Social network, dipendenza? Patologia?

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di Alessio Marrari

Occorre lasciare a medici e terapisti eventuali formulazioni diagnostiche nel merito delle nuove patologie psichiche legate all’utilizzo dei social network, ma non bisogna essere degli esperti per accorgersi che qualcosa sia cambiato nel modus operandi collettivo

 e non da poco tempo. In ognidove si è sempre pronti a postare una foto, creare una storia, a geolocalizzarsi, affrontare discussioni via chat, scrivere un post, alienandosi dalle fondamenta reali della comunicazione, ovvero riuscire ed essere capaci ad interloquire di persona, passando magari a suonare il campanello di un amico ed uscire a fare quattro passi alla vecchia maniera, senza smartphone in mano o riportando sui social ogni momento della propria giornata. Qualche anno fa erano proprio i giovani a “cambiare i tempi” ma, ad oggi, la proporzione è di uno ad uno, se consideriamo le fasce di età. Vi è mai capitato di sedervi presso un ristorante o un bar e notare i commensali dei tavoli vicini tutti con il telefono in mano? Adulti e ragazzi nella stessa proporzione. Un tempo si chiacchierava nei cortili, da finestra a finestra,  nelle piazze, nei pub, nei bar, all’interno dei ristoranti e qualsivoglia situazione coinvolgente in modo personale e reale mentre oggi? “Hai visto che ha postato su fb?” scrive qualcuno all’amico/a, riferendosi ad una terza persona. Se si cerca di analizzare tali comportamenti occorre fare alcune considerazioni sui principali sintomi diffusi, come per esempio essere incapaci di spegnere il proprio telefono per essere sempre on-line e controllare notifiche di interazioni o messaggi e questo accade principalmente prima di andare a dormire o appena svegli la mattina generando a parecchie persone disturbi del sonno. E cosa accade quando i social vanno in “down” per qualche ora, quando c’è assenza di campo o scade l’offerta sul proprio smart-phone e ci si trova senza potersi connettere? Si genera nella mente dell’individuo uno status di “assenza di supervisione” che conduce ad un pensiero fisso volto ad ansia e mancanza di serenità.

Telefono e guida della propria autovettura.

La prima cosa da fare è utilizzare Bluetooth e comandi vocali quando si guida! Esistono gli assistenti “Siri” per i dispositivi Apple ed “Ok Google” per quelli Android. Messaggiare è un errore che spesso diviene motivo predominante di sinistri che causano danni a cose e persone, talvolta anche la morte. Se proprio non se ne può fare a meno, i suddetti assistenti permettono di inviare messaggi con il solo utilizzo del supporto vocale. Come video sotto.

Geolocalizzazione

Risulta carino sedersi al tavolo di un ristorante, fotografare una pietanza, per i più golosi e pubblicarla sul proprio account social, partecipare ad un concerto e geolocalizzarsi in un punto preciso ma, l’abuso di tale opzione, è lesivo per la propria privacy, oltre che potenzialmente pericoloso. Pensate solo di mostrare a tutti il luogo scelto per una vacanza, mentre a casa vostra i ladri agiscono tranquilli ed indisturbati, sapendovi felici chissà un quale meravigliosa spiaggia caraibica. E’ proprio necessario farlo sempre ed in ogni momento?

Vita reale, vita virtuale ed umore

Quante volte battibeccare su un argomento, confrontare le proprie idee con uno o più interlocutori manifesta sbalzi di umore, irritazione dovuta al contraddittorio? Ci può stare benissimo se si tiene alla propria tesi o se gli animi si infervorano civilmente. Ma cambiare il proprio umore per aver ricevuto pochi like, dopo aver letto commenti offensivi? Sentirsi insofferenti a seguito di eccessiva consultazione di profili ed home page? E perchè no, mostrarsi felici per aver ricevuto un numero smisurato di like e di commenti positivi? Tutto questo non deve assolutamente farci perdere il contatto con il “pianeta terra”, non bisogna mai dimenticare che il mondo virtuale è legato ad una connessione che, se spenta, non deve nella maniera più assoluta far dimenticare che la vita è sempre esistita senza tali supporti tecnologici, questi ultimi un ottimo servizio quando non dominano la nostra mente rendendola schiava delle conseguenti dinamiche che ne scaturiscono.

A tavola senza smart-phone

Il momento più importante dell’aggregazione familiare è rappresentato dall’unione durante i pasti principali, colazione, pranzo e cena. Uniche situazioni della giornata che servono a stabilire un dialogo tra giovani ed adulti o adulti stessi. L’utilizzo dei dispositivi a tavola è tipicamente una patologia che distanzia gli stessi affetti più importanti, come marito e moglie o compagna che sia e tra genitori e figli. L’unico modo per capire cosa sia la vera aggregazione familiare è ascoltare o cercare di intravedere potenziali segnali di aiuto che arrivano dai più giovani e tutto questo è davvero molto più importante di una notifica o del suono di un messaggio.

Utilizzo del telefono nella vita collettiva.

Il concetto di educazione non è mai soggetto a vie di mezzo: o ci si mostra persone educate oppure si è dei maleducati o ineducati. Quante volte vi trovate in situazione di collettivo dialogo e la persona che sta interloquendo, in un istante, risponde ad una telefonata o impugna il proprio smart-phone per controllare notifiche o messaggi? Tale comportamento, tipicamente diffuso, rende le persone sempre più incapaci di ricordare o capire che qualsiasi comunicazione non deve prescindere ad una mancanza di rispetto nei confronti di chi è presente. I rapporti umani, professionali, amicali, di circostanza che siano, rischiano di venire meno se, all’interno degli stessi, prevale un senso di importanza alle comunicazioni indirette, come telefonate, messaggi e notifiche, senza contare la caduta di stile dopo essere considerati cafoni belli e buoni.

Infine è bene ricordare che influenzare il proprio umore a causa dei social tutti, esporsi sempre ed in ogni caso mediante commenti e post (quando ogni tanto sarebbe ottima abitudine saper leggere coloro i quali cercano di sdoganare contenuti interessanti, senza interagire, utilizzando tali mezzi per riflettere ed accrescere il proprio bagaglio culturale/educativo), eccedere in generale e disabituarsi all’utilizzo della lingua italiana perlomeno di base, abitua i “naviganti” a distorsioni reali che divengono abitudine nel tempo. Abitudini sbagliate nemiche della buona educazione.