Simona Melchionda: l'omicida in carcere "il pianto del coccodrillo"

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dal Corriere di Novara

E’ in carcere ad Alba, divide la cella con un altro detenuto, la settimana scorsa ha avuto un lungo colloquio con i suoi legali, che lo hanno trovato «depresso», e continua a ripetere che gli «dispiace», gli «dispiace tanto… non riesce a spiegarsi – dice l’avvocato Tomaso Pisapia – come sia potuto arrivare a commettere un simile gesto». Luca Sainaghi, 28enne carabiniere già in servizio alla Stazione di Oleggio, originario di Valenza, residente con la compagna Ilaria a Lisanza, sul lago Maggiore, reo confesso dell’omicidio di Simona Melchionda, si è dunque pentito di quel tragico colpo sparato con la sua pistola d’ordinanza nella notte fra domenica 6 e lunedì 7 giugno, per sua stessa ammissione «non partito accidentalmente»? L’avvocato Pisapia, che lo difende insieme alla collega Alessandra Invernizzi, non usa il termine “pentimento”, ma il senso è quello quando riferisce che Luca, in quella cella di Alba, «si è reso conto, ha capito di aver rovinato tre famiglie», che «gli dispiace», che «non voleva uccidere Simona». Ma Luca ha comunicato – tramite magari i suoi familiari – questo suo stato d’animo, questa sua depressione conseguente al fatto di essersi pienamente reso conto di un gesto così atroce, ai genitori di Simona? Sono passaggi delicati, e sappiamo che contatti fra i rispettivi legali ci sono stati, ma… «Ma a oggi – dice Leonardo Melchionda, il papà di Simona – nessuno della famiglia Sainaghi si è fatto sentire. E questo ci provoca ancora più amarezza».