PIER LOMBARDO – RESTAURATO

Condividi sulla tua pagina social

di Carlo Migliavacca

A - Busto P. Lombardo restaurato

A – Busto P. Lombardo restauratoA 

LUMELLOGNO (NO) – Dopo accurato restauro è ritornato nella Chiesa parrocchiale di Lumellogno il pregevole busto in cotto color bronzo di Pier Lombardo. L’opera è del noto scultore Giuseppe Argenti, realizzata nel 1884.

Pier Lombardo è nato a Lumellogno nel 1100 circa e studiò a Novara, Bologna e Reims per intraprendere la carriera ecclesiastica; in seguito si perfezionò a Parigi. Dedicatosi all’insegnamento, nel 1142 fu chiamato a collaborare al Concilio di Reims.

Scrisse commentari alle lettere di San Paolo ed ai Salmi, ma la sua pubblicazione più importante, per la quale venne chiamato “maestro delle Sentenze”, fu l’opera “Sententiarum liber IV”. Questa, composta tra il 1150 ed il 1152, divenne uno degli scritti fondamentali della cultura teologica e filosofica del medioevo, sino al rinascimento, e venne adottata nelle scuole come testo ufficiale di dogmatica.

Nel 1159 fu nominato vescovo di Parigi ove morì nel 1160; altre fonti indicano la morte nel 1164. Da Novara Sacra del vescovo Carlo Bascapè si legge che “Nell’anno 1164 ebbe sepoltura nel coro della chiesa di S. Marcello fuori le mura, ove egli l’aveva desiderato”.

Dante Alighieri lo ricorderà nella Divina Commedia con le seguenti parole:

l’Altro, ch’appresso adorna il nostro coro,

quel Pietro fu che con la poverella

offerse a santa chiesa suo tesoro.

(Paradiso, canto X, vv. 106-108)

Le scarne notizie hanno indotto molti studiosi a negare l’origine novarese di Pier Lombardo ma, comunque sia, i Lumellognesi non hanno mai nutrito dubbi in proposito, tanto che, già nel 1600, negli atti di due visite pastorali è riportato non solo che Lumellogno è la patria del grande teologo, ma anche che la famiglia Cardano si vantava di discendere dalla medesima stirpe.

In Novara il Pier Lombardo, certamente il più illustre personaggio che abbia avuto i natali nella nostra zona, è ricordato con la titolazione di una scuola Media statale, della via che porta alla Basilica di San Gaudenzio in cui un busto e una lapide ricordano il Maestro delle sentenze e la cui effigie, scolpita dal novarese Cassano, appare anche nei medaglioni sulla casa di fronte al Teatro Coccia, che rappresentano i novaresi illustri. In Lumellogno gli è stata dedicata la scuola Elementare, la via principale del paese e, nel 1930, su iniziativa del parroco Bozzini e del medico Giovanni Ferrari, gli stessi cittadini di Lumellogno decisero di erigere un monumento al loro più illustre concittadino raccogliendo i fondi necessari alla realizzazione. La scelta del luogo dove posizionare il monumento fu individuato in via alla Chiesa, considerata il centro del paese. L’incarico di realizzare il monumento venne dato al marmista Enrico Rosina il quale realizzò l’opera al costo di 850 lire e fu inaugurato nell’estate del 1931 – anno IX dell’Era Fascista.

Sulla colonna centrale che supporta la statua, i nostri concittadini fecero incidere questa frase:

A

PIETRO LOMBARDO

MAESTRO

DELLE SENTENZE

ONOR DI QUESTA

TERRA

MCLXIV-MCMXXXI

A IX E F

Sui quattro lati della vasca che circonda il monumento vi è scolpita la frase di Dante Alighieri che ricorda Pier Lombardo:

QUEL PIETRO FU

CHE CON LA POVERELLA

OFFERSE A SANTA CHIESA

IL SUO TESORO DANTE  P.SO X

Sulla casa dove, secondo la tradizione, egli nacque, situata alle spalle della chiesa parrocchiale, su iniziativa dell’Avv. Cav. Carlo Negroni che era proprietario di terre nel paese, nel 1883 fu posta una grande lapide marmorea con la scritta:

LA TRADIZIONE ACCERTA

CHE NEL COMINCIARE DEL SECOLO XII

QUI È NATO

IL MAESTRO DELLE SENTENZE

PIETRO LOMBARDO

LUME DELLA CRISTIANA TEOLOGIA

————

CARLO NEGRONI

GIÀ SINDACO DEL COMUNE

POSE QUESTO RICORDO

NEL MDCCCLXXXIII

Note da“Novara Sacra”

Pietro Lombardo luminare della Teologia fu fra i Novaresi quello che ebbe più estesa fama. Nacque da nobili ma poveri genitori novaresi a Lumellogno, luogo che alcuni pretesero essersi così nominato da lui come Lumen omnium, il che però vien contraddetto dal dottissimo Guido Ferrari, e da antiche carte, che dimostrano come già assai prima di lui esistesse Lumellogno, detto Nomennonio.

