Per non cadere nella tela del ragno

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Di Caterina Zadra

Novara, 22 Marzo 2014 – Presso la Libreria La Talpa un interessante appuntamento: “Nella ragnatela del web: come proteggere i nostri figli” organizzato da Gabriella De Paoli, responsabile del gruppo Novara Mamma, punto di incontro e di scambio di informazioni per le mamme che abitano a Novara e dintorni.  Con gli interventi del noto avvocato Antonio Costa Barbè e di Alessio Marrari, comunicatore e blogger,  si sono approfonditi i temi legati a cyberbullismo, stalking, navigazione su chat e blog con identità fasulle, pedofilia e tutti i pericoli a cui sono esposti i minori  per imparare a prevenire e difendersi.

Ricordiamo che il 15 febbraio  presso l’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro” si è tenuto un convegno sempre sul cyberbullismo, intitolato “Il Web non è il far West – la tutela dei minori su internet e social network”, promosso dalla senatrice novarese Elena Ferrara, referente del cyberbullismo presso la Commissione Diritti Umani, assieme ai responsabili del progetto “Per Tommaso”, Asl NO e Rotary Club Val Ticino di Novara (della quale la mamma di Tommaso fa parte) e patrocinato dal Senato della Repubblica Italiana, dall’Ateneo Avogadro, dalla Provincia e dal Comune di Novara, in collaborazione con Save the Children e Telefono Azzurro e con il contributo di Fondazione Comunità Novarese.  Per completezza di informazioni  dobbiamo sottolineare che la senatrice Ferrara ha presentato come prima firmataria in data lunedì 27 gennaio di quest’anno il ddl di iniziativa parlamentare “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” ( Atto del Senato n. 1261 della XVII Legislatura), consultabile cliccando—-> Qui

Antonio Costa Barbè ci racconta: “informazioni e parole che transitano sui media possono provocare la morte. Un “enter” emotivo che può rovinare soprattutto i minori, non ancora formati. Strumenti come netlog, messenger, facebook, twitter sono facilmente utilizzabili ma difficilissimo contattare gli amministratori. Anche molti adulti scrivono sui media pensando che ci sia una privacy. Purtroppo dobbiamo sapere che qualunque parola postata su internet è difficilissima da cancellare. Pregevole il lavoro della senatrice Ferrara.  Ma i tempi sono troppo lunghi, sia dal punto di vista dell’iter legislativo che di quello legale, rispetto a un ambito che per sua natura cambia in continuazione:  la realtà del web è l’istante.  Alcuni consigli:  accettate l’amicizia virtuale solo chi conoscete. E’ possibile limitare in parte la diffusione di alcuni messaggi ma questi meccanismi di filtro sulla privacy sono facilmente eludibili.”  E prosegue:  “La ragnatela è ovunque. Ma attenzione: oggetti come il cellulare ci offrono una chance di tecnologia inconcepibile fino a qualche anno fa.  Questo ha pro e contro. I miei assistiti si sentono molto più tutelati con questa facilità di comunicazione. E non avrei l’opportunità di contattare musicisti importanti di ogni generazione a livello mondiale senza uno strumento come facebook. Il problema non sono gli strumenti ma i ragazzi soli e i genitori che non pensano che un controllo sia necessario”.

Prosegue la responsabile del progetto “Per Tommaso”, la Dott.ssa Laurita Tanzi dell’Asl, che indica nell’educazione dei pari l’unica soluzione possibile e quindi coinvolgere i giovani nell’educazione all’utilizzo di questi strumenti.  La peer education o “educazione tra pari”, è un metodo particolarmente utilizzato nell’ambito della promozione della salute e più in generale nella prevenzione dei comportamenti a rischio con l’obiettivo di  potenziare nei pari le conoscenze, gli atteggiamenti, le competenze che consentono di compiere delle scelte responsabili e maggiormente consapevoli, a sviluppare quindi un pensiero critico sui comportamenti.

In sala anche un rappresentante della Polizia Postale, partecipe attivo all’interno del progetto “Per Tommaso”.  Questo ente ha come principale sforzo operativo, attraverso un continuo adeguamento della propria risposta alle nuove frontiere tecnologiche della delinquenza, la prevenzione e il contrasto della criminalità informatica a garanzia dei valori costituzionali della segretezza della corrispondenza e della libertà di ogni forma di comunicazione.  La rapida diffusione dell’uso di Internet ha messo in evidenza i punti di debolezza della rete stessa, in particolar modo con riferimento alla sicurezza informatica.

Secondo gli studi pubblicati da questo ente, il cyber bullo ha un profilo ben determinato: “un’età compresa tra i 10 e i 16 anni, un’immagine di bravi studenti, una competenza informatica superiore alla media, incapacità a valutare la gravità delle azioni compiute on-line: questo l’identikit del cyber bullo, che usa internet per realizzare quello che magari non riesce a vendicare nella vita reale, quello che non ha il coraggio di fare nel cortile della scuola.”

Alessio Marrari, comunicatore e blogger, ci suggerisce “la formazione sull’utilizzo dei linguaggi che utilizzano i nostri figli, alla stregua della formazione e approfondimento che abbiamo quando lavoriamo. Quando ognuno di noi deve affrontare un compito nuovo sul lavoro si prepara. Allo stesso modo ci si deve formare quando si tratta dei nostri figli: approfondire e conoscere. Ci sono alcuni strumenti utili: modalità per cancellare alcune informazioni, mediante utilizzo di strumenti per i webmaster messi a disposizione da google, bypassando l’iter legislativo (troppo lungo), alcuni modi per capire cosa postano i ragazzi sul web, andare a scoprire i gruppi social di tendenza e tenerli d’occhio.  Diversi sono i pericoli nella rete: minacce, molestie, persecuzioni, ingiurie.”

A conclusione indichiamo alcuni dati diffusi dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte a fine 2013, su una indagine condotta da Ipsos:  un adolescente su tre diffonde su Internet notizie false e offensive sui coetanei, uno su cinque ha ricevuto l’invito a far parte di un gruppo nato per prendere di mira qualcuno, il  14 per cento è stato vittima di un messaggio minaccioso o offensivo. Il 4 per cento degli intervistati, nella nostra regione, ha addirittura scoperto su Internet una propria immagine imbarazzante postata senza permesso mentre il 9 per cento dei ragazzi intervistati si è visto carpire una mail riservata o fatta leggere con fiducia, e ritrovata poi su un profilo pubblico.   Il dato più significativo riguarda i pericoli percepiti dai ragazzi: il 72 per cento dei giovanissimi riconosce oggi nel cyberbullismo la più grande minaccia da cui difendersi, peggiore della droga (55%), del rischio di subire una molestia da un adulto (44%), o della possibilità di contrarre una malattia sessualmente trasmessa (24%).

Dati impressionanti che ci fanno capire che il pericolo è molto grave, reale e diffuso.  La speranza è che i ragazzi capiscano che solo loro possono sottrarsi in tempo a questi pericoli.  E’ responsabilità degli adulti, educatori e non, a vigilare:  i nostri giovani devono essere aiutati ad aiutarsi.