatrici delle colonie sicule Corinto e Mègara Nisea. Le scarse qualità dal punto di vista agricolo e climatico della regione, in prevalenza montuosa, devono aver fatto molto apprezzare il nuovo suolo trovato dopo l’approdo nelle coste siciliane. Il riferimento alla città di Argo, che tradizionalmente viene considerata la più antica tra le città elleniche, deve essere integrato dalla considerazione che a quel tempo (V secolo) la città era sede di una famosa scuola di scultori che usavano il bronzo per opere che ebbero vasta diffusione nella Magna Grecia.
– PITONE, vissuto al tempo del tiranno Dionigi di Siracusa.
– ASTILO, autore di precetti morali.

SCULTORI
– CLEARCO – A Reggio nacque una scuola di scultura che ebbe tra le sue fila Clearco, uno dei massimi esponenti del dopo Fidia. ( Fidia, o Phidia (Atene 490 a.C., 430 a.C.) è stato un celebre scultore, pittore e architetto greco, del quale peraltro sono giunti ai nostri giorni ben pochi resti delle sue opere originali. Le conoscenze attuali che si hanno sulla sua opera si basano prevalentemente sulla descrizione di scrittori antichi e sulle copie rinvenute di alcune sue sculture eseguite su monete e gemme. Si sa solo che Fidia eccelleva nella perfezione e nella plasticità delle forme, con una perfetta espressione di ideale di eterna bellezza ).
A Reggio esisteva una tradizione assai viva nel campo della lavorazione del bronzo. Questa attività raggiunse le vette dell’arte con lo scultore Clearco, discepolo di Eurichio di Corinto e fondatore della scuola, le cui opere erano così note ed apprezzate da essere ospitate anche nei migliori templi della Grecia. Pausania parla di una statua in bronzo di Clearco, rappresentante Zeus Hypatos, conservata nel tempio di Atena Calcica, a Sparta. La singolarirà di quest’opera consisteva nel fatto che la statua non era fusa, ma costituita da tanti pezzi in bronzo inchiodati fra loro, tecnica di lavorazione tanto arcaica da far affermare allo stesso Pausania che la statua di Clearco fosse la più antica opera realizzata in bronzo.
– PITAGORA REGGINO , discepolo di Clearco, è annoverato tra i cinque maggiori scultori ellenici del dopo Fidia. Realizzò molte opere in tante polis, da Atene a Siracusa. Fu il primo a tenere in considerazione le proporzioni delle statue e ad avere molta cura di particolari come capelli, arterie e vene. Le caratteristiche della sua arte, descritte dai più rinomati studiosi greci e latini, gli hanno fatto attribuire molti capolavori e supportano la tesi di molti studiosi contemporanei come il più probabile autore dei Bronzi di Riace. Tra le altre opere ricordiamo le statue dell’atleta Astilo e del corridore Imnesco, di Eutimo, Lentisco e Cratillo Mantineo, il bronzo raffigurante il toro che trasportava Europa, figlia di Agenore, la testa di Perseo, conservata al museo di Londra e, quasi certamente, la statua dell’auriga di Delfi, commissionata da Anassila.
– SOSTRATO, allievo e nipote di Pitagora reggino.

POETI

– TEAGENE, nato in una data imprecisata tra il 529 a.C. e il 522 a.C., fu il primo esegeta dell’Odissea e il primo critico letterario in assoluto. Teagene curò il testo di Omero e ne diede un’interpretazione razionalistica, assolutamente nuova, assimilando gli dei alle forze della natura. Franco Mosino, noto grecista reggino, cogliendo singolari coincidenze, tra le quali la contemporaneità tra l’Odissea e la fondazione di Reggio, la presenza a Reggio di Teagene, primo esegeta dell’Odissea e le incongruenze che fanno credere all’opera di due diversi autori di Iliade e Odissea, arriva ad affermare che l’Odissea non sarebbe altro che il romanzo delle avventure lungo lo Stretto di Messina dei Calcidesi che fondarono Reggio.
– IBICO, poeta greco di Reggio del VI secolo a.C., di famiglia aristocratica, ha vissuto alla corte di Policrate (o del padre di lui, Eace) a Samo, finché questi venne ucciso dai persiani nel 522. Il poeta viaggiò così per la Magna Grecia in cerca di altre corti. Secondo la leggenda, la sua morte, seppure avvenuta in tarda età, avvenne per mano di ladroni, i quali vennero scoperti per l’intervento di uno stormo di gru.
La leggenda nasce forse per l’analogia tra il nome del poeta ed il nome, appunto, di una specie di gru. Le sue composizioni poetiche celebrative – restano 100 frammenti di poesie, tra i quali un lungo encomio al figlio di Policrate – secondo gli antichi compilatori erano riunite in sette libri, si trattava di carmi lirici di contenuto eroico (encomii) e poesie d’amore sopratutto in lode della bellezza degli efebi.
Il contenuto della lirica di Ibico è essenzialmente erotico tanto da essere accusato corruttore della gioventù. Cantò la dea Diana, venerata a Reggio e, secondo alcuni storici, fu inventore di uno strumento musicale, di forma triangolare, chiamato ibicino.
Cicerone lo lodò, considerandolo il poeta d’amore più ardente tra tutti i  poeti della Calabria e della Magna Grecia. Ecco come lo vede Ateneo dal suo punto di osservazione culinario:
“Alcmano pure asserisce che gli dei ‘mangiano nettare’, ed anche Saffo: ‘qui rimase una coppa per miscelare ambrosia, piena, mentre Ermes afferrò la brocca per servire gli dei’. Omero sapeva che il nettare era solo una bevanda divina ed Ibico afferma, esagerandone le doti, che l’ambrosia è nove volte più dolce del miele, quando dice che il miele è la nona parte in dolcezza dell’ambrosia” (39, b; op. cit.)
LE COMPOSIZIONI POETICHE DI IBICO
VIOLENZA DI EROS
A primavera i cidonii meli irrigati e le correnti dei fiumi, delle Vergini nel giardino intatto, e le viti in germoglio sotto gli ombrosi tralci pampinei crescono fiorenti. Ma per me Eros non riposa in alcuna stagione: e, come per folgore infuria il tracio Borea, balzandoda parte di Cipride con ardente follia, tenebroso spietato possente nel profondo domina l’anima mia.
VIOLENZA DI EROS (altra traduzione)
Di primavera, i meli cidonii, fra le irrigue correntie fluviali, ov’è il giardino delle Vergini intatto, e i pampini, graniti entro il segreto ombroso dei tralci, dànno fiore. Non sa, per me, stagione al sonno Amore. E’ come il tramonto che divampa di folgori: impavido, fosco, sfoga da Cipride con aride follie. Vigile guarda, già dalle radici di puerizia, il cuore…
(I lirici greci, traduzione di F.M.Pontani, Einaudi, Torino, 1969)