Dicesi che il suo ingegno si sviluppasse tardi. Però dopo d’aver cominciato a studiare a Novara poveramente sostenuto dalla madre e dai condiscepoli, indi a Bologna, ebbe poi desìo di andare a studiare alla Università di Parigi allora celebre per la teologia, e riuscì ad andarvi mediante la protezione di un Vescovo di Lucca, ad istanza del quale il gran S. Bernardo Abate di Chiaravalle lo inviò, ivi raccomandatolo ad un Abate di S. Vittore, con una bella lettera che si vede nelle sue opere, riportata anche dallo stesso P. Guido Ferrari. In Parigi, ben presto spiegando i suoi sommi talenti, si meritò grande stima, e fu fatto precettore di Filippo figlio di Ludovico VII e fratello del Re Ludovico VIII.

Questo Filippo fu Arcidiacono della Chiesa di Parigi, ed essendo poi nominato a quel Vescovado vi si rifiutò, e vi fece nominare il suo maestro Pier Lombardo, che entrò in quella carica l’anno 1159.

Scrivesi che allora i suoi terrazzani di Lumellogno mandarono a Parigi una Deputazione a rendergli onore, seco loro conducendo la di lui vecchia madre, quale a lui vollero presentare signorilmente vestita. Pietro vedendola disse: – Chi è questa signora? Io so di essere figlio di una poveretta. Questa donna io non la conosco – Partitasene così, e poi ritornata in poveri arnesi, Pietro vedendola discese dalla cattedra ed affettuosamente abbracciolla.

Questa pietosa scena è maestrevolmente espressa in un grande quadro del distinto pittore novarese vivente signor Andrea Miglio, dal Municipio di Novara fatto onorevolmente collocare nella Biblioteca civica.

Che egli fosse fatto Vescovo di Parigi nell’anno 1159 (e non nel 1160 come dice l’A.) lo prova una sua lettera o diploma ai Canonici di S. Vittore, riportata nella Storia della Chiesa di Parigi di Gerardo Dubois, che comincia: Magister Petrus Dei Gratia Parisiensis Ecclesiae humilis minister, colla data 1159, Episcopatus anno I.

Morì nel susseguente anno 1160, non nel 1164, ?? meno nel 1187, come asserisce il Ploto, ed a lui successe Maurizio. Ne sono prova tre atti dello stesso Maurizio, uno colla data 1169 Episcopatus vero nostri anno nono; un altro del 1170 Episcopatus nostri anno decimo, ed uno del 1187 Anno Episcopatus nostri vigesimo septimo.

La sua morte fu registrata al 1160 così: Hoc anno Petrus Lombardus Episcopus Parisiensis obiit et ei successit Mauritius (In questo anno il Vescovo di Parigi Pietro Lombardo morì e gli successe Maurizio).

Non errò però il Bascapè dicendo che nel 1164 ebbe la tomba, poiché appunto nel 1164 gli fu apposta l’inscrizione dicente:

«Hic iacet Magister Petru Lombardus Parisiensis Episcopus, qui composuit librum “Sententiarum, glossas psalmorum et epistolorum”, cuius obitus est XÍÍÍ Kal. Augusti» (20 luglio che corrisponde al 13° giorno delle calende di Augusto); cioè:

«Qui giace il maestro Pietro Lombardo Vescovo di Parigi, che compose il “Libro delle Sentenze, le glosse dei salmi ed epistole”, il cui decesso è alli 20 luglio».

Il suo Libro delle Sentenze ebbe 140 e più commentatori, fra i quali i grandi Dottori della Chiesa S. Tomaso d’Aquino e S. Bonaventura.

Nel Museo Novarese vedonsi registrate le sue Opere in numero di 22.

Un’antica celebratissima dipintura del celebre Memmi nella rinomata cappella detta degli Spagnuoli in S. Maria Novella di Firenze lo rappresenta fra le più grandi illustrazioni dell’umanità, come Aristotile, Dante, Platone, Cicerone, S. Tommaso, S. Domenico, ecc. .

Presso l’archivio del Duomo di Novara vedesi una grande dipintura che lo rappresenta docente in cattedra come maestro con Graziano (l’autore dei Decretali) ed altre celebrità medioevali.

In Lumellogno vedesi nella chiesa un suo antico busto, e nella piazza un’iscrizione, or quasi obliterata, che riporta anche il suo famoso dittico sulla Verginità di Maria Santissima:

Sol penetrat vitrum, non frangitur, nec temeratur;

Sic Virgo peperit, nec violata fuit.

 

Il Sole penetra il vetro, non si infrange, né si guasta;

Così la Vergine partorì, e non fu violata.

(Di questa scritta oggi non c’è più traccia)