Politiche Di Sostegno Alle Famiglie

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Politiche di sostegno alle famiglie

Politiche di sostegno alle famiglie

di Annalisa Cerruti

Il confronto a livello europeo della spesa per trasferimenti familiari sostenuta annualmente dai singoli Stati Membri nel decennio 1997-2007, evidenzia come l’Italia, a fronte di una spesa complessiva di 146 miliardi di euro che la pone ai primi posti in Europa (dopo Germania, Francia e Regno Unito) risulti agli ultimissimi posti in termini si spesa pro capite per trasferimenti familiari, il cui valore medio nel decennio 1997-2007 è stato di 215 euro, con un tasso di crescita medio annuo del 4,6%. Persino il nuovo “prestito per i nuovi nati” – 5 mila euro da restituire in 5 anni, interessi agevolati (129,79 euro di tetto massimo a mese ma solo per le famiglie che hanno almeno 3 figli e un reddito inferiore ai 23,3 mila euro) – mostra le prime crepe. Conciliare famiglia e lavoro sembra quasi una chimera tra spese di gestione e burocrazia. In Gran Bretagna, per esempio, ogni nuovo nato potrà beneficiare di un conto bancario pari a 250 sterline e al quale potrà attingere una volta maggiorenne, cash, contanti senza vincoli di reddito familiare. L’esigenza di un cambiamento radicale nelle politiche economiche di sostegno alle famiglie italiane è ancora più improrogabile se si considera il fenomeno della povertà assoluta e relativa (fonte: Eurostat). Considerate le preoccupanti dimensioni del fenomeno, occorrerebbe promuovere a livello di amministrazione centrale e locale, politiche sociali ed economiche finalizzate a ridurre la diffusione della povertà infantile (in particolare nei Rapporti dedicati all’infanzia e all’adolescenza degli anni 2003, 2004 e 2008), in linea con quanto è avvenuto in Europa (basti pensare al Social Exclusion Program o alla designazione del 2010 come anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale) e in molti altri paesi europei. Nel comune di Novara le richieste di aiuto sono aumentate sensibilmente negli ultimi anni e sono quasi sempre di tipo economico. Le famiglie assistite dalla San Vincenzo sono cresciute di numero dall’inizio dell’anno; molte di esse hanno figli a carico. Alcune hanno bisogno di un vero accompagnamento nel percorso verso un miglioramento della propria situazione; la maggioranza si accontenta di venire a ritirare una o due volte al mese una borsa spesa con generi di prima necessità. Si tratta di un fenomeno serio, legato principalmente a due fattori. L’andamento del mercato immobiliare da un lato – con la bolla speculativa degli ultimi anni che ha portato costi e affitti alle stelle e la progressiva flessibilizzazione del mercato del lavoro dall’altro, ma con un alto prezzo sotto forma di insicurezza, che ha colpito soprattutto i più giovani. La disoccupazione è nel contempo un disagio materiale e psicologico perché impoverisce ed è vissuto da chi la subisce come un fallimento personale, una condanna individuale. Di lavoro precario in lavoro precario, si possono passare anni senza acquisire un’esperienza qualificata e spendibile per conquistarsi una professione migliore.  Per far ripartire le riforme del mercato del lavoro e per restituire dinamismo all’economia della nostra Provincia, occorrerebbe costruire un nuovo patto sociale improntato alla flessibilità, all’intraprendenza e all’innovazione. Il tutto supportato da politiche mirate che incoraggino lo sviluppo del territorio mediante il rilancio delle nostre industrie e la valorizzazione di un’autentica responsabilità sociale d’impresa, più rispettosa delle varie istanze provenienti dalla società civile per restituire speranza e ottimismo alla nostra Provincia e alla città di Novara. Magari prendendo esempio dal “quoziente Parma”, il quale altro non è che un modo di calcolare tasse e tariffe comunali sulla base di criteri diversi da quelli in vigore in gran parte dell’Italia: più gravoso è il peso che il nucleo familiare deve fronteggiare (numero di figli, presenza di anziani, disabili, cassintegrati) più aumenta, attraverso sconti e riduzioni, l’area delle detrazioni tributarie. Trascurare la famiglia nelle sue esigenze economiche significa sgretolare la società stessa, mentre mettere in atto politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia perché possa avere dei figli con sufficiente serenità significa guardare lontano.