INSIDIE DI EROS
Eros, ecco, di sotto le azzurre palpebre struggenti sguardi lanciandomi con mutevole fascino in reti inestricabili mi getta, preda per Cipride. E io pavento il suo assalto, come cavallo aggiogato carico di vittorie, che preso a vecchiaia suo malgrado sotto il carro veloce muove a gara.

COME IL VENTO DEL NORD ROSSO DI FULMINI
A primavera, quando l’acqua dei fiumi deriva nelle gore e lungo l’orto sacro delle vergini ai meli cidonii apre il fiore, a altro fiore assale i tralci della vite nel buio delle foglie; in me Eros, che mai alcuna età mi rasserena, come il vento del nord rosso di fulmini, rapido muove: così, torbido spietato arso di demenza, custodisce tenace nella mente tutte le voglie che avevo da ragazzo.

EURIALO
Eurialo, fiore e ansia delle cerule Càriti dalle belle chiome, Cipride e Péito dai mansueti occhi tra rose fiorite ti allevarono. (Lirici greci tradotti da S. Quasimodo, Mondadori, 1965).

– GLAUCO, di lui si conosce l’opera “Intorno agli antichi musici e poeti”, di cui purtroppo conserviamo solo pochi frammenti.
– CLEOMENE  fu contemporaneo e amico di Alessandro Magno. Delle sue opere non ci sono giunti frammenti, viene ricordato come autore di ditirambi, di un commento al poema di Esiodo e di biografie dello stesso.

LEGISLATORI  REGGINI

Tra i cittadini illustri della Reggio della Magna Grecia, si annoverano coloro che si distinsero nella formulazione delle leggi destinate non solo ai propri concittadini, ma anche alle popolazioni delle altre città della famosa Regione.
Dei legislatori reggini si conoscono solo sei nomi, ma non è da escludere che ce ne siano stati molti altri, ai quali non si attribuisce la cittadinanza reggina in quanto divenuti, per vari motivi, famosi in località diverse dalla natia.
– ANDRODAMO, Primo in ordine cronologico. Secondo quanto detto da Aristotile nel secondo libro della Politica, egli scrisse leggi per i Calcidesi che vivevano nella Tracia. L’unica sua opera giunta ai posteri è una raccolta di leggi intitolata “ De caede et de haereditatibus”.
– TEETETO, filosofo e legislatore  che visse Intorno alla centesima Olimpiade. Secondo alcuni critici storici fu amico di Platone il quale gli intitolò il libro primo della Scienza.
– ELICAONE e FITIO, Ancora meno notizie si hanno di Elicaone e di Fitio citati da Giambico, iniziatore del neoplatonismo, nel suo libro “De secta Pythagoreorum”,  come fondatori delle Repubbliche Reggine, poiché ebbero il compito di procedere alla riforma delle leggi e degli ordinamenti che venivano superati di volta in volta dal succedersi degli eventi.
Altri due illustri filosofi e legislatori Reggini furono ARISTOCRATE, di cui si tratta in un capitolo della vita di Pitagora di Giambico, e IPPARCO che, vissuto intorno al 380 a. C., venne espulso dalla Scuola Pitagorica per aver reso noti i segreti della scuola stessa. Per questo motivo fu considerato morto prima di esserlo e gli fu dedicata una colonna sepolcrale. Anche Liside con una sua lettera lo rimproverò, dopo l’espulsione, pregandolo di essere diverso perché anche lui non fosse costretto a considerarlo morto.Di lui Stobeo ha lasciato molte sentenze relative alla sua personalità e alla sua onestà.