SAP: una norma pericolosa per la sicurezza; stalkers, rapinatori, evasi: in libertà

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logoIl sistema giuridico italiano, è inutile negarlo, è spesso poco comprensibile per il cittadino. Il Sindacato Autonomo di Polizia ritiene però che tutti dovrebbero avere il diritto di comprendere appieno cosa decidono il Governo e il Parlamento negli atti normativi, e come le loro decisioni
influiscono sulla vita quotidiana. Non può quindi esimersi dall’intento, attuato attraverso gli organi di stampa, di pubblicizzare un provvedimento normativo di eccezionale pericolosità. L’art. 8 del Decreto Legge n. 92, emanato lo scorso 26 giugno dal Governo, prevede infatti il divieto per il Giudice di applicare la custodia cautelare in carcere, qualora ritenga che la pena definitiva non sia superiore a tre anni di reclusione. Lo scopo è chiaramente quello di ridurre il sovraffollamento delle carceri, una delle tante piaghe ignorate dalle istituzioni italiane, e sanate
ciclicamente con provvedimenti di clemenza arbitrari e discriminatori. Ma la nuova norma, l’articolo 8, rischia purtroppo di avere effetti a cascata di enorme gravità, dei quali la comunità giuridica si è trasversalmente già resa conto. Il limite di tre anni di reclusione infatti, per chi conosce la realtà giudiziaria, comprende reati di notevole gravità: spaccio di stupefacenti non lieve, sfruttamento della prostituzione, rapine, truffe e furti ai danni delle fasce deboli e in abitazione, corruzione e perfino associazione per delinquere. Ma non è finita. Lo scopo della custodia cautelare è quello di impedire, prima della fine del processo, che l’accusato compia altri reati, si dia alla fuga o inquini le prove. Ma con l’introduzione di un vero e proprio divieto di applicazione per il Giudice, chi sarà colpito da obbligo di dimora o arresti domiciliari potrà violare le restrizione quante volte vuole, e come vuole, senza il timore di finire in prigione. Assisteremo all’ennesimo teatrino all’italiana di ladri che evadono dagli arresti domiciliari per rubare tre, quattro, cinque volte, senza che la Polizia possa fare nulla se non arrestarli per poi rimetterli all’infinito nelle loro case, pronti a una nuova evasione. Stalkers che, sicuri di non finire in prigione fino alla fine del processo e poi neppure dopo, continueranno a tormentare con crudeltà le loro vittime1. E la Polizia cosa dovrebbe rispondere alle persone bisognose d’aiuto? Non di certo l’odiosa litania: “non si può fare niente”. Il sovraffollamento delle carceri è sicuramente un problema reale, attuale e che richiede soluzione. Ma la sicurezza dei cittadini non può essere sacrificata in maniera cieca e indiscriminata, senza permettere che il Giudice possa valutare la pericolosità degli indagati e, se necessario, tutelare le vittime e la collettività intera. La speranza del SAP è che nel mese di agosto, quando il Parlamento sarà chiamato a convertire in Legge il Decreto, saprà valutare correttamente le conseguenze giuridiche di una norma come l’art. 8. Il SAP, come sempre, crede che l’informazione sui temi della sicurezza sia fondamentale per l’esercizio da parte dei cittadini dei poteri democratici di questa
Repubblica.