RITORNA IL “ SESSANTOTTO ”: SARÀ UN “ QUARANTOTTO ”

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Carlo Migliavacca

Carlo Migliavacca

di Carlo Migliavacca

Sono trascorsi poco più di quarant’anni da quel particolare periodo che è stato il 1968 nel quale la carica di contestazione sembrava far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. Nel campo occidentale un vasto schieramento di studenti e operai prese posizione contro l’ideologia dell’allora nuova società dei consumi che proponeva il valore del denaro e del mercato, nel mondo capitalista, come punto centrale della vita sociale. Negli Stati Uniti la protesta giovanile si schierò contro la guerra del Vietnam, legandosi alla battaglia per i diritti civili; nel contempo alcune popolazioni del blocco orientale si sollevarono per denunciare la mancanza di libertà e l’invadenza della burocrazia di partito, gravissimo problema dell’URSS e dei Paesi legati ad essa. Anche in Francia e Germania la protesta assunse toni molto violenti e parve trasformarsi in rivolta contro lo Stato. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, dovuto al fatto che lo sviluppo economico (eravamo in pieno boom economico) non era accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi più basse. Già allora la classe politica era considerata una casta con tutti i suoi privilegi e l’imprenditoria rifiutava il dialogo sindacale ed il riconoscimento sociale dei lavoratori; nelle scuole gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori, della cultura ufficiale e del sistema scolastico classista e obsoleto. A me pare che la situazione attuale si avvicini di molto alla situazione generale di allora la quale diede poi vita alla contestazione ed alla ribellione giovanile in modi e forme anche violente; gli obiettivi erano la riorganizzazione della società sulla base del principio di uguaglianza, il rinnovamento della politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l’eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale, l’estirpazione della guerra come forma di relazione tra Stati. L’esplosione degli scioperi dei lavoratori che chiedevano il rinnovo dei contratti, aumenti salariali, diminuzione dell’orario di lavoro, pensioni, casa, salvaguardia della salute e servizi, si saldò con il movimento degli studenti che rivendicavano l’estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata, occupando le università e affrontando scontri violenti con la polizia; inizialmente il tutto venne sottovalutato dai politici, dagli industriali e anche dalla stampa. Merito del Sessantotto fu quello di mettere al centro dell’attenzione valori che fino a poco tempo prima erano stati interesse di pochi. Temi come il pacifismo, l’antirazzismo, il rifiuto del potere come forma di dominio di pochi privilegiati sulla popolazione, i diritti delle donne e l’interesse per l’ambiente, entrarono a far parte stabilmente del dibattito politico e socio-culturale del mondo intero. Il disastroso clima sociale e politico attuale potrebbe ricondurre, in forme e modi anche diversi, alla ripetizione di quel “sessantotto” ? Penso proprio di sì! Disoccupazione dilagante, tagli sconsiderati alla scuola pubblica, pensioni da fame, banditismo politico imperante, prezzi e tariffe senza freni, e chi più ne ha più ne metta, stanno portando all’esasperazione famiglie, pensionati, lavoratori, studenti, pubblico impiego, artigiani, commercianti e persino gli industriali; solo la classe politica se la ride e se la gode come nel sessantotto: casta era e casta è rimasta. In Grecia è da tempo in atto la ribellione sociale, così come in Francia, organizzata dalle forze sindacali; in Irlanda stanno iniziando e in Portogallo e Spagna pure. Anche in Inghilterra sta iniziando a montare la protesta contro i continui tagli alla spesa pubblica, ai licenziamenti e all’aumento sconsiderato dell’iscrizione all’università. E in Italia? La situazione è sotto gli occhi di tutti: ci sono segnali di forte ribellione che vanno dalla scuola al mondo del lavoro, per passare da Napoli e Palermo con i gravi problemi legati alla spazzatura; senza dimenticarci del disastro alluvioni in Veneto e del disastro terremoto a L’Aquila.  Qui da noi, però, c’è una differenza: i sindacati che viaggiano sparpagliati; da una parte la CGIL schierata con il mondo del lavoro, dall’altra CISL e UIL che se la filano con il governo il quale, più che pensare a risolvere i problemi dell’Italia, sembra sempre essere impegnato a risolvere le grane personali del premier tenendo in scacco un Paese intero. Qualora tutti questi focolai di protesta dovessero saldarsi c’è solo da immaginarsi  che cosa potrà succedere: sarà un bel “quarantotto”.