Rolando Bianchi Gela L'Entusiasmo Novarese

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Torino - Novara

Torino - Novara

Un derby che torna dopo 50 anni non ha bisogno di essere speciale per essere ricordato. Toro-Novara, invece, ha saputo trovare un motivo in più per rimanere impressa nella memoria. Mai vista una squadra capace di andare in tilt in modo così improvviso e stordente, dopo essersi trovata con due uomini in più in campo. Ieri, lo ha fatto il Toro. Senza danni, perché il bellissimo gol firmato dal ritrovato Bianchi già al 5′ s’è comunque rivelato sufficiente per incassare 3 punti d’oro. Ma quel che di sorprendente è successo nell’ultima mezz’ora offusca mica poco il tanto di buono che i granata avevano combinato fin lì. Espulso Ludi dopo 57′ (fallo da ultimo uomo sul guizzante Lazarevic), fuori al 74′ anche Porcari per doppio giallo (come minimo eccessiva il primo), il Novara che non voleva perdere il primato invece di sparire s’è scatenato. Facendo un figurone per personalità, carattere, forma fisica. Merito suo ma anche clamorosa mancanza del Toro. «Dobbiamo capire il perché», dice un perplesso Cairo. Lerda prova a spiegarglielo: «Questione di testa. Ci tenevamo troppo a sbloccarci in casa. Nel finale è subentrata un po’ di insicurezza, roba inconscia: non va bene. I primi 75′, però, me li tengo stretti». Noi, un po’ più severi, ci fermeremmo ai primi 57′. Fino a quando, cioè, s’è giocato in parità numerica. Poi, fatto salvo il raddoppio fallito da Bianchi in 11 contro 10, il Toro è stato uno strazio. Impossibile, in netta condizione di superiorità, concedere due clamorose palle-gol, una serie di corner e almeno due recriminazioni (fuorigioco inesistente sbandierato a Ventola e lieve contatto in area su Bertani). Impensabile, nei contropiede inevitabilmente avuti a disposizione con il Novara sbilanciatissimo, non chiudere il conto in anticipo. E invece, dopo Bianchi, anche D’Ambrosio e Sgrigna hanno ciccato il 2-0. E la matricola ha chiuso imprecando all’occasionissima sprecata da Ventola all’88’, ex dal cuore tenero, e poco prima alla zuccata a colpo sicuro di Marianini respinta d’istinto da Rubinho. Due brividi su palloni alti che il Toro si è inflitto con una discreta dose di autolesionismo perché al 71′ aveva sostituito Di Cesare con il piccoletto Rivalta. Il grave è che il lungo centrale, uscito in barella, in sostanza non aveva nulla ed era pronto a rientrare. «È stato un malinteso», confessa alla fine Lerda, che sul momento l’aveva presa malissimo. Il suo Toro double-face non convince ancora. Palesi difetti di personalità, riprese meno brillanti dei primi tempi. Intanto, però, il 2° successo di fila sistema classifica e morale. E invita a non dimenticare una prima ora consistente, molto propositiva, con sprazzi di qualità dei 4 che devono offendere. Proficuo l’innesto dal 1′ del ventenne Lazarevic, ala vera, con l’accentramento di Iunco: con Sgrigna più vicino, questi due in B possono scavare il solco. Esce a testa altissima, il Novara. Per una squadra abituata a lasciar fare la partita, beccare gol lontano da casa dopo 5′ è l’handicap peggiore. Superato col passare dei minuti, con organizzazione e applicazione. Da lode anche i commenti del dopo-partita sull’ondivago Baracani. Perdere 1-0 con due uomini in meno fa male, Tesser ha ammesso un po’ di tensione nello spogliatoio ma s’è limitato a definire «un po’ affrettata» la prima espulsione. Complimenti. Bella anche la cornice di pubblico. L’esodo novarese ha fatto impennare i paganti. Ma gli abbonati granata (5257) costituiscono il record negativo degli ultimi 40 anni. La protesta contro Cairo resiste, testimoniata dal crescente numero di sciarpe giallonere (i primi colori del Toro) nelle curve.

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