SARAH ULTIMO SALUTO

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Sarah Scazzi

Sarah Scazzi

Surreale, ma nello stesso tempo composto e rassegnato: e’ il clima che si e’ respirato per due ore in un pomeriggio assolato nello stadio di Avetrana, dove migliaia di occhi guardavano per l’ultima volta quella bara bianca in cui c’erano i resti di Sara Scazzi. Qualche scossone lo ha dato il parroco, don Dario, nell’omelia. ”A te Signore solo la giustizia – ha detto – a noi la vergogna sul volto”. Quella vergogna che forse intimamente la gente di Avetrana, pur senza colpe, ha sentito di provare per non essere riuscita a ‘salvare’ Sara dal bruto di turno, tanto da dare sfogo in uno striscione appeso vicino casa della quindicenne che recita ‘Pena di morte per lo ‘zio’ animale’. ”Tanti angeli in cielo, troppe bestie sulla terra” ha ricordato un gruppo di bimbi delle elementari leggendo poche righe sul palco trasformato in altare. E a dare conforto alla gente forse non sono bastate le parole del sindaco (”Sara era ed e’ diventata la figlia di tutti noi”), della rappresentante pugliese dell’associazione Penelope che si occupa delle famiglie di scomparsi, di Francesca e Maria, compagne di scuola di Sara (”Non si puo’ morire in un modo cosi’ brutale e disgustoso”). E nemmeno quelle di due ragazzi di Novara che hanno seguito la vicenda di Sara pur non avendo mai conosciuta la quindicenne, ne’ l’amarezza del fratello Claudio (”Immaginavo per te, Sara, un futuro piu’ bello insieme alle persone che ti volevano bene”). Un saluto, l’ultimo del suo paese a Sara, con rito funebre cattolico di sola liturgia della parola, per rispettare anche la volonta’ dei familiari, testimoni di Geova. In prima fila papa’ Giacomo si e’ spesso asciugato lacrime disperate; al suo fianco Claudio, fratello di Sara, ha tenuto stretto per tutta la cerimonia un pelouche bianco a cui la sorella teneva tanto. Mamma Concetta e’ arrivata, scortata, quando stava per prendere la parola il sindaco. Si e’ seduta, ha ascoltato con volto impietrito le parole pronunciate dal palco, e si e’ allontanata, sempre scortata, dopo una decina di minuti, attendendo il feretro al cimitero. Non c’era nessuno dei familiari dello zio omicida, Michele Misseri, perchè – hanno spiegato Sabrina e Valentina, le cugine di Sara – temevano la reazione di qualche esaltato. I messaggi di speranza, suggellati dal volo di colombi e palloncini bianchi a rito concluso, sono arrivati sempre dal palco. ”Non e’ vero che i giovani sono vuoti, sono solo fragili” ha ammonito don Dario, ricordando anche che Sara, che non aveva mai ricevuto i sacramenti, aveva ”piu’ volte mostrato desiderio di conoscere il Signore”. E ancora, proprio ai giovani: ”Non abbiate paura di raccontare le vostre difficolta’, le vostre paure a chi vi ama veramente e vi puo’ indicare una strada sicura. Non chiudetevi nella vostra solitudine che puo’ diventare angoscia”. Ad ascoltare in prima fila quelle parole, col volto innocente che ricordava Sara quando era piccola, c’era un gruppo di alunni della scuola media Morleo di Avetrana che la quindicenne aveva frequentato. ”In un secondo – le hanno scritto – il tuo sorriso si e’ spento e in un attimo la tua vita e’ volata via”. Il feretro ricolmo di fiori bianchi e’ arrivato al cimitero al calar del sole. ”Tra poche ore – aveva ricordato don Dario dal palco – il cielo diventera’ scuro, ma siamo certi che brillera’ una nuova stella di nome Sara”. Lei, col suo sorriso diventato ormai un ricordo, sara’ seppellita domattina nella nuda terra, accanto alla tomba di un neonato. Quella terra che lei adorava tanto sognando un futuro radioso e dove invece ha trovato qualcuno, di cui si fidava, che le ha strappato la vita.